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Crowdknitting

9 minuti 1735 parole

Come creare un mondo e poi farlo a maglia. Crowdknitting.

parole: 1.723 | tempo di lettura: 7 minuti

Crowdknitting è il social network dedicato agli appassionati dei lavori a maglia, in tutte le sue sfaccettature. Ho incontrato i fondatori e abbiamo parlato del progetto, della loro passione comune e di quello che vogliono fare insieme. La loro filosofia è creare opportunità di lavoro facendo di una passione un lavoro. Iniziative solidali, community, incontro, scambio e condivisione sono le parole d’ordine. Ogni due settimane si ritrovano il mercoledì al Caffè dei Libri di Bassano del Grappa (Vicenza) e il giovedì al bar Mavalà di Vicenza. Se siete in zona fateci un salto e non dimenticate i ferri!

/ Maria Cristina Pizzato

Qual è il tuo lavoro?
Lavoro da molti anni nel settore informatico, nel campo del software aziendale, occupandomi di marketing e comunicazione, anche se la mia grande passione sono sempre stati i ‘lavori femminili’, il ‘fattoamano’ e, in particolare, il lavoro a maglia.

Parlami di come sei arrivata a Crowdknitting e qual è il tuo ruolo?
Il progetto Crowdknitting parte da lontano, come dicevo, la passione per la maglia è sempre stata una costante nella mia vita, fin da bambina. Ho pensato quindi di raccontare questa mia passione in un blog, pensierifattiamano.it, attraverso il quale racconto questo grande amore non solo attraverso i miei lavori ma condividendo il mio pensiero circa le tante iniziative legate al mondo della lana e del lavoro a maglia, dei filati, e delle loro applicazioni tradizionali o innovative.

A seguito dell’interesse riscontrato in rete, e proprio in quest’ottica di comunicazione e diffusione della pratica del lavoro a maglia come elemento di socializzazione, da giugno 2011 ho fatto partire a Bassano del Grappa gli incontri di Knit Cafè e, osservando questo primo nucleo di community, le nostre attività sempre più social e l’interesse che suscitavamo, è stato naturale pensare alla creazione di uno spazio che volesse diventare un catalizzatore di iniziative legate all’applicazione del lavoro a maglia in ambiti diversi dal tradizionale, quindi nel campo artistico e del design. Ci sembrava naturale creare le condizioni per estendere l’esecuzione dell’installazione a tutte le knitters che avessero voluto contribuire, quindi è nato il nome del progetto CrowdKnitting, dal termine crowd, che significa folla, gente, calca, utilizzato spesso in ambito marketing per creare neologismi che definiscano attività con una forte componente di condivisione e collaborazione e il termine Kem>knitting, appunto, il lavorare a maglia. La mission del Crowdknitting era, inizialmente, creare in collaborazione e condivisione progetti di Yarn Bombing che caratterizzassero ambienti urbani e sostenessero iniziative sociali. Quasi necessariamente, e in poco tempo, il progetto si evolve in una knitcommunity; persone che fanno della passione per il lavoro a maglia la loro forma di espressione e di business, da qui la nascita di un social network dedicato al mondo della maglia, del lavoro a maglia, dei filati, delle knitters, chocheters, creativi, stilisti, negozi ed aziende del settore e non, ma che vedano in questo progetto qualcosa in più che un semplice parlare di ‘calzetta’.

In questa nuova avventura ho trovato sostegno in mio marito Alberto, che mi ha sempre supportata ed aiutata, traducendo in realtà tante mie idee, e in Alessandra e Lucia che sono state determinanti per la ventata di novità e concretezza che hanno portato al progetto. Quindi possiamo dire che il mio ruolo è stato inizialmente di ideatrice del progetto che ha poi avuto la fortuna di essere concretizzato, rivisto e stabilizzato dagli altri membri del team. Rimango ancora l’anima artistica della crew, possiamo definirmi l’art director?

Qual è la tua missione in quanto crowdknitter?
‘Salvare il mondo’ è quello che vorrei rispondere, partendo da dove siamo ora, dalla nostra situazione, dal nostro
luogo. Tornando con i piedi per terra, la mia mission è stata inizialmente svecchiare la percezione collettiva legata alla
pratica del lavoro a maglia, renderlo qualcosa di moderno e di cool, adatto alle nuove generazioni, perfettamente
legittimato come attività artistica e non più legato ad un immaginario di nonne e zie. Ho la piena convinzione che
possa diventare un settore forte, prospero e una fonte di guadagno riconosciuta, ambita e seria per il nostro
futuro, non solo una moda passeggera, è per questo che ritengo fondamentale una maggiore condivisione e
collaborazione. Crowdknitting nasce con questa mission.

L’obiettivo è diventare maker4makers, porre le basi per un luogo di condivisione e collaborazione, dove tutti
abbiano la coscienza di essere realtà nuove, allo stesso piano, in cui discutere e confrontarsi con altre realtà
simili, scambiare esperienze e consigli, essere forti perché tanti, poter affrontare il mondo mercato con meno
disincanto.

Un progetto che ti sta a cuore?
Difficile scegliere tra i tanti progetti realizzati e promossi, ognuno ha avuto il nostro impegno incondizionato, a
prescindere dal successo.
Sicuramente i progetti che mi stanno più a cuore sono quelli finalizzati a creare coinvolgimento collettivo ed
emotivo per attirare attenzione su problematiche di interesse sociale; è il caso dell’iniziativa  ‘Mettiamoci una
pezza’, promossa dall’associazione culturale Animammersa, che propone azioni di urban knitting nelle zone
terremotate de L’Aquila ed Emilia finalizzate a sensibilizzare l’opinione pubblica circa emergenze non ancora risolte
e sulla necessità di una legge che regoli la gestione delle emergenze ambientali, ma anche di Total Pink, evento
promosso da Knitting Relay, che si è svolto l’11 e 12 maggio a Faenza e che prevede di rivestire gli arredi di alcune
zone della città con pezze in tutte le sfumature del rosa, proprio per enfatizzare l’attenzione sulle difficoltà che
ancora oggi le donne devono affrontare per gestire la semplice quotidianità.

