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Birrificio Maso Alto

5 minuti 968 parole

La birra artigianale ha una sua poesia: è un prodotto vivo. Intervista a Leonardo Rizzini, Birrificio Maso Alto

Parole: 906 |Tempo di lettura: 4 minuti

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A Verona lo conoscono tutti come il gestore de La Mandorla, una storica osteria-bottiglieria rilevata nel 2009 con Lorenzo Forlati a due passi da piazza Brà. A cinque anni da quell’esperienza Leonardo si lancia nella produzione di birra artigianale: una passione alimentata negli anni e sperimentata con la birra Sleale – in vendita alla Mandorla – che ora si concretizza in val di Cembra in Maso Alto, un birrificio e (piccolo) bed and breakfast. Storia di un progetto pensato e realizzato un passo dopo l’altro, fra Veneto e Trentino. Prossima apertura.

Leo, è tutto pronto?
Ci siamo quasi. La ristrutturazione è terminata, l’impianto montato: saremo in un vecchio maso trentino che abbiamo recuperato con l’aiuto della Provincia. Una parte sarà adibita a bed and breakfast (3 camere), l’altra alla produzione, e di questa mi occuperò io. Ci sono voluti un anno e mezzo di lavori, che con il mio socio abbiamo svolto da soli anche per la parte amministrativa: ora aspettiamo i permessi dalla Finanza e poi si parte!

Come vi siete organizzati?
Produrremo orzo, luppolo e birra artigianale. Abbiamo fatto le prime semine di orzo nel trevisano – dove abbiamo preso dei campi in affitto un po’ per il clima migliore, un po’ per ovviare al territorio di qui, spesso verticale e dominato dalle vigne – e piantato alcuni filari di luppolo selvatico in val di Cembra: l’idea è di produrre orzo distico (la tipologia utilizzata nella produzione della birra ndr.) e farlo maltare nel centro Italia. Saremo aiutati da un terzista che lavorerà sul posto e il mio socio porterà avanti la collaborazione con una cantina sociale della zona, alla quale fornisce uva. Quanto a noi, ci siamo costituiti come azienda agricola con l’idea di vendere in un primo momento alla Mandorla e poi di allargarci. Siamo fiduciosi nella qualità degli elementi primi, come l’acqua del pozzo sopra il maso, una garanzia per la produzione.

Come ti sei avvicinato alla birra artigianale?
Quella per le produzioni di qualità è sempre stata una passione: ho fatto diversi corsi da sommelier e alla Mandorla ho imparato a conoscere meglio le birre artigianali, fino ad aver voglia di creare la mia. Una passione condivisa con Stefano Trevisani e Luca Fraizzoli, miei soci in questo primo progetto e nella collaborazione  – che dura ormai da due anni – con il birrificio trevigiano Morgana, dove mi hanno accolto e insegnato i trucchi del mestiere: ne è uscita la birra Sleale, una vera e propria beer firm ideata e portata avanti a sei mani. Attualmente Birra Sleale è distribuita nel Triveneto e in altre regioni italiane, continuerà ad esistere e sarà una parte importante delle attività legate al birrificio.Per i primi passi al Maso Alto conto poi di servirmi di alcune ricette che ho testato in un impianto pilota: si tratterà di birre ad alta fermentazione – più stabili e meno delicate -, la cui resa andrà valutata una volta aumentati i volumi e messi in moto i macchinari.

Quali sono le spese da affrontare in quest’attività?
L’investimento è alto e, al contrario del vino, la produzione di birra artigianale è tassata. Per il lancio dell’attività abbiamo tentato di accedere ai finanziamenti trentini per l’imprenditoria giovanile ma per una serie di motivi – non ultimo il fatto che il mio socio ne beneficia già per la sua impresa personale – non rientriamo in nessuno. Per ovviare alla mancanza di aiuti (che fuor di statuto di azienda agricola possono coprire fino al 30% della spesa se l’imprenditore ha meno di 35 anni ndr.) siamo andati al risparmio. Non sui macchinari, sia chiaro: sulle spese laterali, come l’etichettatrice ad esempio. Nei primi tempi le scriveremo a mano! Del resto, ci siamo fatti tutto da soli, cosa più cosa meno… (ride).
Per quanto riguarda l’accisa, la tassa incide parecchio: pesa 30 centesimi al litro e varia (in crescendo) in base al grado alcolico della birra. Se consideri che nell’ultimo anno è stata aumentata tre volte, ti rendi conto di quanto il settore sia in crescita e ci sia interesse a controllarlo: il vino, che è il prodotto agricolo per eccellenza, non ne è toccato.

Cosa ti piace della birra artigianale?
Che è un prodotto vivo, come il vino: cambia negli anni, mentre la birra industriale resta uguale a sé stessa. È il suo fascino principale, cosi’ come la passione di chi la fa: proporre solo birra artigianale puo’ essere una scelta difficile, i costi sono più alti (un fusto di birra artigianale costa 120-140 euro, più del doppio della birra industriale) e la rete di vendita va costruita.
È anche vero che questo settore di nicchia sta crescendo moltissimo – si contano quasi 700 birrifici nazionali – e che, pur restando stagionale (il consumo è prevalentemente estivo), la cultura della birra si sta diffondendo in Italia. Di mio sono contento di aver costruito questo progetto all’interno di un’attività consolidata: la Mandorla – gestita ora in duo con il fratello, ndr – sarà un supporto fondamentale, visti i tempi lunghi con cui vengono concesse le licenze e il blocco della produzione che ne consegue. Insomma, se guardo indietro mi dico che qualcosa di buono sono riuscito a farla!

Quando inaugurerete?
Ad estate inoltrata credo, quando la Finanza avrà dato il via libera e le birre saranno stabili e buone! Il posto è molto bello, c’è una terrazza da sfruttare con una bella vista sulla val d’Adige e i vigneti dei dintorni: sono tutti terrazzamenti spioventi di viticoltura eroica a ridosso della montagna, uno spettacolo!
Non vedo l’ora di organizzare una domenica al sole con braciolata e soppresse, con la cucina e il bed and breakfast ce n’è da fare! Per il momento abbiamo aperto la pagina Facebook: coltiviamo anche i like!

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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