CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Damiano Fermo / Bioloc

6 minuti 1164 parole

Cara crisi, noi ti ringraziamo. Intervista a Damiano Fermo di Bioloc

parole: 1154 | tempo di lettura: 4 minuti

unco-bioloc-1

Bioloc è una realtà veronese che sta mettendo in rete i prodotti di aziende agricole biologiche, grazie a un servizio di consegna di cassette di frutta e verdura. Chi vi aderisce fa i propri ordini sul sito internet ed il ritiro avviene in uno dei circa 20 punti già attivi, il più grande dei quali raggruppa 43 persone. Bioloc sta dando vita a quella che può essere definita una “decrescita informatizzata”, perché riprende la tradizione italiana dell’agricoltura biologica e del cibo sano e di qualità, rafforzandola con il nuovo, cioè utilizzando internet che, non conoscendo barriere, porta la campagna in città. Cosa muove e direziona i fondatori di Bioloc? La tutela dell’ambiente sempre!

Damiano eccoci qui, tu sei uno dei soci fondatori del progetto Bioloc. Ci racconti un po’ come è nato?
Il progetto è nato da più storie che si sono unite. La mia parte nel 2008, quando ho presentato una tesi di laurea che proponeva un evoluzione del mondo dei gruppi di acquisto solidale verso il contatto con le migliori produzioni agricole del nostro territorio, tramite un gestionale on-line per gli ordini. Da questa tesi abbiamo poi sviluppato il progetto Bioloc, con cui siamo diventati effettivamente operativi a metà del 2012.

Qualcosa vi ha rallentato nella realizzazione?
Abbiamo deciso di radicarci lentamente, sia per una questione di mancanza di soldi, sia per osservarci e correggerci passo passo, quindi affrontando le criticità strada facendo. Inoltre, solo nell’ultimo anno le condizioni di precariato di alcuni di noi ci hanno permesso di immergerci totalmente in questo progetto.

Quindi vi si può far rientrare in quella categoria di ragazzi che in un certo senso ringraziano la crisi? Assolutamente! Assieme ai miei compagni di viaggio siamo qui a imparare cose nuove ogni giorno e a promuovere un progetto in cui credo moltissimo. E non ultimo, che sta creando opportunità di lavoro. La crisi ci dà una bella spinta a muoverci e ad uscire da situazioni lavorative “stringenti”. E ora chi entra in questo progetto faticherebbe a tornare alla vita precedente.

Che cos’è Bioloc?
Bioloc è partecipazione nel consumo, perché la distribuzione dei prodotti locali avviene tramite internet, ma proprio grazie ai partecipanti stessi che aprono gruppi bioloc presso di loro. Le persone fanno i loro ordini settimanali di frutta e verdura biologica e locale e poi ritirano la loro cassetta nel gruppo Bioloc più vicino. Iscrivendosi al nostro sito sono visibili i punti Bioloc a Verona. Noi vorremmo che la rete si infittisse sempre di più, permettendo così alle persone di spostarsi sempre meno con le auto. Siamo convinti che sostenendo i coltivatori locali la terra acquisisce valore e la forza della natura arriverà anche a frenare la cementificazione.

Trattandosi di acquisti che avvengono online non si rischia di danneggiare l’aspetto delle relazioni umane?
No, perché questo non è un semplice acquisto online. Partecipando a Bioloc ognuno collabora per un’economia sostenibile, per l’ambiente e per i contadini. Si sta avviando una diminuzione considerevole degli sprechi, perché dalla terra viene colto solo l’ordinato e vengono utilizzati tutti i prodotti disponibili, rispettando la biodiversità locale e le coltivazioni biologiche tradizionali, adatte al nostro organismo. Inoltre all’interno delle aziende agricole si organizzeranno degli eventi per creare un rapporto diretto tra il contadino e le persone, con la speranza che ci si allontani sempre più dai centri commerciali.

