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51. BLMN Studio Associato

5 minuti 878 parole

Cosa fare se sei giovane e fai l’avvocato? Beh, associarsi. Intervista a BLMN Studio Associato

Questa intervista è regalata da Lino’s Type, letterpress in Verona. Regala anche tu una intervista!

San Fermo.
Verona.
Centro Storico.
Biasioli Alessandro.
Lughezzani Maria.
Mendini Francesco.
Nuvoloni Andrea.
Studio Legale BLMN Associati




Who r u?

Andrea: siamo lo studio legale BLMN Associati. Data di nascita, 1 Gennaio 2013. Abbiamo deciso nello stesso momento di lasciare i rispettivi studi di appartenenza per intraprendere in maniera indipendente questo mestiere, associandoci tra giovani professionisti.



Cosa avete lasciato?
Andrea: la stabilità.
Alessandro: soldi sicuri, per quanto pochi, e meno responsabilità.



Meno responsabilità?
Maria: eravamo liberi professionisti che di fatto dipendevano dalla quantità di lavoro del proprio dominus, che generalmente firmava gli atti.



E quindi?
Alessandro: un livello di soddisfazione personale pari allo 0. Ok la gavetta e fare esperienza ma poi vuoi emergere non più come “figlioccio” di qualcuno!
Francesco: in tutti i rapporti con l’esterno si viene sempre presentati come collaboratori; i clienti, pur sapendo che la pratica viene seguita da un collaboratore, chiedono e si riferiscono sempre al dominus. Alla lunga questo squilibrio pesa.
Andrea: quindi fin qua abbiamo fatto un percorso di emancipazione professionale che accomuna molti di coloro che fanno questo lavoro. Quello che ci distingue da tanti altri sono i tempi, in anticipo rispetto alla media, e soprattutto la formula che abbiamo deciso di scegliere: quella dello studio associato.

Spiegatevi

Francesco: storicamente gli avvocati hanno sempre prediletto un percorso individualista. Spesso sono anche i proprietari dell’immobile e poi affittano gli studi. 
Oggi invece, soprattutto in città più grandi, non emerge più il singolo avvocato che fa tutto, ma semmai gruppi di avvocati che mettono insieme le proprie professionalità per offrire un servizio più competente a 360°.
Maria: a Verona, però, prevale ancora l’individualismo. Noi invece ambiamo ad essere una rete.
Per una fortunata coincidenza, ci siamo trovati in quattro professionisti della stessa età, con una amicizia di fondo e tanta fiducia reciproca, decisi a condividere un progetto… non è facile che si verifichino condizioni di questo tipo, anche perché abbiamo deciso che qualsiasi siano le entrate dello studio, debbano essere divise equamente tra i soci.
Alessandro: lo studio è un’entità autonoma in cui ciascuno conferisce il suo contributo: non è per niente banale tutto ciò! Viviamo situazioni in cui sempre più spesso è necessario completare le proprie competenze con quelle di un altro associato, per garantire la miglior assistenza possibile.
Non è una pratica tua, ma è una pratica dello studio.


Come trovate i clienti?
Passaparola.

La pubblicità non esiste?
Francesco: non esiste perché c’è il divieto di pubblicità.


E la vostra opinione al riguardo?

Francesco: serve per evitare una corsa al ribasso e il discredito della professione. Per evitare che tutti si mettano su internet e/o televisione a fare promesse che non possono mantenere. D’altro canto, non credo che fare pubblicità possa aumentare più di tanto i clienti.

Quindi trovate modi alternativi per comunicare? Come i biglietti da visita stampati con macchine tipografiche anni 50…
Andrea: i biglietti Lino’s Type sono fatti meglio, e poi è una giovane realtà veronese.
Maria: c’è una storia. Ci piace l’idea di un qualcosa che abbia una storia, un significato, un racconto.

E il marketing?
Alessandro: deve nascere nel cliente un rapporto di fiducia che, secondo noi, si crea solo attraverso la conoscenza personale.
Andrea: c’è un altro elemento da considerare. Ormai la domanda non è solo di fiducia, come sarebbe auspicabile, ma oggi è sempre più una domanda di prezzo.



Le normali dinamiche del mercato libero, o no? E cosa ne pensate della liberalizzazione della professione?
Francesco: di fatto siamo già così tanti che un’eventuale liberalizzazione non mi spaventa per nulla. Io, più che altro, la percepirei come un’ingiustizia personale, vista la fatica che ho dovuto fare per passare l’esame di stato e cominciare questa professione.

Ma quindi quale sarebbe la vera modifica da fare?

Francesco e Alessandro: selezione non dopo, tantomeno prima, ma durante l’università. 
Anche perché l’università non prepara a molti aspetti della professione; per esempio, nessuno ti insegna a gestire le grosse responsabilità che hai nel momento in cui cominci a fare questo lavoro. Sotto un capo sei tutelato, c’è sempre qualcuno che dà un ultimo controllo alla pratica e la firma. Quando sei solo capisci quanto sia importante saper gestire queste competenze.
Maria: c’è una totale discrasia tra la teoria e la pratica. Non sono previsti percorsi di inserimento professionale e arrivi totalmente impreparato al lavoro.



Non mi sembra un mondo aggiornatissimo…
Alessandro: eh no, alcuni avvocati non usano ancora il computer!



Non ne risente tutto l’apparato Giustizia italiano?
Francesco: c’è un grosso problema: i soldi. Non ci sono le risorse, nemmeno per comprare la carta da stampare, figuriamoci computer… e poi c’è un problema di formazione del personale: figure in là con l’età che non hanno certo l’attitudine e la flessibilità mentale per approcciare i nuovi strumenti digitali.
Andrea: Si chiama Digital Divide.

Qual è il vostro valore aggiunto?
Andrea: proprio l’impostazione associativa che ci siamo dati. Non esiste la mia pratica e la tua pratica. Non esistono dinamiche per cui, se io lavoro 30 e lui 60, allora io pago di meno oppure non dico tutto e non lo dico bene. Siamo un team e da noi non esiste questo problema.

Matteo Zamboni

Intervista a cura di Matteo Zamboni

All’inzio 1 progettista di occhiali, poi 1 progettista di schifezze, ora 1 progettista di relazioni

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