CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Alice Pozza

4 minuti 722 parole

“I miei amici sono convinti che vada a fare aperitivi con Franca Sozzani ogni sera”. Intervista a Alice Pozza.

Parole: 699 | Tempo di lettura: 3 minuti

pozza-unco-2

Alice Pozza, 21 anni, è riuscita a convincere genitori e amici della sua passione e si è trasferita da Vicenza a Milano, dove lavora come make-up artist e hairstylist freelance. Doveva spostarsi all’estero a inizio stagione: ha rimandato ma spera di recuperare il prossimo anno. “I miei amici temo siano convinti che vada a fare aperitivi con la Sozzani ogni sera!” – scherza Alice – “in realtà non è nulla più di un lavoro qualsiasi, semplicemente più creativo”.

Alice, qual è stato il tuo percorso?
Dopo le scuole medie ho frequentato l’ITAS Boscardin, ramo artistico, per 5 anni. All’ultimo anno di liceo ho passato quella crisi mistica che più o meno ogni diciannovenne si ritrova a dover affrontare, ovvero quel bombardamento di “e adesso che ne faccio della mia vita?”. Ho davvero molti interessi, quindi mi ritrovai a dover scegliere tra numerose opzioni. Alla fine decisi di trasferirmi a Milano e frequentare l’Academia BSI, una scuola specifica di make-up.

Come mai questa scelta?
In realtà, da quando avevo più o meno 14 anni, ho sviluppato quasi inconsapevolmente una passione per il make-up. Sapevo disegnare e mi piaceva farlo, quindi probabilmente al tempo l’unica cosa che feci fu prendere qualche trucco di mia madre e testarlo sulla mia faccia. Non ricordo cosa provai ma probabilmente devo essermi sentita come colei che aveva scoperto l’acqua calda visto quanto mi ha poi coinvolta questo mondo.

Come organizzi il tuo lavoro?
Essendo freelance posso bene o male organizzarmi come mi pare, carico i miei lavori sul mio profilo behance, e me li procuro da sola o tramite agenzia, quindi avendo una dose consistente di interessi (leggo molto, disegno, faccio i conti con il mio lato nerd, mi interesso di alchimia, astrologia e occulto), posso ritagliare il tempo per coltivarli.

Qual è la parte più bella del tuo lavoro?
Mi piace molto questo lavoro perché non include la parola ‘monotonia’, che è in assoluto una delle cose che temo di più in campo lavorativo. Ho il terrore di dovermi ritrovare un giorno a svegliarmi sempre alla stessa ora, andare nello stesso posto con le stesse persone a svolgere la stessa attività. Apprezzo molto anche il fatto che sia così internazionale, volendo potrei spostarmi in qualsiasi città senza troppi problemi. Inoltre, normalmente sono libera di poter cambiare qualcosa delle istruzioni che ricevo a mio gusto, a parte certi casi in cui devo eseguire lavori dettagliati. Essendo molto interessata all’arte, posso dire che questo lavoro ha un lato artistico non indifferente, cosa che può solo farmi piacere, e spero di poterlo sfruttare sempre di più in futuro.

Hai avuto qualche difficoltà nel dover affrontare da sola una nuova città e un ambiente a volte così ostile come quello della moda?
La prima difficoltà è stata il trasferimento: purtroppo l’approccio al fashion è possibile solo a Milano quando si tratta di Italia, quindi era la mia unica possibilità. Ci vuole anche una buona dose di pazienza, non è come farsi assumere come commessa e iniziare a ricevere una busta paga decente dal primo mese, ma un percorso lento e da costruire nel tempo. Un’altra parte importante penso sia il carattere: essendo in contatto con così tante nuove persone ogni giorno e dovendoci lavorare, ci vuole una certa flessibilità mentale, bisogna essere pronti anche alle peggiori critiche, in modo da far funzionare il team con cui si lavora quella giornata.

C’è un’esperienza che ti è rimasta particolarmente a cuore?
Penso che le migliori esperienze per me rimangano le sfilate durante la fashion week, in particolare ricordo la prima fatta l’anno scorso per Costume National, che credo ricorderò per il resto dei miei giorni appunto perché è stata la prima. Poi di recente ho avuto un lavoro con dei rapaci sul set, quindi falchi, aquile e gufi, cosa che mi ha resa felicissima perché era una vita che sognavo di toccare un gufo!

Cosa diresti ai giovani che vogliono sfruttare le proprie passioni come possibile lavoro?
Dico prima di tutto di andarci con le pinze e di essere sicuri di quel che stanno per fare, perché spesso una passione perde il suo fascino quando diventa un lavoro. Altra cosa, bisogna armarsi di pazienza, anche perché seguire le proprie passioni non è facile come distribuire un curriculum e venire assunti a tempo pieno.

pozza-unco-3

pozza-unco-4

pozza-unco-5

unco-pozza-fine

Stefania Lacorte

Intervista a cura di Stefania Lacorte

Oltre a nutrire una smisurata passione per Tokyo e la moda giapponese, sta ancora cercando di convincere suo padre a comprarle un pastore svizzero. La sua prima città resta comunque Milano, dove studia Relazioni Pubbliche e cucina muffin.

Lascia un commento