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33. Alessandra Camanini De Paoli

7 minuti 1393 parole

Conoscere Alda Merini e sentirne il ruggito. Intervista ad Alessandra Camanini

Alessandra Camanini De Paoli, giovane scrittrice nata a Montichiari nel 1977 ma ormai “adottata” dalla provincia di Verona, si può definire come il risultato di una collisione tra due pianeti: quello delle relazioni umane illuminato dalla stella dei meravigliosi misteri della vita e il lato oscuro di quello delle paure insite nelle nostre profondità. Una inevitabile “Malancholia”, se ci passate la citazione cinematografica del film di Lars Von Trier. Non è un caso che abbia avuto una mentore d’eccezione, Alda Merini, poetessa irriverente e geniale morta nel 2009.

Alessandra ha vissuto a lungo in provincia di Verona, finchè non ha conosciuto il suo attuale marito australiano. Nel Nuovo Continente ha passato alcuni anni fino a che non ha deciso di ristabilirsi di nuovo vicino al lago di Garda. Il marito, la madre e il fratello compongono la sua famiglia (il papà morì quando lei ebbe 17 anni). Il suo primo libro si intitola “Volevo dirtelo” ed è uscito nel 2010. A marzo 2012 è uscito il suo secondo libro: “Il lato oscuro”, presentato ufficialmente l’11 novembre 2012 alla fiera della Microeditoria a Chiari, Brescia. Un tema molto particolare: le difficoltà psicologiche giovanili e il bullismo.


Ogni scrittore di romanzi inventa storie e scrive parole per un motivo personale. Qual è, Alessandra, lo specifico motivo che ti ha spinta a cominciare questa attività?
Sicuramente la vita stessa è un motivo più che valido di per sè per porsi delle domande, per chiedersi come si deve affrontare tutto questo, come si sopravvive a tanta sofferenza e perché inevitabilmente essa arriverà e distruggerà anche il più bello e solare dei volti. Dunque io credo che si debba passare da questo labirinto di incertezze e dolore per mettersi a scrivere. Ma attenzione: non parlo soltanto di dolore provato o vissuto. Sarebbe troppo facile come rifugio. Io parlo del dolore come aspettativa e di quello che potrebbe giungere: è in quel luogo di paura ancora indefinito che nascono le idee. Quando ero piccola trascorrevo le ore alla finestra con mia nonna ad ascoltare le storie che lei mi raccontava. Il più delle volte pensavo fossero inventate perché inverosimili, ma non dicevo nulla perché sapevo che mi aspettava e che preparava per me quei racconti. Entrambe stavamo appoggiate con i gomiti al marmo freddo del davanzale ad osservare i piccioni sopra i tetti di fronte e non sapevo, in quel momento, di essere una bambina privilegiata. Ora che non c’è più so bene che è anche grazie a lei se mi sono appassionata ai racconti, se ho iniziato a scrivere, a sognare.

Tu hai avuto la fortuna di conoscere una grande poetessa di nome Alda Merini, una vera professoressa di aforismi e misticismi sulla potenza della vita. In breve: come vi siete conosciute? Cosa ti ha lasciato dentro? Si può dire che la sua arte ti abbia influenzato nel momento in cui hai deciso di cominciare a scrivere?


Indubbiamente conoscere e frequentare per un breve periodo Alda è stato un tuffo nella malinconia, nella verità, nel dolore acuto di un’anima fragile. Ma è stato un bellissimo salto in avanti grazie al quale ho sentito il ruggito di questa donna. La forza nella debolezza di un corpo malato, l’ironia ad esorcizzare la sorte, l’ineluttabile. Che dire di più? Alda era vera perché ha pagato tutte le poesie che ci ha donato e le ha pagate con un’esistenza ai margini. Ha dovuto e voluto “morire” per scrivere ed io la stimo e la rispetto, per questo non mi dilungherò a parlare di lei e dei nostri incontri che preferisco custodire nel mio cuore.

Il tuo ultimo libro, “Il lato oscuro”, parla di un ragazzino di 13 anni, Writer Navarra, che cresce in una famiglia che lo trascura, in piena crisi economica e, come se non bastasse, a scuola è anche vittima di bullismo. Che cosa fa Writer per uscire da questa situazione?
Molte famiglie trascurano i ragazzi, ma il più delle volte non è un comportamento intenzionale, piuttosto di distrazione, poco tempo a disposizione. La famiglia di Writer invece agisce intenzionalmente sul figlio perchè convinta di dargli un metodo educativo infallibile. Writer fa tutto il possibile per uscire dalla situazione ed uscirne è un desiderio così forte che lo porterà a cercare conforto nella lettura e nella scuola dentro la quale invece troverà il tormento, l’infelicità dei ragazzi che si trasformano nei bulli di oggi. Writer dovrà quindi trovare altre strade per uscirne. Consiglio ai genitori e ai ragazzi di leggerlo.

