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Alessio Berto

7 minuti 1385 parole

I miei maestri di stile? I Beatles e mia madre. Intervista al modellista Alessio Berto

parole: 1310 | tempo di lettura: 4 minuti

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A Pitti ho incontrato una persona davvero eclettica: Alessio Berto. Modellista, collezionista di vinili, cultore del funky anni ‘60 e artista (sebbene lui non si voglia definire così, ma credetemi le sue creazioni sono arte). Musica, arte e moda convivono in Alessio che da sempre ha seguito le sue passioni ed è convinto che “ogni giorno è un nuovo inizio”. Ah, Alessio ha anche un blog: Jazz Motel.

Alessio, qual è il tuo lavoro?
Sono un modellista molto appassionato. Ricevo i disegni dalle aziende e li trasformo in capi, è un lavoro molto complesso che richiede passione, devi fare capi e accontentare lo stilista. I capi devono essere vendibili, vestibili e industrializzabili. Soprattutto in questo periodo. È un bel lavoro ma anche difficile da trasmettere. I modellisti bravi hanno una certa età, da quello che vedo in giro i giovani vengono messi davanti ad un pc e non c’è il tempo che c’era una volta per insegnare i trucchi del mestiere. E questo è un peccato perché i ragazzi sono il nostro futuro e avrebbero bisogno di tempo per capire e apprendere dai maestri.

Chi è stato il tuo maestro?
Mia madre, che mi ha insegnato ad entrare in questo mondo. Poi ho avuto la fortuna, intorno ai 15 anni, di iniziare a lavorare in un’azienda di abbigliamento dove il responsabile di produzione era un sarto, uno che sapeva cosa faceva. Ma il suo era un insegnamento per me “vecchio stile”. Quindi mi ci scontravo tutti i giorni perché io applicavo la modellistica “moderna” degli anni ‘70 e lui quella “razionale” degli anni ‘40, che è quella che sto adoperando io adesso tra l’altro! Mi insegnava per vie traverse quello che riteneva necessario ma io non lo capivo a quei tempi, lo sto capendo adesso dopo 25 anni, ecco perchè dico che ci vuole tempo e pazienza. Per 1ST PAT-RN (brand fondato dal fratello Cristiano, ndr) ho utilizzato questo metodo modellistico che fonde tecniche nuove e tradizionali, sconvolgendo anche delle regole fondamentali, ma se non lo avessi fatto non sarei mai riuscito a creare la vestibilità di 1ST PAT-RN.

E quali sono queste regole?
Non te lo posso dire perché è un segreto, ma è una cosa talmente basilare sull’inquadramento delle giacche che se lo scoprisse un modellista mi darebbe dell’incapace! I nostri capi hanno l’aspetto e il fit delle giacche, ma il comfort e il feeling delle maglie, una soluzione che ho trovato sfogliando dei vecchi libri.

Chi e che cosa ti ha aiutato di più nell’imparare questo mestiere?
Il sarto che mi ha insegnato queste tecniche, il saper ascoltare chi ha più esperienza e il coraggio di rischiare. Poi mi ha aiutato aver cambiato molte tipologie di abbigliamento. In questo tipo di lavoro se non cambi azienda e tipologia, non ti evolvi e non impari. Io non sono uno che si cristallizza e questo mi ha portato a lavorare anche con marchi molto importanti.Rispetto comunque miei colleghi che scelgono di lavorare sempre per la stessa azienda.

Com’è visto il mestiere di modellista?
Molti pensano che il lavoro di modellista non sia creativo, sebbene io non mi ritenga un creativo. In effetti la definirei piuttosto curiosità e voglia di trovare una nuova soluzione più che creatività. Di solito quando entri in un’azienda hai già un plafond di basi fatte e di conseguenza perdi la mano nel creare, perdi tutto quello che è tuo. Adesso ho 43 anni e lavoro come freelance da due, ho voluto rimettermi in discussione, all’inizio mi sono detto “non so più far nulla”, ma poi tutto torna ed è ancora più bello perché riscopri il tuo lavoro.

