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Cielo Lien

4 minuti 673 parole

Oriente e Occidente racchiusi in una camicia bianca. Intervista a Cielo Lien

È taiwanese e il suo vero nome è Chien-yu Lien, Lien significa essere in buona salute e al sicuro. Cielo è il suo nome italiano, scelto perché è una parola che fa pensare alla libertà, in sintonia col suo spirito creativo. Vivace e appassionato trae ispirazione da tutto il bello che lo circonda. Ha girato in lungo e in largo l’Europa ma ha scelto di fermarsi a Milano, dove vive e lavora come fashion designer.

Cielo, qual è il tuo lavoro?
Ho un brand di moda per cui faccio un po’ di tutto, dalla produzione, all’ufficio stampa fino a curare il lato commerciale. Ma ovviamente la parte che preferisco in assoluto è quella creativa in cui disegno!

Raccontami un po’ il tuo percorso professionale
Ho fatto molti lavori inerenti al fashion system, già da quando ero solo uno studente, come ad esempio lavorare nel backstage o fare il costumista durante le sfilate o le campagne di vendita e anche il press officer. Poi quando ho finito l’Istituto Marangoni ho fatto un paio di stage all’interno di alcuni brand indipendenti in modo da comprendere come funzionasse il sistema moda italiano. Dopo qualche anno di gavetta in cui ho fatto molta esperienza, ho capito che ciò che desideravo di più era avere un mio brand, con il mio stile.

Tra tutte le capitali della moda, perché hai scelto Milano come luogo in cui lavorare?
Ho scelto Milano perché all’età di 16 anni ho avuto la possibilità di viaggiare con la mia famiglia in molte città. Ed è stato in quel periodo che ho sentito che l’atmosfera di Milano mi faceva sentire raggiante. Oltre alla grande cultura e all’eleganza, lo stile del sud Europa è molto sincero e romantico, trovo che sia una combinazione molto interessante, e inoltre lo stile unico del design italiano, che ho trovato dappertutto in questa città, mi ha da sempre ispirato moltissimo.

Il tuo core business sono le camicie bianche senza logo, perché questa scelta?
Perché sono convinto che i vestiti non debbano essere giudicati in base al “nome”, piuttosto in base al loro taglio, a come calzano, al design, ecco perché ho scelto la camicia bianca come simbolo del mio brand. Questo non significa che non mi piacciano i colori, solo che preferisco che le persone si focalizzino innanzitutto sulla storia che ho cercato di raccontare e non sui colori.

Sembra che Oriente e Occidente si incontrino nelle tue creazioni, è così?
È una domanda molto interessante e in molti mi chiedono se sia vero. Date le mie origini asiatiche, sebbene mi sia formato in Europa, ho cercato di far capire che oggigiorno la cultura è come una palette, con tante sfumature. Piuttosto che focalizzarmi su un approccio di tipo lineare, preferisco mixare differenti culture che in qualche modo si attraggono e si allontanano, ma insieme contribuiscono a creare un nuovo stile. Probabilmente se avessi negato anche solo una delle due componenti, East&West, Cielo Lien oggi non esisterebbe.
Mi piace far conoscere alle persone delle storie, e mi piace spingerle a scoprire i dettagli particolari dei miei capi, come le stampe a fiori sotto il colletto o nelle spalle ispirate alle opere di Alphonse Mucha. Quello che faccio è una specie di gioco tra designer e cliente, mi piace l’idea della scoperta, e così ho voluto trasmettere la stessa esperienza a quanti volessere cogliere questa sorta di sfida.

Un progetto a cui tieni molto che hai già realizzato?
Penso di non poter rispondere a questa domanda dicendo che il progetto più bello è rappresentato proprio dalla mia ultima collezione, perché per me ogni nuova collezione sarà la migliore.

Piani per il futuro?
Continuare a crescere e migliorarsi, soprattutto di fronte alle nuove tecniche di confezionamento che si fanno via via più moderne. Forse alcune persone possono pensare che concentrarsi su un solo tipo di capo non suoni smart in un mercato così veloce, ma mi piacerebbe dare alle persone la miglior camicia possibile, della qualità migliore, ecco perché mi concentrerò ancora e ancora su quello da cui sono partito.

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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