Il nome del ragazzino sembra evocativo, anche se lui si discosta dalla terribile realtà attraverso la lettura. Perchè hai scelto di chiamarlo Writer?
Writer in inglese significa scrivano, scrittore, scrivente… questo nome in qualche modo è la chiave della sua storia ed è determinante per la sua crescita. Sarà proprio il nome a delineare per lui un tragitto fatto di azioni importanti da compiere, ma anche in questo caso non posso dire di più.

Il protagonista del tuo libro per evadere da una realtà carica di sofferenze si imbatte in un libro di psicologia criminale che si intitola “Il lato oscuro” di cui si interesserà molto. Che cos’è invece per te il “lato oscuro”?
Il “lato oscuro” è a mio parere la parte più chiara di noi. Mi spiego meglio: il lato oscuro è quella parte di noi che vogliamo tenere a tutti i costi nascosta e proprio per l’inutile sforzo diventano visibili la paura, la vergogna e la follia. Writer ci insegnerà non solo che esiste in tutti noi, ma che se si vuole si può tirarlo fuori da ognuno, come solitamente usiamo fare con il bene, con il meglio di noi. Pensiamo che il lato oscuro debba restare tale perché pericoloso, semmai uscisse dal guscio. Writer, invece, ci farà capire che il pericolo è tenerlo dentro, accantonato, latente, perché se lo teniamo dentro esso si alimenta e accumula dolore fino ad esplodere nel peggiore dei modi. Spesso sentiamo dire la locuzione “Tirare fuori il meglio di”, 
ma nessuno osa “tirare fuori il lato oscuro di”. Ed è questa omertà, questo nascondersi per non ammettere di fronte agli altri che anche noi non siamo perfetti a fregarci. È proprio a causa di questa vergogna che nasce il “lato oscuro”, nutrendosi delle nostre paure. Se imparassimo ad ammettere chi siamo, nel bene e nel male, se parlassimo delle nostre turbe, il mondo sarebbe più pulito e noi trasparenti agli occhi di chi ci sta attorno.

Questo è il tuo secondo libro dopo “Volevo dirtelo”. Nel primo libro ci hai parlato di un uomo che ha lasciato scorrere la propria vita come uno spettatore seduto in un angolo e che a un certo momento, per la prima volta, si rende conto di dover riprendere le redini di essa. Il protagonista, Guelfo, si rende conto che è tornato in grado di amare e di provare tanto amore da diventare sadico. Writer si innamorerà anche lui di una compagna di scuola, ma sarà solo un altro scherzo che sarà costretto a subire oltre a quelli più fisici dei soliti bulli. Che legame c’è tra questi due bisogni d’amore dei tuoi due personaggi?
Il legame è paradossalmente l’età. Guelfo ha quasi novant’anni, ma è un vecchio-giovane pieno di impulsi seppur sadici, mentre Writer è un giovane-vecchio perché incapace di vivere i suoi tredici anni e di sostare nel proprio corpo.


Tu hai viaggiato molto nella tua vita: hai sposato un australiano e hai anche vissuto lì a lungo. Ora sei tornata in Italia. Che cosa ti hanno donato interiormente questi viaggi, queste esperienze? C’è anche forse l’idea per il tuo futuro prossimo personaggio?
Sì ho viaggiato molto e continuo a farlo. L’Australia è un punto fermo, perché là  vive la famiglia di mio marito. Insieme abbiamo girato il globo e qualche volta ci siamo fermati a lungo in alcuni luoghi come l’Australia appunto, ma anche la Malaysia, dove abbiamo vissuto sei mesi a Singapore e tante altre mete dove invece siamo stati per poco tempo, come l’Indonesia o la Thailandia (dove mio marito mi ha chiesto la mano), ma delle quali conserviamo ricordi splendidi. I viaggi mi hanno insegnato a tornare a casa e a vedere con occhi nuovi quello che ho sempre avuto davanti, ma che prima non apprezzavo. Il piccolo paese dove vivo per esempio. Sono cresciuta in questa zona e mai lo avevo visto davvero. L’Italia non è solo politica che si fa beffa di noi e corruzione: l’Italia è anche il paesaggio che ci salva la vita quando pensiamo di non farcela.

Nikola

Intervista a cura di Nikola

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