Qual è stato il momento in cui ti sei avvicinato alla moda e quando hai capito che poteva diventare un lavoro?
I Beatles sono stati la mia principale fonte di ispirazione. È partito tutto dal loro look, da come si vestivano. Poi, negli anni ‘80, quando avevo 13 anni, mi sono avvicinato alla New wave con i Japan, i Duran Duran, anche loro molto stilosi.
A scuola di mia mamma sfogliavo i giornali e vedevo le creazioni di Giorgio Armani, Jean Paul Gaultier e lì ho iniziato ad appassionarmi. Finite le medie avrei dovuto fare il liceo artistico ma mi sono rifiutato perché non mi piaceva andare a scuola e il mio maestro di artistica mi ha tolto il saluto per sempre da quella volta. Studiavo di sera e ho dato gli esami col direttore della scuola di Treviso. Ho preso il diploma di modellista uomo e sviluppo taglia. Poi a 16 anni ho iniziato a lavorare in azienda, così ho dovuto rimettere in discussione tutto quello che avevo imparato a scuola perché il lavoro in azienda è sempre diverso da quello che impari a scuola, ogni azienda ha il proprio metodo e la propria visione, ma questo mi è servito per farmi le ossa. Pian piano, lavorando tanto e impegnandomi, sono cresciuto sempre di più fino a lavorare coi nomi che leggevo sulle riviste: Jean Paul Gaultier, Katharine Hamnett, il team di Chanel. Ho coronato il mio sogno di bambino impostando una carriera basata sulla passione che mi ha dato tante soddisfazioni, ma sempre con molta umiltà. Ogni giorno per me è un nuovo inizio, nulla è scontato in questo mondo della moda.

Parlaci del tuo ruolo in 1ST PAT-RN.
Cristiano mi dà indicazioni su che cosa vorrebbe realizzare. Io porto a termine il cartamodello, mettendoci del mio, ho studiato delle soluzioni di industrializzazione e di semplificazione, ad esempio eliminando gli adesivi interni. Ho sostituito tutto con un jersey grezzo in modo da dare sostegno alla parte anteriore. Diciamo che è un po’ il segreto di queste giacche, non quello che ti dicevo prima! È maglia, ma sostenuta. Poi, una volta iniziato il campionario, seguo le taglierie, i laboratori e tutta la confezione fino a portare a casa la produzione.

Quando è nato il tuo amore per la musica?
Da bambino oltre ai robot mi facevo comprare i dischi, ascoltavo i Beatles e i Kiss e andavo a scuola truccato alla Gene Simmons, poi nell’88 è arrivata la folgorazione per l’acid jazz. Una musica che sentivo dentro perché era quella che si ispirava alle colonne sonore anche dei cartoni animati che guardavo. Ho iniziato a collezionare dischi in vinile e ora ne ho più di 3000 divisi tra soul, jazz anni ‘60, funky, musica brasiliana, latin jazz, colonne sonore francesi, inglesi e library music, che ha un bellissimo sound. Si tratta di dischi prodotti per determinati scopi, ad esempio sigle di programmi televisivi, documentari. Anche aziende di abbigliamento commissionavano musiche per la loro pubblicità e queste etichette mettevano a disposizione queste sonorità oggi ricercatissime.Anche molti musicisti jazz, session man italiani, anche Morricone per dire, registravano questi dischi, a volte anche dietro pseudonimo. Adesso sono diventate delle compilation da cui molti gruppi prendono ispirazione. La miglior library music va dal ‘67 al ‘73. I miei amici Alan Hawkshaw e Keith Mansfield che componevano sopratutto, ma non solo, per l’etichetta inglese KPM sono tra quelli più ricercati

A proposito di Alan e Keith, raccontaci di Carnaby Street Jazz Concert.
Ho realizzato un progetto a Schio con la banda di paese, a cui ho fatto ascoltare un pezzo della KPM per sapere se fosse possibile riprodurlo, ma c’era bisogno degli spartiti. Così ho chiamato Alan e Keith per chiederglieli. Poi ho ingaggiato un organista Hammond, un batterista, un chitarrista (io sono un percussionista) e abbiamo fatto due concerti che ho chiamato Carnaby Street. Il maestro è letteralmente impazzito: prova a immaginare di orchestrare musiche per una banda di paese a fare funky del ‘68 inglese… è venuta fuori una bomba atomica!

Che cos’hanno in comune moda e musica?
Passione, stile e coerenza. La musica che ascolto io, così come la musica in generale, deve avere un perché, e lo stesso vale per la moda. Quando faccio 1ST PAT-RN posso fare quello che voglio e ho più libertà. Ovviamente quando fai un servizio devi accontentare i clienti, però tutto deve avere una funzionalità. Io amo vestire vintage perché questi abiti erano fatti per essere portati e non per la moda. Ecco perché per me la funzionalità e la coerenza uniscono la musica e la moda.

Progetti per il futuro?
Continuare a fare bene il mio lavoro ed essere me stesso, questo è il mio progetto.

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(Le foto sono di Veronica Mariani)

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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