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441. Cristina Marzola / Illa

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10 anni fa, alla classica domanda sul mio futuro ho risposto: “disegnerò la mia linea di borse, che venderò in tutto il mondo”. Intervista a Cristina Marzola, Illa. Entra in contatto con Cristina

Parole: 1021 | Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

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Una micro azienda che sta spiegando le ali dall’incubatore che la ospita verso il mercato mondiale: illa è creatività, unicità, arte, design ed etica. Ma è anche un sogno che si concretizza giorno dopo giorno, nato dal coraggio di una donna, Cristina Marzola, che ha scelto di realizzarsi con un progetto che rappresenta le sue salde radici e il suo sguardo lontano.

Un’idea imprenditoriale che prende forma nel pieno della crisi globale. Da dove nasce Illa?
Mai come nel mio caso possiamo parlare di crisi come opportunità, al di là dei luoghi comuni. Ho studiato architettura per passione e poi, cercando un percorso professionale coerente con la mia formazione, mi sono dedicata all’arredo di interni. Alla ricerca del posto fisso, ho lavorato in un’impresa di costruzioni seguendo i progetti immobiliari dell’azienda. Un lavoro che mi piaceva, ma che cominciavo a sentire un po’ stretto. Era la scelta razionale, il miglior compromesso. Non so se da sola avrei mai avuto il coraggio di cambiare, ma poi è arrivata la crisi e nel 2011 l’azienda ha chiuso il dipartimento dove ero impiegata. Mi trovavo nella situazione ottimale, di dover scegliere di nuovo, ripartire da un nuovo inizio: ho sentito che era il tempo per inseguire il mio sogno di sempre, investendo su di me.

Praticamente quello che avevi come visione a lungo termine, 10 anni fa. Come è diventato la tua attività?
Sì, proprio 10 anni fa, alla classica domanda da colloquio di lavoro “dove ti vedi tra 10 anni” avevo dichiarato: “mi vedo a disegnare la mia linea di borse, che venderò in tutto il mondo”. Forse in quel momento, senza sperarci troppo, ho fissato l’immagine che ora si sta avverando. Il momento “buono” era di fatto il peggiore, quello in cui ti pare di non avere più niente. E invece, grazie alla spinta fondamentale di un imprenditore che ha creduto in me e mi ha incoraggiata, sono partita con il progetto “illa”. Era il 2012. Uno studio di mercato mi ha portato a capire che avrei dovuto trovare una nicchia molto specifica per non competere, ma convivere con i grandi marchi della moda. E ho trovato l’eccellenza in una produzione artigianale di alta gamma, rigorosamente del territorio, e nella collaborazione con artisti locali.

Quali sono stati gli elementi vincenti e quali le difficoltà maggiori?
Dal punto di vista imprenditoriale, la svolta è stata l’incontro con il web marketing, con gli strumenti di comunicazione che oggi permettono anche ai piccoli business di stare sul mercato in modo efficace. Ho capito che prodotto e comunicazione sono due parti del progetto di pari importanza e inscindibili tra di loro.
Non è stato facile, invece, passare alla realizzazione, ovvero trovare quella rete di fornitori – materie prime, artigiani – che fanno di Illa un progetto di eccellenza locale. Non che manchino, anzi. Ho la fortuna di vivere in uno dei distretti dell’eccellenza manifatturiera, ma qui gli artigiani lavorano per i grandi brand del Made in Italy, alcuni in esclusiva, e dedicarsi ad una produzione in quantità minime non è per tutti.

La tua prima linea si chiama “Canvas”. Cosa vuol dire?
I miei sono accessori moda, pochette nella fattispecie, pensati come oggetti esclusivi, prodotti in edizione limitata. Parlano della terra da cui nascono: il paese del bello, dell’arte e del design. Sono “Hand made in Veneto”. Canvas perché diventano una tela dove l’artista si esprime: la patella si richiude all’interno della pochette, mettendo in evidenza il pannello frontale. Le diverse collezioni sono opera di artisti veneti che interpretano un’idea, un materiale, una manualità artigianale da valorizzare. Ogni collezione è frutto di uno studio profondo, di artista, che incontra la manualità e infine risale in superficie a decorare questi oggetti, davvero unici e pregni di significato.

Come pensi la donna”illa”?
Al di là del profilo del target che si delinea per il business plan, la donna “illa” è una donna che vuole esprimere la sua personalità decisa, il suo amore per l’arte e per la moda (non per i trend) e cerca un oggetto dal valore simbolico, distintivo, unico.

Qual è la tua ricetta di business?
Gli ingredienti stanno tutti nella dicitura ”Hand Made in Veneto”. Sono l’alta qualità, dal design alla realizzazione, l’arte che si fonde nell’artigianato, un senso di esclusività nato da ricerca e innovazione, e l’etica, che significa dare autenticità scegliendo il meglio della mia terra, e promuovendo l’incommensurabile valore degli artigiani che qui lavorano ai massimi livelli.

Qual è la tua visione del futuro?
Per il mio business, futuro significa orizzonte globale. Illa sarà presente in Europa e nel mondo. Sono già approdata negli USA, nelle boutique o concept store di grandi città, ma punto anche alla Germania e al Giappone, terre dove il Made in Italy di qualità è molto ricercato. Poi c’è il mondo del web, sia per la comunicazione che per la vendita online; Illa è tra i marchi distribuiti da Milanoventuno, un e-store con una selezione che include piccoli brand inediti accanto ai grandi nomi della moda.
Il futuro parte con una salda base nel presente, ovvero da apprezzamenti prestigiosi che il prodotto ha riscontrato. Uno su tutti, l’essere stato selezionato per il prossimo salone “Super” di Pitti Immagine, con una menzione speciale. È tra le dieci proposte innovative scelte tra oltre 100 candidati per la prossima esposizione a Milano dal 28 febbraio al 2 marzo.

A cosa senti di dovere questo tuo successo?
Non mi sento di parlare di successo, quanto piuttosto di “work in progress” della mia idea. Un bel passo è stato l’ingresso in “Fondazione la Fornace dell’Innovazione”, di Asolo, avendo vinto il bando “Restart 2013, riattiviamo il Territorio”. Qui ho trovato il contesto giusto – gli spazi, le collaborazioni – per dare slancio alla mia impresa. Mi sento debitrice verso i molti che hanno creduto in me, anche in tempi non sospetti, e mi hanno incoraggiato e sostenuto affinché proseguissi, passo dopo passo, verso la realizzazione di Illa. Il merito maggiore va a chi mi ha spronato, per dare l’avvio al tutto, senza permettere che il sogno si spegnesse dentro una visione prudente e abitudinaria del lavoro, ma forzandomi ad osare.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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