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50. Alessia Rubagotti

3 minuti 577 parole

Prima ballerina, poi costumista teatrale. Nel 2004 apre una linea di abbigliamento e accessori retrò-taste. Intervista a Alessia Rubagotti, in arte L’alì

Si farebbe un torto a volerla classificare ad ogni costo, infatti tra le sue citazioni preferite c’è quella di Khalil Gibran: “dirti quel che ho fatto non significa dirti quel che io sono”. Alessia Rubagotti è una creatrice e non una creativa. Gli oggetti per lei sono concetti, e Dior, Schiaparelli e Chanel i suoi miti. La poetessa e amica Alda Merini l’ha definita ‘piccola ape furibonda’ e da qui Alessia ha scelto il nome del suo marchio ‘L’alì – sono una piccola ape furibonda‘.

Ballerina, costumista teatrale, fashion designer, stylist… Alessia, qual è il tuo lavoro?
Produrre miele…Quando non sono furibonda! E creare. Cercando il bello in tutto ciò che mi circonda.

Quando e perché hai deciso di lavorare in questo settore?
Credo di non averlo deciso… È stata da sempre una vocazione. Nasci con la creatività che ti scorre nelle vene, è ossigeno, ragione di vita. Non puoi farne a meno.

Il lavoro di stylist presuppone molta ricerca, quanto osservi il mondo che ti circonda e in che modo fai ricerca?
Sono una grande osservatrice, e molto curiosa. Credo che la strada sia il luogo dove trovo la maggior parte degli spunti, oltre che nei mercatini di moda vintage. E attraverso i miei viaggi. La moda deve essere sempre un passo avanti rispetto alla realtà visibile. È introspezione prima che estetica.

Arte e moda si sono spesso incontrate in un rapporto basato sulle contaminazioni e il loro linguaggio è molto simile, quanto le hai fatte avvicinare nella creazione del tuo brand L’alì-sono una piccola ape furibonda?
Sono una la parte integrante dell’altra, un tutt’uno. Arte è la vita stessa. Attraverso il mio modo di fare moda ho cercato di fare avvicinare le persone al mondo dell’arte: ho avuto la fortuna di collaborare con diversi artisti italiani per le mie collezioni soprattutto d’accessori. Alda Merini ha dato il nome al mio brand, era una mia cara amica, oltre che la mia Musa.

L’arte è per te alla base del processo creativo, le tue creazioni quanto devono al mondo dell’arte?
Tutto. Senza le opere, il supporto e l’amicizia degli artisti che hanno collaborato e collaborano tuttora con me, i miei accessori non avrebbero ragione d’esistere. Sono il mezzo attraverso il quale divulgo il mio concetto di arte. Non sono solo ‘oggetti utili’. Sono soprattutto concetti.

L’ironia è l’ingrediente fondamentale delle tue creazioni, gli accessori si prestano particolarmente ad essere un elemento di gioco, spesso narrativo, che ne pensi?
Mi piace pensare agli accessori come a pezzi variopinti che vanno a comporre diverse storie. Sono dei contenitori di idee, emozioni, e quando siamo in viaggio sono la nostra casa.

Hai detto: “siamo il frutto del nostro passato”, quanto è importante per te la componente rétro? E a quale icona del passato ti piace ispirarti?
Il nostro passato è importante perché determina ciò che siamo ora, che ci piaccia o meno… Prendo spesso spunto dalle opere di grandi couturier degli anni ’30 e ’40, fra i tanti amo molto Dior e la Schiaparelli, per poi tradurle in chiave contemporanea. Mademoiselle Chanel per me rappresenta tuttora un’icona moderna di femminilità.

Un sogno già realizzato?
Ho trasformato una grande passione in lavoro.

E uno da realizzare?
Uno è troppo poco… Ce ne sono tanti! Fra questi sicuramente ricominciare a poter lavorare per il teatro. È sempre stato il mio nido d’elezione.

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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