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Claudia Ferri / The Babbionz

5 minuti 825 parole

Affittiamo sogni, ma non individuali. Sogni a quattro teste. Intervista a Claudia Ferri di The Babbionz

Claudia, qual è il tuo lavoro?
Sono fotografa professionista e insieme a Jessica Basile, Giovanna Eliantonio e Valentina Natarelli siamo le Babbionz.

La tua formazione?
Sono di Pescara che poi ho lasciata per Roma. Dieci anni di formazione di cui quattro solo di fotografia alla Fondazione Pastificio Cerere, una scuola storica di avanguardia artistica romana. Questo periodo mi è servito moltissimo per i confronti che ho potuto avere. Ho sentito che questa esperienza mi ha fatto fare il salto di qualità che cercavo.

Poi però hai lasciato Roma.
Le giornate romane erano diventate un po’ povere di ispirazione e dopo dieci anni di affitti una decisione la devi prendere. Inoltre mi mancava la routine con le persone per me più importanti e ho deciso di tornare a Pescara. Ma tra Roma e Pescara c’è stata una pausa di tre mesi in Australia.

Racconta.
Era la fine del 2010. Dovevo staccare la spina da tutto e da tutti. Sono stati tre mesi belli e brutti ma necessari. Un mese l’ho fatto da sola a girare con uno zainetto e la macchina fotografica cambiando luogo ogni giorno. La difficoltà è stata allacciare contatti con un pessimo inglese e usare tutta l’italianità e il body language che sapevo! In Australia c’è un tenore di vita più alto, ben diverso da qui. A Tilba Tilba ho fatto un viaggio nel viaggio, un posto da sogno per le persone che ho incontrato. A Melbourne capiti in molti shop in cui i prodotti sono tutti fatti a mano. C’è molta attenzione per quel tipo di estetica, per il dettaglio. Ed è più semplice esprimersi, meno convenzioni. E’ in Australia che ho sentito per la prima volta profumo di hand made.

E qui nascono le Babbionz?
La nascita delle Babbionz è stata stramba come tutte le cose che facciamo. Tornata dall’Australia sentivo di dover fare qualcosa di polivalente. Mi piace fotografare ma anche cucire, cucinare… Sentivo che mi piaceva navigare nella confusione del saper fare molte cose ma non sapere veramente che cosa voler fare da grande. Penso che l’esperienza nel mondo dell’arte romana sia stata fondamentale. Lì devi essere cosciente che i confini delle relazioni e del tuo lavoro sono sottili, quasi impercettibili. E’ tutto un grande contenitore caotico e in qualche modo devi trovare una via d’uscita. A fine 2011 lavoravo in un bar per arrotondare e ricordo una sera in cui mi stavo annoiando tremendamente. Sentivo la necessità di inventarmi qualcosa per Natale. Avevo una macchina da cucire e potevo fare delle cinte con delle stoffe vintage di mia madre o alcuni colli o sciarpe. Nel tedio di Pescara ho deciso che ci voleva una svolta, qui nasce il progetto Babbionz, in cui la fotografia continua con un’impronta decisamente buffa. Mi piace sviluppare una autoironia fotografica e il progetto Babbionz è perfetto per questo. Tutto è nato così. Jessica, Giovanna, Valentina ed io siamo persone diversissime e sappiamo fare cose diverse. E’ come se fossimo inciampate l’una nell’altra e rialzandoci ci siamo dette: e ‘mo?

La vostra estetica è subito riconoscibile. Oltre a questa comunicazione però vendete prodotti via e-commerce e nei negozi.
Vendiamo via Etsy e ALM (A Little Market). Nei negozi abbiamo appena cominciato in contovendita. La nostra estetica è ironica. Cerchiamo di rimanere sempre spontanee. A volte, quando vediamo le venite dei nostri prodotti in Canada ci diciamo: diventiamo serie? Creiamo delle collezioni, razionalizziamo? Ma ciò che facciamo è molto spontaneo, poco pensato, la serialità non è il nostro pane. Noi non facciamo tanto prodotti per la vendita, quanto piuttosto allestiamo una situazione, creiamo un mondo dentro cui ci sono sì prodotti, ma anche eventi, fotografia, un mondo diverso. E ci divertiamo tantissimo!

In Next, un saggio di Baricco di qualche anno fa, c’è una bellissima definizione di Walt Disney come ‘noleggiatore di sogni’. Mi viene in mente questo quando parli di allestire una situazione. Voi affittate sogni?
Si, possiamo dire che affittiamo sogni. Ma non individuali, sogni a quattro teste.

Come si è sviluppato il progetto Babbionz?
Tutto è molto recente. La comunicazione è nata su Facebook e Tumblr. Quest’estate abbiamo partecipato a Band Loch a Bergamo ed è stato fondamentale perché è nata una rete di contatti importante. Pollaz e Gaia Seggatini aka Vendetta Uncinetta. E siamo piaciute talmente tanto alle Funky Mamas che ci hanno messo tra le 15 migliori realtà da sponsorizzare tramite ALM (A Little Market). Poi ALM ci ha sponsorizzato il materiale per i workshop che continuiamo a fare. Poi siamo uscite con Pollaz e Gaia Segattini su Vanity Fair e anche questo ha aiutato molto.

Come funziona la vostra comunicazione?
La base è la Rete. Nel quotidiano ci sponorizziamo tramite foto, eventi e ora collaborazioni con negozi. Dobbiamo molto ad ALM perché tramite le Funky Mamas ci ha fatto una bella pubblicità. Insomma, le collaborazioni sono fondamentali. Per quanto riguarda Etsy, vendiamo in tutto il mondo e quando arriva una richiesta Oltreoceano ci porta ancora più gioia. Ed è tutto, davvero tutto molto buffo.

Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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