CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

57. Cristina Garioni

6 minuti 1052 parole

Vivienne Westwood, Prada, John Galliano, e poi tango, tango, tango. Apre Flute Tango, una linea di abiti per il tango e ci racconta perché. Intervista a Cristina Garioni

Cristina, la tua storia?
Sin da bambina ho sempre disegnato i vestiti per le mie bambole. Ho deciso poi per un percorso di studio legato alla moda. A vent’anni ho cominciato a lavorare. Ufficio stile di un’azienda a Bassano del Grappa, dove sono nata a cresciuta. Vent’anni fa gli uffici stile anche se in provincia erano realtà importanti. Ho lavorato lì 7 anni dove ho imparato molto. Il mio titolare mi ha portata in giro per il mondo e poi ho deciso di spostarmi a Londra. Ho lavoricchiato qua e là per tre mesi e poi attraverso alcune conoscenze sono entrata a lavorare da Vivienne Westwood.

Raccontaci meglio
Sono entrata come responsabile accessori e poi la scalata fino a diventare responsabile linea Red Label. Cinque anni meravigliosi. Poi ho conosciuto un ragazzo italiano e sono tornata in Italia, a Milano, per tre anni. Ho fatto varie consulenze fino a che sono riuscita ad entrare in Prada come senior designer per Miu Miu. Ma da Prada sono rimasta pochissimo.

Perché?
Perché non ho il carattere giusto per restare in una azienda molto strutturata, fatta di ruoli definiti, di rapporti a volte non spontanei ma legati alla politica. Sono rimasta un anno. Ed è stata comunque un’esperienza bellissima. Ho lavorato con Miuccia Prada, le cose fatte in un anno sono finite in passerella e mi dicevano: si vede che c’è una testa nuova. Finisce a Milano, finisce con il mio ragazzo e torno a casa a Bassano con un senso di sconfitta.

E poi cos’è successo?
Mi chiama una mia amica da Parigi: vieni a Parigi, ti presento a John Galliano. Tentenno, non so cosa fare, vado, rimango lì tre anni. Divento coordinatrice della collezione Donna Première Ligne. E’ stato il lavoro più maturo. Anche John Galliano come Vivienne Westwood è strutturato come una azienda molto piccola, quasi a conduzione familiare, 30 persone tra stile, commerciale, amministrazione. Ero il link tra ufficio stile e azienda italiana. Il marchio era prodotto artigianalmente nell’atelier di parigi e industrialmente in italia. A Parigi abiti da sera, tagliati in sbieco, cuciture a mano, abiti che andavano in sfilata. In Italia la produzione. Era un lavoro a 360 gradi, dal momento della nascita dell’abito alla passerella e alla presentazione alla rete commerciale. Come lavoro era molto interessante, ma ero arrivata a Parigi a 35 anni, ero già stanca di stare in giro, e Parigi è una città molto dura. La mia vita era fatta solo di lavoro. Rispetto a Londra o a Milano, a Parigi devi starci molti anni per abituarcisi. Io ci sono rimasta due anni e mezzo e poi sono tornata a casa.

Cerco lavoro in Italia, e lo trovo in Sinv, una azienda di Zanè, Vicenza, una azienda di 300 dipendenti dove si produceva per Chloé, Moschino, Anna Molinari, Yohji Yamamoto. Mi affidano il ruolo di responsabile di prodotto per See by Chloé. Entro a gennaio 2009, dopo sei mesi l’azienda comincia a predere fatturato e a giugno 2010 cominciano a tagliare e io che ero entrata da poco e con un certo ruolo vengo tagliata.

A quel punto si è fermato un po’ tutto. Ho fatto colloqui con varie aziende, ma è stato difficile trovare lavoro a causa dei ruoli che avavo già ricoperto. In quel periodo, dalla prima volta in vita mia da quando avevo iniziato a lavorare, avevo molto più tempo a disposizione e un certo senso di disagio perché non sapevo chi volevo essere. Ho pensato di aver fatto certe scelte strategiche sbagliate. Dovevo rimaere al’estero per fare carriera. All’estero ho fatto carriera molto velocemente perchè i rapporti sono molto prefessionali e se ne hai le capacità e la voglia fai carriera rapidamente. E’ stato in quel periodo che ho scoperto il tango. Ballo, ballo, ballo tutti i giorni e ad un certo punto comincio a farmi i miei vestiti. I miei amici mi dicono: perche non rendi la tua cratività un lavoro? E nasce Flute-tango.

Com’è il mercato degli abiti per il tango? C’è molta concorrenza?
Ce n’è, ma quasi tutti fanno delle produzioni molto piccole e a livello artigianale. Li fanno a casa e poi vanno a venderle alle milonghe. Siccome ci sono marchi nelle scapre da ballo che stanno diventando importanti, perché non fare lo stesso con l’abbigliamento? La mia sfida è questa. La competizione c’è ma manca una vera idea di progetto. La mia ambizione è costruire un marchio di abbigliamento per il tango con un progetto in testa. Ora vendo alle milonghe e tramite il mio socio che ha una rete distributiva di e-commerce, agenti, negozi, vendo in Italia e nel mondo. Sono partita a settembre 2012 con la prima collezione.

Da cosa differisce il tuo prodotto rispetto agli altri?
Ho scelto di usare molto i colori e azzardato molto nel concetto. Il mio prodotto è molto curato anche a livello di confezione. Questo mi è stato riconosciuto e ora che sto entrando nei negozi. Il mio prodotto viene scelto perche sto facendo una cosa che non c’è. Ho preso l’abito tradizionale e cambiato l’estetica e il concetto. Tutti hanno l’idea del tango come balere, tendaggi rossi, specchi, persone di un certo tipo, di una certa età. Ma il tango oggi sta diventando un ballo giorvane.

Per quale motivo secondo te?
Perché è un ballo sociale. Perché nel tango ci si abbraccia senza ambiguità. Il tango ti permette di avvicinarti ad un perfetto estraneo solo per ballare ed emozionarti. Emozioni forti tra due corpi anche estranei, ma è una emozione solo legata al ballo. Senza timore. Credo che la forza del tango nasca proprio da questo. Puoi essere qualsiasi tipo di persona, il tango è per tutti. Tu sei lì per ballare.

Ad una persona che vorrebbe intraprendere un percorso simile al tuo, che cosa consigli?
Fallo, provaci. Non è fondamentale avere esperienza per arrivare da qualche parte. Serve essere audaci e coraggiosi. L’esperieza ti rende più veloce ed eviti certi errori, ma serve coraggio. Vedo che tanti ci provano e alcuni ce la fanno. L’importnate credo sia non rimanere nel piccolo, pensare sempre al tuo progetto come a qualcosa di grande, di mondiale.

Sei felice?
Decisamente si! Faccio quello che mi piace, ci provo, e sono molto contenta.

(Fausto Carpino e Stephanie Fesneau ballano con abiti Flute Tango)

Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

Lascia un commento

Racconta la tua Storia