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467. Riccardo Schiavotto / Lanieri

7 minuti 1236 parole

La nuova vita del sarto, tra body scanner e e-commerce. Intervista a Riccardo Schiavotto, co-fondatore di Lanieri. Entra in contatto con Riccardo

Parole: 1190 | Tempo di Lettura: 6 minuti

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Da un Master in Alta Formazione al Management nasce Lanieri, azienda che porta nel mondo dell’e-commerce il lusso di un tradizionale abito da uomo su misura. La formula Lanieri combina la cultura sartoriale italiana con la tecnologia, per creare così una singolare esperienza di servizio al consumatore.

Parlami dell’azienda. Com’è nata Lanieri?
È partito tutto nel 2012. Stavamo seguendo un master presso la sede italiana del Collège des Ingénieurs di Parigi, nota come Scuola di Alta Formazione al Management, e abbiamo deciso di creare una startup a scopo didattico. Mi è venuta l’idea di realizzare abiti su misura online e qui ho coinvolto quelli che sarebbero diventati poi i miei soci. In un anno di studio abbiamo sviluppato la nostra idea, redatto il business plan e affinato via via il nostro progetto. Successivamente abbiamo vinto il premio Start Cup Piemonte e questo ci ha permesso di entrare in contatto con i nostri investitori veri e propri. Sono dei lanifici del biellese, in particolare la Reda di Biella, che hanno deciso di diventare nostri partner investendo in maniera importante all’interno dell’azienda. Stiamo parlando di un milione e mezzo di euro.

Una bella cifra…
Sì esatto, una bella cifra. Questo ci ha consentito di lasciare il lavoro abbastanza serenamente e di lanciare l’iniziativa. Di fatto siamo diventati operativi dal 1° gennaio 2014, quando siamo partiti con tutte le attività commerciali e di marketing: marketing online, ma soprattutto pop-up store. Il nostro è un prodotto con un sistema di vendita innovativo: la vendita esclusivamente online infatti non viene ancora recepita a dovere, quindi l’abbiamo affiancata a quella offline, più tradizionale, tramite la formula dei pop-up store, ossia degli spazi temporanei aperti per circa un mese. Ne abbiamo realizzati sette solo nel 2014, di cui quattro a Milano, due a Londra e uno a Roma.

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È stata una scelta strategica quella di lanciare l’azienda subito all’estero?
Sì. Eravamo molto interessati a capire come il nostro servizio e il nostro prodotto fossero percepiti all’estero. Sicuramente c’è un grande interesse per formule così innovative di vendita e devo dire che anche a Londra è andata abbastanza bene.

[pullquote]Crediamo che questo possa essere il modello di sviluppo: uno spazio smart  offline e il successivo riacquisto online.[/pullquote]

Dopodiché a novembre dello stesso anno abbiamo cercato di riorganizzare le idee per capire qual era la migliore strategia per l’anno seguente. Abbiamo visto che una volta che i clienti vengono acquisiti offline, questi comprano online perché hanno già avuto un primo approccio con noi e sanno che il prodotto e i tessuti sono di alta qualità, quindi non c’è più l’esigenza di vedere e toccare con mano: si fidano e acquistano in rete.
Nel 2015 abbiamo deciso di aprire il nostro primo spazio a Milano: un atelier e un piccolo ufficio, proprio per essere presenti e offrire un servizio migliore al cliente, che può venire da noi su appuntamento per farsi prendere le misure, toccare con mano i tessuti e perfezionare l’ordine, tutto mediante iPad.
Inoltre abbiamo una novità: un body scanner con il quale vengono prese le misure in pochi secondi.
Crediamo che questo possa essere il modello di sviluppo: uno spazio smart offline e il successivo riacquisto online.