Però il mio preferito rimane sicuramente il nostro ‘incompiuto’; per la sera di Halloween avevamo preparato
una horror installazione di urban knitting, le coperture per 10 lampioni, che riproducevano le locandine di 10 dei
film horror più famosi della storia; da Psyco e Shining, passando per l’Esorcista e Dracula… un lavoraccio per due
settimane impossibile da concludere a causa della pioggia!

E un sogno da realizzare?
Poter vivere solo della mia passione e aiutare altri a realizzare i loro sogni.

/ Alessandra Perdonello

Qual è il tuo lavoro?
Da moltissimi anni collaboro con una software house del bassanese, la stessa nella quale lavora anche Cristina e dove ci siamo conosciute, dapprima come assistente al software e poi, ormai da tempo, come Help Desk Manager. Gestisco e coordino le attività di tutto il reparto assistenza clienti, e faccio formazione alla rete indiretta. Ma ora  la mia attività si è arricchita di questa nuova realtà, Crowdknitting, che mi sta dando moltissimi stimoli e soddisfazioni, pur essendo partita da poco, assieme a Cristina Lucia ed Alberto.

Parlami di come sei arrivata a Crowdknitting e qual è il tuo ruolo?
Come dicevo prima ho conosciuto Cristina come collega, e subito mi è piaciuta per la sua creatività ed energia positiva. Così quando mi ha invitato ai suoi knit café ho accettato di partecipare con entusiasmo… e non ho più smesso, mi sono ritrovata piacevolmente impigliata!  I knit café assieme ai blog. Pensieri Fatti a Mano prima e Crowdknitting poi, sono stati la genesi dei social network dedicati agli appassionati di lavoro a maglia e uncinetto e per me la possibilità di esprimere la mia creatività da troppo tempo relegata in un angolo. Crowdknitting è ora una bella realtà in continuo divenire all’interno della quale per il momento tutti abbiamo più ruoli e siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Qual è la tua missione in quanto crowdknitter?
La mia missione? Quella di Crowdknitting, e cioè diventare un punto di riferimento per i knitters, non solo italiani, facendo trovare loro un luogo ideale dove incontrare altre persone con la stessa passione, socializzare, e dove in futuro creare anche occasioni di business condiviso. E per questo stiamo lavorando tutte le sere ed in ogni momento libero delle nostre giornate.

Un sogno da realizzare?
Vivere delle mie passioni, con passione.

/ Lucia Salvemini

Come sei arrivata a Crowdknitting?
Sono arrivata a Crowdknitting per tutta una serie di fattori che io chiamerei fortunate coincidenze: io e Alessandra eravamo compagne di classe alle scuole superiori, avevamo già da allora un bel feeling ma dopo il diploma ci siamo comunque perse di vista. Circa due anni fa ho ripreso i contatti tramite Facebook, ho visto che frequentava il Knit Cafe’ a Bassano ed ho colto l’occasione per rivederla; al Knit ho scoperto che con Cristina alla fine ci conoscevamo si può dire già da piccole in quanto originaria da parte di mamma dello stesso paese con amicizie e parentele comuni, da cosa nasce cosa, sono arrivata
al Knit per salutare una vecchia amica e non me sono più andata… Anche in forza della mia formazione e del lavoro che svolgo diciamo infatti che mi occupo della parte amministrativa del gruppo.

Qual è la tua missione in quanto crowdknitter?
In quanto Crowdknitter sicuramente la mia missione consiste nel promuovere, divulgare, rivalutare tutto quello che
riguarda il lavoro a maglia in ogni sua sfumatura. Non sono sicuramente una maestra di manualità e di tecnica ma anche
quel poco che riesco a “tricottare” per me ha un enorme significato; principalmente io vorrei avvicinarmi a tutta quella
platea di persone “vorrei ma non sono capace”, non è vero, c’è posto per tutti! Particolare interesse mi suscitano le
realtà produttive locali, magari poco conosciute, ma che cercano di commercializzare filati di qualità ottenuti con metodi
che si rifanno alle vecchie tradizioni.

/ Alberto Grosso Nicolin

Crowdknitting per te?
Essendo il marito di Maria Cristina ho “subìto” il contagio del suo enorme entusiasmo nei confronti del fatto a mano e dei lavori a maglia. Ho quindi messo a disposizione tutte le mie conoscenze informatiche occupandomi dei blog di Crowdknitting e di Pensierifattiamano e del nuovo Social Network di Crowdknitting.

Qual è la tua missione in quanto crowdknitter?
La mia “mission” è di far crescere, attraverso Internet, l’interesse verso questo magico mondo del lavoro a maglia in tutte le sue declinazioni, da quelle artistiche a quelle più prettamente business.

Il tuo sogno da realizzare?
Mi piacerebbe veder crescere, nel territorio in cui vivo e in particolare a Bassano, la partecipazione a eventi legati al lavoro a maglia. Bisogna fare uno sforzo e togliere la patina un po’ snob di cui sono state rivestite le knitters nostrane (all’estero, come al solito, la mentalità è tutt’altra), quasi fosse una cosa per sole donne (e nonne) o peggio una moda passeggera. Bassano vive attorno al ponte degli Alpini, quindi quale sogno migliore se non quello di “abbellirlo” con una bella installazione in puro stile Yarn Bombing?

(Le foto sono di Veronica Mariani)

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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