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Benoît Légeret / Le Bus Bleu

5 minuti 930 parole

Un bus militare fermo 30 anni diventa il mezzo bleu per visitare Parigi. Intervista a Benoît Légeret

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Cinquant’anni e non sentirli : la visita più originale di Parigi si fa a bordo di un Gaulion Renault 2168 dagli angoli smussati e colore del cielo. In compagnia di uno chauffeur che è anche suo ideatore, acquirente, restauratore. Intervista a Benoît Légeret e al suo instancabile savoir faire.

Sorpresa. Quell’autobus che vedete emergere nel traffico parigino non è un miraggio : ci sono altrettanti sguardi inebetiti (di adulti) e dita puntate (di bambini) per farvi ricredere.
Possibile ? La simpatia spontanea assorbe il dubbio in un istante, un pò come accadde qualche anno fa a Benoît, che lo acquistò su internet senza nemmeno andarlo a vedere…

Un vero colpo di fulmine!
(ride) Sapevo che non poteva funzionare! Così ho contattato un trasportatore per portarlo da Montpellier nell’hangar di mio padre, in campagna. Lì me ne sono occupato. Una rimessa a nuovo completa sotto gli occhi scettici del vicino che mi ripeteva: « lo devi spedire ai ferri vecchi!» Ma io adoro i veicoli retrò, e quest’autobus lo avevo cercato per un anno intero.

Cosi’, di punto in bianco!
Ero talmente stufo del mio lavoro! Prima gestivo il sito internet di una delle riviste di settore Mondadori, Le film français: dieci anni da Berlusconi ti rendi conto? (ridacchia) Non ero soddisfatto ma sai com’è, ti fai travolgere dalla vita parigina e alla fine ti ci abitui, ti lasci trasportare dal ritmo delle cose. L’estate di quell’anno avevamo fatto con gli amici una biciclettata all’ile dorée (l’ile de Ré, sulla costa atlantica ndr): come ammiraglia avevamo un vecchio Tube Citroën che avevo comprato per passione. Una sera vado a Montmartre con il furgoncino per vedere Piero, il mio amico italiano: il tempo di scendere, e avevo tutta la piazza intorno!
Ero così sorpreso che mi son detto «Devo farci qualcosa». Mai avrei creduto che un veicolo del genere emozionasse a quel punto!

Come hai fatto per rimetterlo in sesto?
In un primo momento non ho potuto far nulla. L’avevo pagato una sciocchezza ma per riportarlo sulla strada dovevo trovare un finanziamento. Quando sono riuscito ad ottenerlo ci ho lavorato per due anni. Oltre ai problemi tecnici da risolvere e alla carrozzeria da restaurare, al momento dell’acquisto l’autobus non aveva sedili : il suo ultimo proprietario aveva deciso di trasformarlo in camping-car. Il progetto non si è mai realizzato (il veicolo rimane 30 anni in un garage, ndr), ma gli aveva permesso di declassare il bus da 35 a 9 posti (autista compreso).
Così ho recuperato dei sedili da un altro autobus: erano blu, da loro è venuta l’ispirazione del nome. Ne volevo uno semplice, parlante in tutte le lingue. Del resto, dopo il restauro i bambini già lo indicavano così: « Papà! Papà! Guarda il bus blu!».

Quindi in origine il Bus Blu.. non era blu?
Esatto. Classe 1958, dopo una breve carriera militare – testimoniata da un’incisione sul volante di un soldato a pochi giorni dal congedo – il bus viene convertito ad un uso civile: per il trasporto scolastico abbandona così il verdone originario per un giallo intenso, fino a quando – qualche anno più tardi – diventa di proprietà di un gruppo rock di Montpellier, i Mariner’s. Apprezzati, a quanto pare : durante il restauro ho trovato una cartolina firmata da una ragazza innamorata del cantante !
In ogni caso saranno loro ad aggiungere una fascia inferiore blu, rimasta invariata fino al mio acquisto.

Come sfrutti l’aspetto storico del veicolo ?
La cosa che funziona meglio sono gli addii al nubilato: le ragazze impazziscono all’idea di poter privatizzare un autobus d’epoca, io le accompagno in uscite di un’ora circa.
In generale le occasioni sono un buon potenziale: matrimoni, shooting fotografici, ma anche visite turistiche ed eventi particolari. Come veicolo d’epoca partecipo alla traversata di Parigi, o propongo a privati di «vestire» i colori delle loro marche, come nel caso del Tour Auto da cui sono recentemente rientrato: sono soluzioni che assicurano una buona vetrina alla mia attività e un importante sostegno finanziario.
E al di là di tutto, Le Bus Bleu è un vero aggregatore di souvenir. La settimana scorsa una signora ha festeggiato i suoi 90 anni a bordo: dopo la Guerra si era sposata su un autobus come il mio!

Diresti che la tua idea ha funzionato?
L’attività è lanciata, non pensavo però che sarebbe stata così dura. Bisogna essere dei grandi comunicatori! Abbiamo avuto diversi servizi televisivi e il passaparola funziona bene.
Ora si tratta di sfruttare tutte le potenzialità del progetto. L’immatricolazione a 9 posti (che non posso modificare) è un limite superabile, e lo spazio sulla parte anteriore del bus si adatta bene agli aperitivi a bordo, molto apprezzati ai matrimoni. Pur non avendo il diritto di vendere alcool a bordo, chi sale può farlo con una bottiglia di champagne o qualche birra.
Fra le difficoltà metto Parigi: la guida del bus è faticosa («me lo diceva il vicino… » sorride), le macchine non sono abituate alla lentezza di frenaggio e ripresa del mio veicolo. E in questa città il livello di stress al volante è più elevato.

Progetti per il futuro?
Abbiamo appena lanciato un circuito dedicato ai luoghi emblematici di Midnight in Paris, l’ultimo film di Woody Allen ambientato a Parigi: le proposte a tema piacciono, e io ho voglia di fare qualcosa di divertente, che coinvolga il pubblico e faccia scoprire Parigi da un altro punto di vista. Per questo penso che integreremo alcune guide internazionali, e proporremo altri spunti.

Ici l’article en français

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(Credits: La foto di Benoit è di callibella.fr. Le altre foto sul Bus Bleu sono delle fantastiche ragazze di Épouse-Moi Cocotte)

Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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