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58. CTRLZAK Studio

5 minuti 930 parole

Autoproduzione si, ma anche distribuzione mondiale con Seletti. Intervista agli artisti e designer Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos di CTRLZAK Art & Design Studio

Katia, cosa significa CTRLZAK?
Ctrl-Z è il comando della tastiera per tornare indietro. In tutti i progetti c’è sempre questo aspetto legato alla ricerca alla storia: è fondamentale fare un passo indietro per andare avanti. Zak sono le nostre iniziali. Ricorda un anagramma di Zakopoulos e Katia.

La vostra storia?
Ci siamo conosciuti a Venezia durante un corso post laurea in arte visive. La nostra formazione è artistica. Thanos è più legato a un linguaggio digitale come foto e installazioni. Io invece sono sempre stata vicina all’ambito dell’arte relazionale più performativa che dà risalto al processo. Prima di CTRLZAK abbiamo fatto entrambi esperienze all’estero. Cina, Brasile, Europa. Per me poi un anno in Fondazione Pistoletto con cui collaboro ancora mentre Thanos ha collaborato in Cina con artisti cinesi.

Quando nasce quindi CTRLZAK?
Nel 2009 ci hanno invitati insieme alla Biennale di Saint-Étienne. Siamo stati lì tre mesi con Totem, un progetto in comune. Il progetto consisteva nel dare una nuova forma e nuova vita a oggetti abbandonati come una sedia di legno ma usando soltanto materiali contemporanei come plexiglass o acciaio inox o dare vita ad un cassetto anni ’50 con resine e altri materiali.
Dopo questa esperienza abbiamo deciso di fondare lo studio insieme mantenendo però ognuno la propria visione. Noi due ci completiamo perché abbiamo una visione diversa e una diversa sensibilità nell’uso dei materiali e dei risultati soprattutto quando ci dobbiamo confrontare con il prodotto. Il nostro approccio rimane comunque sempre artistico.

Ci spieghi perché?
La strada che prendiamo è il contrario della strada che spesso prende un designer. Noi non cerchiamo le aziende. Abbiamo un approccio da artista. Abbiamo una necessità e cominciamo di getto a realizzare progetti. Un esempio è D\Zen o Hybrid, il primo prodotto da D3CO e il secondo da Seletti.

Come sono nati Hybrid e D\Zen?
Dopo i nostri viaggi sentivamo un bisogno: raccontare il legame tra Oriente e Occidente. Abbiamo deciso di utilizzare la ceramica perché è un materiale che li accomuna. Hybrid è una serie di piatti dove una parte di decorazione europea e una orientale sono forzate a convivere.
D\Zen nasce dall’osservazione di una pratica buddista. I monaci mettono dei bastoncini sottili sotto a enormi rocce per simboleggiare che una cosa esile come un bastoncino può in realtà sostenere un volume molto più grande. Ci piaceva rappresentare questo concetto.

Qual è il vostro approccio alla progettazione?
Abbiamo un bisogno. Troviamo un’idea per rappresentarlo. Facciamo dei prototipi. Li comunichiamo attraverso il web e le mostre legate all’arte e alla ricerca, soprattutto mostre con un tema preciso. Lì conosciamo chi è interessato a produrlo. Come ad esempio Seletti, conosciuto in un hotel. E’ molto importante stabilire un rapporto personale con chi collaboriamo. Non mandiamo mai mail. Prendi Ceramix (da cui nasce Hydrid, ndr). Per la prototipazione ci siamo confrontati con restauratori, ceramisti, io ho cominciato un corso di ceramica e in tre mesi avevamo i primi prototipi.

Cosa proponete al prossimo Salone del Mobile di Milano?
Quest’anno partecipiamo a Foodmade, una mostra collettiva al Padiglione Italia, rappresentando l’aspetto conviviale del cibo. Non parliamo di food design ma del processo legato al mangiare insieme che fa scattare certi meccanismi. Attraverso il cibo si creano connessioni e corto circuiti interessantissimi. Ne sappiamo qualcosa perchè da anni organizziamo Tavola Periodica, un foodraising creativo: si mangia in compagnia, alcuni creativi presentano i propri progetti con una presentazione rapido e i migliori vengono finanziati. Con Foodmade per la Milano Design Week 2013 invece ci siamo ispirati al profano. Il materiale che utilizzeremo è l’ostia. Il nome: TRANSUBSTANTIA PAGANUS. Ciotole e bicchieri sono fatti di ostia. L’idea è riportare al quotidiano concetti molto spirituali. Questi oggetti sono del tutto simili ai bicchieri e piatti di carta ma con una precarietà che rappresenta quello che per noi è oggi la chiesa cristiana e il momento che stiamo vivendo, ma anche l’atto consumistico quotidiano e profano del cibarsi di un oggetto sacro.

Altri progetti al Salone?
Abbiamo due progetti con le aziende. Rossana Orlandi prensenterà in anteprima la nuova collezione Hybrid per Seletti. Per D3CO abbiamo disegnato una seduta e un tavolino contenitore che si ispira al baule.

Cosa consigli a chi vuole seguire la vostra strada?
Io sono convinta che se ci credi tutto è possibile. La difficoltà spesso non sta nell’idea, nemmeno quasi nella progettazione, ma piuttosto nella comunicazione. Far passare il proprio messaggio è il vero ostacolo. Credo che bravissimi progettisti non ce la fanno perché non sanno comunicare nella maniera giusta i propri progetti. Prendi Tavola Periodica, spesso i creativi non sanno gestire bene una presentazione di pochi minuti del proprio progetto.

Cosa pensi del futuro, sarà artigiano?
Questo è un tema molto interessante. Noi abbiamo realizzato dei progetti a livello di autoproduzione. Ad oggi non lo facciamo quasi più se non per pezzi unici. Il futuro sarà artigiano? Non lo so. E’ molto difficile per un creativo potersi occupare di tutta la filiera produttiva e commerciale. Mi interrogo e mi chiedo se il designer come progettista si possa permettere di avere tempo da dedicare a tutta la parte dopo la progettazione. Non credo sia sostenibile. Un altro discorso invece è l’artigiano con abilità fantastiche che non si sa reinventare. Questo artigiano attrezzato deve essere in grado di aprirsi alle idee dei giovani creativi di oggi e cambiare il suo modo di operare. Credo che in Italia abbiamo bisogno di artigiani audaci che sappiano aprirsi e stare nel mercato.

(Katia Meneghini, Thanos Zakopoulos)

(Foto TRANSUBSTANTIA PAGANUS e D\Zen ©Mimmo Capurso. Foto Hybrid ©Seletti)

Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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