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Anna Pinotti / La Pinotteria

4 minuti 661 parole

Creare una collezione di oggetti unici a partire dalla passione per la carta e l’aiuto di una macchina da cucire. Intervista ad Anna Pinotti. Entra in contatto con Anna

Parole: 626 | Tempo di lettura: 2 minuti e mezzo

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Anna Pinotti è una trentenne veronese che vive a Trento col suo compagno e il loro bambino. Restauratrice mancata per colpa della crisi, nel 2008 dà vita a La Pinotteria. Portafogli, orecchini, anelli, sciarpe. Tutto realizzato con materiali di riciclo e una forte creatività.

Anna, come nasce la tua vocazione artistica?

Diciamo fin da piccola. I miei genitori sono appassionati d’arte, degli artigiani, e mi hanno sempre trasmesso la loro vocazione per la creatività e l’handmade. E così ho seguito le loro orme, dapprima frequentando l’Istituto d’Arte, poi laureandomi in Lettere a indirizzo storico-artistico con una tesi sulla scultura del Cinquecento a Verona e infine seguendo un intenso corso triennale di restauro di materiale cartaceo. Un diploma che abilita alla professione del restauratore di libri, stampe e manoscritti antichi. Ma purtroppo a causa della crisi in questo campo è sempre più difficile trovare lavoro.

E così è nata l’idea de La Pinotteria.

Esatto. Mi ero appena laureata e avevo il desiderio di recuperare in qualche modo dei vecchi fumetti e locandine che avevo nel cassetto. Mi si è accesa una lampadina: volevo un portafoglio con i primi fumetti di Snoopy che in commercio non riuscivo a trovare. Ho preso la macchina da cucire di mia madre, una vecchia tovaglia cerata e l’ho creato. Da lì è nato tutto.

Che tipo di oggetti crei?

Con la carta e la plastica riciclata do vita a portafogli, portadocumenti, pochette e porta tablet. Sono tutti pezzi unici, personalizzati dai fumetti, la mia passione, e da brochure, locandine o carte regalo. Ma non solo. Creo anche orecchini e anelli con scarti di piastrelle e mosaici, sciarpe/fascia e bracciali con stoffe e pelle di recupero e porta pc con vecchi maglioni di lana.

Dov’è il tuo laboratorio?

Nello studio di casa mia, come si capisce dal logo. In realtà non serve molto per lavorare a parte il materiale di riciclo, che a volte è abbastanza difficile da reperire. Occorrono solo una macchina da cucire, forbici, un taglierino e un piano da taglio.

Dove vendi le tue creazioni?

Su internet tramite alcune piattaforme di e-commerce, in alcuni negozi e librerie ma soprattutto nei mercatini. Ho partecipato anche a eventi importanti come il Festival dell’Handmade a Verona e, grazie alla collaborazione con il progetto RIQU, dedicato alla sartoria artistica e alle donne titolari di piccoli brand indipendenti  e autoproduzioni, ad alcuni eventi a Mantova. Le mie creazioni sono state in vendita anche al bookshop di Museion a Bolzano. Inoltre, ho iniziato a collaborare con alcuni negozi e gallerie d’arte sia a Trento che a Verona. E nel futuro spero di poter vendere sempre più le mie creazioni nei negozi di tutta Italia. Ho già molte richieste.

Che tipo di riscontro hai con La Pinotteria?

Molto buono, specialmente in città come Trento, Verona, Mantova, Bergamo, Padova e Venezia. Qui l’handmade è molto apprezzato. E la richiesta è sempre maggiore. Le persone cominciano a capire l’importanza e il valore degli oggetti fatti a mano e riescono a scorgere il lavoro e la ricerca che ci sta dietro. Inoltre, piace molto l’idea che siano tutti pezzi unici.

Scopriamo intorno a noi sempre più creativi. Quanto influisce in questo la crisi?

Moltissimo. Quando non si trova lavoro e si è disoccupati in qualche modo si cerca di far fruttare le proprie abilità e passioni, inventando qualcosa di nuovo e facendo diventare tutto questo pian piano un lavoro. Così come ho fatto io.

Che cosa significa essere dei creativi oggi?

Per me vuol dire aver trovato un modo per sentirmi bene. Mi piace riutilizzare i materiali, gli oggetti, creare da scarti. Mi fa sentire bene e realizzata. In generale, credo che essere creativi significhi essere sé stessi e creare il lavoro che si desidera fare.

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Alessandra Amoroso

Intervista a cura di Alessandra Amoroso

Trentenne, laureata in Giornalismo, lavora nell'ambito della comunicazione aziendale. Solo quando scrive si sente libera.

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