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In molti tentano la strada dell’e-commerce senza successo. Che cosa ha contribuito a rendere vincente la formula Lanieri?
In tutta onestà dobbiamo ancora dimostrarlo. Sicuramente abbiamo fatto “un gran chiasso” ma la strada è ancora molto lunga prima di acquisire un peso importante.
Siamo molto attenti alla customer care. Io personalmente dedico buona parte del mio tempo alla cura delle relazioni con i clienti perché è fondamentale instaurare con loro un rapporto di lunga durata. Credo inoltre che la formula vincente sia avere un prodotto con un rapporto qualità-prezzo tra i migliori sul mercato. Noi partiamo con un prodotto interamente Made in Italy e realizzato con tessuti di eccellenza, quali Reda, Vitale Barberis Canonico, Loro Piana, Ormezzano e a breve avremo anche Zegna. E’ un prodotto realizzato interamente in Italia, da manodopera italiana, e proposto a un prezzo veramente vantaggioso. Questa è sicuramente la prima parte dell’equazione.
La seconda è un approccio innovativo alla vendita, infatti andiamo a proporre soluzioni differenti in base al livello di maturità del cliente. Se questo vuole iniziare ad acquistare l’abbigliamento da noi, può venire a trovarci in atelier, oppure, nel caso in cui si trovi in altre città italiane, può chiedere l’intervento di un nostro advisor, che si recherà direttamente a casa per prendere le misure e con i campioni di tessuto, senza impegno d’acquisto.

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Che ostacoli avete incontrato nell’avviare l’attività?
La difficoltà più grande è guadagnare una certa credibilità, sia perché il nostro è un approccio innovativo, sia perché siamo dei “signori nessuno”. I risultati si ottengono soltanto con i fatti e rimanendo sempre a disposizione dei clienti.

Avete un team giovane. Questo ha comportato una differenza nel modo di lavorare?
Sicuramente essere un team molto giovane aiuta nella velocità di esecuzione e nel dinamismo, dettati dal fatto di essere in una fase della vita in cui non abbiamo ancora delle responsabilità che portano via tempo ed energie al di fuori del lavoro. Inoltre lavoriamo senza burocratismi, però questo aspetto è maggiormente legato alla dimensione dell’azienda.

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Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato fin qui?
Sono un ingegnere gestionale industriale e ho lavorato per circa un anno e mezzo nella consulenza, però la mia esperienza più importante l’ho maturata per un fondo di venture capital tedesco che si chiama Rocket Internet. Ho lavorato nel sud-est asiatico, principalmente a Bangkok, Singapore, Manila, Hong Kong, Giakarta e Kuala Lumpur, dove mi sono occupato di business development.

Che cosa ti ha dato l’esperienza all’estero?
Mi ha dato tanto, soprattutto un metodo di lavoro nell’ambito delle startup. L’esecuzione in parallelo di più progetti è un modus operandi differente rispetto a quello di un’azienda strutturata: si seguono tanti progetti con la consapevolezza che qualcosa può anche non funzionare e deve essere abbandonato.

Hai qualche consiglio per chi volesse lanciarsi in una simile avventura?
Se è una persona che ha un lavoro e vuole lanciare una propria attività, il mio consiglio è di non mollare il proprio lavoro ma sviluppare un po’ alla volta la propria idea, quasi come se fosse un secondo lavoro. Se invece è, ad esempio, un gruppo di studenti…. Ecco, se io tornassi indietro, probabilmente inizierei a fare questo tipo di attività già al terzo, quarto anno di università, perché c’è molto tempo e soprattutto perché c’è sempre un periodo di incubazione dell’idea e, pur potendosi permettere di fare marketing, si deve fare i conti con un naturale ramp-up.
Noi abbiamo iniziato la nostra esperienza all’inizio del master proprio perché davanti a noi avevamo un anno in cui si studiava e si lavorava, c’era il tempo di stare insieme e di sviluppare questo progetto, seguendo determinate tempistiche.
Il consiglio che io do è di crearsi una situazione stabile nel contesto universitario o nell’ambito lavorativo e di lanciarsi quando si ha un modello concreto di business. Andando ad investire o facendo una serie di attività promozionali, ci sarà un chiaro ritorno in termini di vendite e solo allora si potrà pensare di dedicarsi a tempo pieno alla propria attività.

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Melanie De Jesus

Intervista a cura di Melanie De Jesus

Factotum della comunicazione, italoamericana, laurea dalla University of Florida. Faccio parte della schiera crescente di smart workers. Di giorno mi occupo di marketing nel settore cosmetico per Say Design. Credo che nella vita non si viaggia mai abbastanza, sia col corpo che con la mente. Sono franca, a volte fin troppo, e spesso irrequieta. Se mi cerchi, mi trovi davanti al computer assieme a una tazza di caffè e Chico, temibile fox terrier. Melanie su Linkedin

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