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465. Mario Costa / Custodi di Successo

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Se vuoi far crescere la tua start-up, cerca un angelo. Intervista a Mario Costa, fondatore di Custodi di Successo. Entra in contatto con Mario Costa

Parole: 825 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Professione business angel, ovvero investitore in start-up. Per Mario Costa, fondatore dell’Associazione Custodi di Successo, è un settore di investimento molto interessante e risponde ad una reale esigenza di business, quindi è un’ipotesi molto concreta che avrà, come merita, una buona crescita.

Cos’è esattamente un business angel?
Un business angel è un investitore informale, che prende il ruolo di mentore di un nuovo imprenditore, facendo crescere il suo business, mettendo a disposizione capitale ed esperienza. È una forma di investimento e, come altre, è rischiosa ma altrettanto redditizia, sia dal punto di vista economico sia in termini di soddisfazione. In Europa non abbiamo ancora i dati di quanto frutti questo tipo di investimento, perché è ancora troppo recente.

Fare il business angel è un lavoro?
Negli USA lo è, a pieno titolo. Da noi, nella “vecchia” Europa, è una formula relativamente nuova, che sta prendendo piede e sarà di certo una soluzione da valutare in un prossimo futuro. Soluzione sia per le start-up che trovano una figura di riferimento, che porta nel progetto le competenze di business, sia per gli investitori che cercano un ambito stimolante e fruttuoso per far rendere i loro capitali.

Come hai iniziato?
Da un primo caso (un amico che cercava finanziamenti per una sua impresa), ho trovato molte altre persone con competenze nel mondo degli investimenti, interessate alle start-up. All’inizio, incredibilmente, era difficile trovare dei business da finanziare. Ora ci cercano con il ritmo di almeno una al giorno.

Come funziona Custodi di Successo?
Siamo un’associazione che è nata da sette amici nel 2012. Siamo ancora un gruppo di professionisti, imprenditori e manager, che si trova con un obiettivo comune, ovvero realizzare investimenti. Vogliamo che “CdS” mantenga questa sua finalità di finanziare start-up, senza trasformarsi in altro, come ad esempio in una società di consulenza. Dal 2012 non ho mai smesso di cercare start-up interessanti e ne ho trovate sempre di più. L’associazione è cresciuta, in questi anni, abbiamo dato il via ad altri gruppi simili, in diverse province di Italia, cui è piaciuta la nostra idea dei Custodi di Successo. Siamo tutti connessi su una piattaforma web dove condividiamo le richieste delle start-up, che si rendono così visibili ai potenziali investitori, dando vita ad una forma di crowd-funding gestito da professionisti. Per ogni start-up assegniamo un Custode, che ne seguirà l’intero processo mettendo a disposizione le sue competenze. La scelta di finanziare un progetto resta sempre individuale ed indipendente. Ad oggi sono state finanziate 17 start-up, prevalentemente nel Nord Italia, creando circa 65 posti di lavoro e investendo complessivamente un milione e seicentomila euro. Le associazioni del nostro network sono diventate otto, di cui quattro hanno aperto negli ultimi mesi, e contiamo oltre 135 associati. Entro la fine dell’anno si formeranno almeno altri tre gruppi.

Come scegli una start-up da finanziare?
Ho già investito in sette start-up e questa esperienza mi permette di dire che i fattori da valutare sono essenzialmente tre. In ordine di importanza: il team, l’ampiezza del mercato e l’idea. La prima cosa da considerare, per fare un investimento oculato, è se la start-up presenta un team preparato, affiatato e dedicato al 100% al progetto. Per almeno due anni lo start-upper deve poter restare concentrato sul suo business e il finanziatore serve anche a permettere che questo accada. Poi segue il business plan, che definisce il target, l’ampiezza del mercato, con i pro e i contro di ogni contesto. L’idea, in realtà, vale meno del 10%. Naturalmente è il punto di partenza, ma ciò che è cruciale è la capacità dell’impresa di realizzare l’idea. In termini tecnici, l’execution vale il 90%. La start-up può essere innovativa come anche mettere in atto qualcosa che esiste già. Se un’idea ha già un suo mercato, di fatto è più gestibile. La legge italiana parla di “Start-up innovative”, e questo genera una certa ambiguità. Dobbiamo tenere presente che l’innovazione può essere di prodotto ma anche di processo.

Quali sono i risultati migliori dell’opera dei CdS?
Oltre agli investimenti proficui, legati al successo di nuove imprese, accade spesso che ci siano start-up che reinvestono in altre start-up: questo significa che abbiamo creato un ecosistema di positività, un contesto virtuoso dove far crescere i business. Il miglior exit per un business angel è rivendere le sue quote societarie allo stesso imprenditore che ha finanziato. Le start-up in Italia sono di ottimo livello, ma ancora non è nella mentalità corrente la possibilità di scegliere questo tipo di investimento.

Qual è il prossimo futuro di CdS?
Ora stiamo raccogliendo le nostre best practice in una sorta di codice etico, che si concentra per lo più sull’atteggiamento e sul concetto stesso di business angel. Vorrei vedere dei Custodi di Successo in ogni provincia italiana. È molto importante restare a livello locale perché è in quella dimensione che possiamo dare un grande valore, mettendo in relazione i diversi attori del tessuto economico: imprenditori, università, investitori.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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