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Beatrice Gamberini / Beatrice in Wonderland

3 minuti 593 parole

Fatto a mano e su misura, il mondo della moda di una giovane sognatrice. Intervista a Beatrice Gamberini. Entra in contatto con Beatrice

Parole: 569 | Tempo di lettura: 2 minuti

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Beatrice Gamberini è una stilista che si circonda di pois, quadretti vichy e fiori, ma anche gonne a godet, pantaloni palazzo e camiciole in seta. Vive e lavora a Loiano, provincia di Bologna. Il motto riportato sulle sue creazioni è Abiti unici e su misura, completamente fatti a mano, per entrare nel paese delle vostre meraviglie”. Il suo marchio, non a caso si chiama Beatrice in Wonderland.

Qual è il tuo lavoro?

Creare vestiti a 360 gradi. Un “fai da me” dalla A alla Z. Dalla scelta del tessuto che asseconda chiaramente i miei gusti, ma dipende anche dalle occasioni che riesco a trovare tra mercatini e aziende specializzate, al disegno, al modello, alla confezione e persino alla vendita.

Quando e perché hai deciso di lavorare nel campo della moda?

Non direi di averlo deciso, è capitato… Fin da piccola mi è sempre piaciuto cucire, la zia di mia madre faceva la sarta, mi ha sempre permesso di aiutarla quando ancora era tutto un gioco e alla macchina da cucire ci arrivavo in punta di piedi. Un gioco che non mi ha mai abbandonato e che a 25 anni ho trasformato in una professione lasciando il lavoro da parrucchiera a tempo indeterminato.

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso?

Più o meno le stesse che incontrano molti giovani come me che aprono partita iva e decidono di mettere in piedi un’attività. Se poi consideriamo il momento storico, la difficoltà è ancora più grande. La ricerca dei canali giusti deve essere quindi molto attenta e oculata, bisogna sudare parecchio per raggiungere una certa credibilità. Per me questo lavoro, come ho già detto, è gioco e passione, e questo mi permette di superare gli ostacoli che ogni giorno si presentano, a testa alta e col sorriso.

Con quali materiali preferisci lavorare?

Preferisco i tessuti naturali e di qualità: sete, cotoni, lane, viscose, pizzi. Se li trovo di recupero, smontando vecchi capi dismessi per riassemblarli come più mi piace, la soddisfazione è massima.

Quale professionista ti ha ispirato di più nel tuo lavoro?

Potrei citarne migliaia, ognuno per un motivo diverso, tra i principali sicuramente Coco Chanel e le sorelle Fontana, ma anche la designer tedesca Lena Hoschek.

A proposito di ispirazione, da che cosa prendi spunto per le tue creazioni?

“Tutto è già stato fatto, tutto è già stato detto. Possiamo solo ripeterci, con più consapevolezza”. Sono ispirata da tutto ciò che mi emoziona, che provoca in me delle sensazioni: un quadro, una foto, una melodia, un fiore, un tessuto, un vestito… qualsiasi cosa che racchiuda dentro di sé il colore.

Che cosa ami particolarmente del tuo lavoro?

Tutto! Dalle notti insonni per finire un capo, al non sapere se il prossimo mese riuscirò a pagare le tasse, dai clienti a cui piace tutto a quelli a cui non va bene quasi nulla, dall’incrociare le dita quando parto per una fiera per poi scoprire che ne è valsa la pena. È un confronto costante con me stessa, il mio mondo e quello che fuori mi aspetta, sempre nuovo, che nel bene e nel male mi arricchisce umanamente e professionalmente.

Che consiglio daresti ai giovani che vogliano lavorare in questo campo?

Mi sento solo di dire: buttiamoci senza paura, spalle dritte e testa alta, senza pensare che le cose debbano andare sempre male, magari possono andare anche bene no? Sono un’ottimista!

Progetti per il futuro?

Sarebbe troppo la New York Fashion Week? Per ora mi potrei accontentare di Milano!

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Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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