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464. Brunello Cucinelli

4 minuti 724 parole

Imprenditore filosofo, celebre in tutto il mondo per il suo capitalismo umanista, auspica la dignità come bene primario dell’uomo. Intervista a Brunello Cucinelli, stilista, imprenditore, fondatore dell’omonima azienda. Entra in contatto con Brunello Cucinelli

Parole: 700 | Tempo di Lettura: 4 minuti

BRUNELLO CUCCINELLI

A fine marzo al Teatro Olimpico di Vicenza si è svolto l’incontro “Futuro Italiano”, facente parte del programma di Festival Città Impresa. Gli ospiti, moderati da Luca Vignaga, sono stati Stefano Micelli (autore di Futuro artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani) e Brunello Cucinelli, il quale ammaliato dalla bellezza straordinaria del Teatro, per lui il più bello del mondo, dichiara di amare profondamente Andrea Palladio: «il maestro d’architettura della mia vita».

A fine serata ho scambiato qualche battuta con Cucinelli, il quale durante il dibattito ha espresso la sua visione a proposito del mondo del lavoro parlando dei principi su cui ha basato la sua azienda, soprattutto dell’importanza della dignità sul posto di lavoro.

È stato definito in molti modi, da re del cashmere a imprenditore filosofo. In Italia e nel mondo è famoso per l’omonimo brand di abbigliamento di lusso, per la produzione di maglieria pregiata in cashmere (che avviene nel borgo medioevale di Solomeo), oltre che per la sua idea umanista di azienda. Perché Cucinelli ha sempre avuto un sogno: «quello di rendere il lavoro dignitoso, dato che la dignità viene anche prima del pane».

Se per molti imprenditori la crisi è vista come un evento tragico, per lui è un momento fondamentale, proprio perché «oggi si sta ripensando al concetto di crescita, di lavoro, con la possibilità di mettere al centro la dignità umana». Quindi un’altra idea di economia è possibile. «Dopo 30 anni di crisi spirituale, etica e morale – non so se sia economica -, siamo ritornati a investire negli ideali, e anche la terra, il territorio, ha un suo valore, la rinascita parte anche da lì. Le imprese devono avere rispetto del territorio».

Che cosa è cambiato rispetto a 30 anni fa?
«Oggi tutti conosciamo tutto, per essere credibili bisogna per forza di cose essere veri, ecco la differenza, ecco dove sta la modernità. Poi siamo i primi ad aver intrapreso questo cambiamento: cioè ridisegnare la mappa mondiale del lavoro».

Amante della classicità, Cucinelli parla anche del valore dell’impresa manifatturiera italiana e del ridimensionamento della logica del profitto: «Noi italiani abbiamo per natura un tasso di genialità che deriva dalla classicità e ogni essere umano è geniale, perché possiede una certa quantità di genio. E noi siamo per natura artigiani mondiali. Siamo secondi solo alla Germania. I nostri prodotti contengono genialità, mostrano l’attenzione che mettiamo nel lavoro e devono rappresentare la nostra maniera di vivere. Noi siamo manifatturieri di cose speciali. Ma dobbiamo tornare a dare una sana dignità al profitto. Perché bisogna fare un profitto esagerato? Perciò torniamo all’origine, all’umanità. Dobbiamo curare i posti di lavoro: torniamo a investire nei mestieri, anche se non è facile farlo, partendo dall’idea di investire sulle persone».

A proposito del rapporto tra imprese e istituzioni afferma: «Io cerco di avere un bel rapporto con le istituzioni proprio perché io voglio vivere e lavorare nella mia Italia. Voglio rispettare le leggi che il mio governo mi dà, che a volte possono piacermi di più, a volte meno… ma questo è ciò che il mio grande maestro mi ha insegnato».

Chi è il suo maestro?
«Socrate, il quale nella sua grande Repubblica, diceva: “Cerca di vivere e rispettare il tuo governo”. Quindi io non sono angosciato o preoccupato se mi governa qualcuno o mi governa qualcun altro. Ho avuto la fortuna nella mia vita di non essere mai governato, io non ho vissuto la tirannia. Cosa che invece hanno vissuto i nostri avi».

Che cosa consiglierebbe ai giovani imprenditori?
«Il problema è sempre lo stesso, io voglio dire questo: quando andavo a scuola, una volta usciti dopo il diploma, 76 facevano gli operai e 24 erano impiegati o imprenditori. Quindi non è che tutti debbano per forza fare impresa. Un consiglio è quello di essere speciali e creativi, ma non è facile. È un po’ più facile dirlo che esserlo, no? Però un consiglio su tutti è quello di mettere il target molto basso».

È un consiglio desueto, perché?
«Perché l’idea dev’essere facile da realizzare. Spesso l’essere umano mette un target abbastanza alto, lo raggiunge con difficoltà e a volte si disamora, si demoralizza. Invece se il target è bassissimo puoi raggiungerlo sicuramente».

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Designer Brunello Cucinelli in Norcia

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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