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Beatrice Bedin / Bea Italy

5 minuti 977 parole

Dopo aver viaggiato in America, Europa e Africa torna in Italia per fondare il suo brand di gioielli. Intervista a Beatrice Bedin, Bea Italy. Entra in contatto con Beatrice

Parole: 1008 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Coco Chanel diceva: “Un gioiello non serve a ostentare un conto in banca, serve solo a far diventare più bella chi lo porta.”. Questo aforisma rispecchia il mio stesso pensiero, il gioiello fa sentire ogni donna un po’ più bella. Beatrice Bedin crea gioielli, negli anni è passata dal ruolo di consulente per diverse aziende a quello di imprenditrice per un marchio tutto suo. Dopo aver viaggiato tanto in Europa, America e Africa è tornata in Italia dove ha fondato il suo brand Bea Italy.

Beatrice, qual è il tuo lavoro?

Il mio lavoro è creare gioielli, sono una jewel designer. E per creare trovo ispirazione nella natura e nei viaggi. Ma prendo spunto anche dalle forme e dai colori.

Quando hai deciso di fondare Bea Italy?

Nel 2011, quando ho deciso di mettere a frutto le idee che venivano usate dai team di designer per i quali lavoravo. Idee che per essere realizzate si basavano sull’impiego dell’elettroformatura.

Di che cosa si tratta?

In pratica serve a rendere il gioiello molto più bello, soprattutto leggero e quindi più portabile. Il metallo che viene depositato sui pezzi attraverso una procedura elettrolitica consente di dare spessore alle forme in modo che non presentino punti di giunzione, così il gioiello ne guadagna in bellezza e si possono realizzare volumi maxi dal peso mini.

Prima di fondare il tuo marchio che cosa facevi?

Lavoravo per una ditta americana come merchandiser a New York, all’interno del design team. In questo modo mi sono avvicinata al settore gioielliero. Tutto ciò nel 2002. Un po’ alla volta, man mano che imparavo la lingua, mi hanno trasferito al reparto sales, da lì ho fatto una presentation a Washington, per cui ho preparato dei moodboard di accessori da sposa da mostrare al cliente.
Dalla promozione sono passata così alle vendite, prima come assistente in seguito nel ruolo di back office commerciale.

Quando è arrivata la svolta?

Quando ho partecipato alla JCK, la più importante fiera di gioielleria di Las Vegas. È stata una sorta di trampolino di lancio, al punto che QVC, il canale di shopping televisivo più importante degli Stati Uniti, mi ha proposto di lanciare in diretta televisiva la mia linea di gioielli Daisy.

Si trattava della tua prima linea?

Sì, ma all’epoca non pensavo che una passione potesse diventare un vero lavoro. La collezione era molto semplice, dei fiorellini in oro, molto leggeri. La linea comprendeva degli orecchini chandelier e dei pendenti con piccole margherite.

Poi che cosa è successo?

Ho cominciato a sviluppare le mie idee di design, il tutto mentre lavoravo per diverse aziende di settore come consulente di prodotto. Quindi mi occupavo dello sviluppo del prodotto per i miei clienti e al contempo buttavo giù le idee per il mio marchio.

Su che basi è nato Bea Italy?

Si tratta di una linea diversa da tutto quello che avevo già visto sul mercato. Ho pensato a quello che mi piaceva e una volta fatti i prototipi li ho testati. Essendo abituata a scegliere tra tanti prodotti, è stato difficile arrivare a soli 20 pezzi.

Che difficoltà hai incontrato?

Nonostante i vari bandi per l’imprenditoria giovanile e femminile è molto difficile arrivare ai fondi in palio perché devi anticiparli tu questi soldi. Poi la burocrazia nel nostro Paese è davvero assurda, ci sono tanti, troppi documenti da compilare. Oltretutto i fornitori ti chiedono dei minimi di quantitativo, minimi che però costano. Spesso poi tante aziende non ti considerano in fase di startup. Insomma è imprescindibile avere del denaro da poter investire.

Quanto conta il Made in Italy?
Viaggiando molto ho capito che noi italiani siamo invidiati in tutti il mondo, il problema siamo noi stessi che ci tiriamo la zappa sui piedi. Anche in America, quando arrivi ti stendono il tappeto rosso, ovunque. Dovremmo saperci vendere meglio. La mente e il design italiano che rendono così invidiato il Made in Italy sono fondamentali. Per paradosso sembra che in Italia con il Made in Italy non si possa fare nulla, all’estero invece rappresenta un grande valore.

Lo stile dei gioielli Bea Italy ti rappresenta?

Mi rispecchia tantissimo, è iperfemminile ma anche colorato e vivace. Mi piace il mix and match, cioè abbinare i miei prodotti più femminili e luminosi ad altri accessori o abiti più rock. Il che rispecchia anche la doppia anima della mia collezione Abbraccio.

I tuoi gioielli sono molto luminosi, come ci riesci?

È stato il frutto di varie prove e test. Il movimento è stato studiato apposta per dare luce e maggior luminosità.

Parlami della linea Abbraccio.

La linea Abbraccio, nata dall’idea di intersecare dei piccoli paletti in argento, esiste in diverse varianti. In alcune ho deciso di abbinarci delle perle per renderlo più romantico. Quelle senza pietre sono più rock, ma entrambe le versioni rispecchiano quello che sono. Ogni giorno decido quale mettere così come si indossa il profumo in base all’emozione del momento. Il nome è un omaggio all’aiuto, all’affetto che ho ricevuto dalla famiglia e dagli amici e si presta a dare un significato ulteriore quando lo si regala a qualcuno.

Su quali canali vendi i gioielli?

Primo su tutti il mio e-commerce, per essere raggiungibile a livello internazionale. Per l’Italia ho messo le spese di spedizione gratuite. Da quest’anno poi ho anche deciso di essere presente in determinati punti vendita. Ancora non posso rivelarli, ma li ho selezionati nel corso degli ultimi mesi, e vedremo come muoverci in futuro.

A proposito di futuro, hai qualche progetto in mente?

In questo momento sto lavorando a una nuova linea che si chiama Bubbles. Tutto è partito dalla dimensione del sogno, dalle bolle di sapone, poi riprodotte come accessorio. Le boules che propongo sono molto leggere, nonostante siano molto grandi, perché dev’essere sempre un piacere indossare i gioielli.

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Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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