Nei punti Bioloc attivi si stanno già formando delle piccole comunità?
Sì, ed è questa la sfida più bella: accrescere la comunicazione e la relazione di vicinato. Ci si saluta, ci si conosce, possiamo dire che aumenta il senso di “sicurezza”, perché le persone iniziano a condividere spazi di vita e si sentono più felici.

Con il nome Bioloc vi riferite sia ai prodotti biologici che a quelli locali, ma quali sono più importanti per voi?
Ci siamo posti questa domanda e la precedenza va a metodi di coltivazione che rispettino la terra, nostra primaria ricchezza, quindi bio prima, ma che sia il più possibile locale. Il tutto perché noi siamo legati all’ambiente in cui viviamo. Più sano è l’ambiente, migliore è la nostra qualità di vita.

Le aziende agricole che hanno aderito a Bioloc le avete contattate voi o si sono proposte loro?
Noi abbiamo iniziato con la Cooperativa Agricola Ca’Magre, poi gli altri fornitori ci hanno contattato direttamente vedendo i vantaggi e la potenzialità di Bioloc. Infatti, accorciando la filiera, noi siamo in grado di garantire ai produttori molto di più rispetto a quello che verrebbe loro riconosciuto dai grandi distributori. Il valore torna nel prodotto e il risparmio della filiera corta va metà al produttore e metà all’acquirente.

Siete voi che vi occupate di preparare le cassette?
Sì, noi siamo in tutto sette soci, tre dei quali si occupano di preparare le cassette e consegnarle ai gruppi attivi Bioloc. Non abbiamo una sede perché sono i contadini ad ospitarci nelle loro aziende dove prepariamo direttamente le cassette sulla base degli ordini ricevuti. Gli ordini si chiudono la domenica a mezzanotte. Un modello leggero che si appoggia su ciò che già esiste e che dobbiamo recuperare.

Le cassette dove le prendete?
Vengono dalla Retebio. Cioè sono cassette che arrivano da prodotti biologici provenienti dal sud Italia tramite appunto Retebio e noi semplicemente le riutilizziamo. Per ora non abbiamo comprato nemmeno una cassetta e stiamo inoltre portando avanti una campagna chiamata “Riusa la cassetta”, cioè consegni il vuoto e prendi la nuova con il tuo ultimo ordine dentro.

Quali sono le maggiori problematicità che avete riscontrato?
Quello della stagionalità. Perché molte persone purtroppo pensano di poter trovare qualsiasi prodotto e durante tutto il periodo dell’anno, ma non è così e anche qui, grazie alla crisi e al cambiamento climatico, sta mutando questa visione malata dataci dalla globalizzazione. Vi siete ispirati a qualche realtà già esistente? Ci sono varie realtà simili alla nostra. Farmigo è un gigantesco Bioloc nato in America a cui noi sicuramente ci siamo ispirati per il modello a rete presso gli agricoltori.

Progetti futuri?
Allargare il paniere con altri prodotti trasformati. E in questo progetto vogliamo invitare tutti gli alimentari di quartiere schiacciati dalla concorrenza della grande distribuzione. Con alcuni stiamo già collaborando per avviare il progetto.

So che avete viaggiato molto, credi che questo sia stato un fattore importante per la nascita del vostro progetto?
Viaggiare ti apre la mente e noi tutti all’interno di Bioloc abbiamo viaggiato molto. Questo ci ha reso consapevoli di ciò che è davvero il bello del nostro paese e che, in fin dei conti, ci ha sempre fatto scegliere di tornare a casa. Una ragione che spesso è emersa parlando tra amici è sicuramente il cibo e la qualità e genuinità dei nostri prodotti. Poi c’è il legame che in Italia si ha con la propria famiglia e quindi con le proprie radici, quel senso di appartenenza ad un nucleo ampio. Solo viaggiando ti rendi conto di quanto poco questa sia una caratteristica scontata o presente in tutte le culture.

unco-bioloc-2

unco-bioloc-6

unco-bioloc-5

unco-bioloc-7

unco-bioloc-9

unco-bioloc-3

unco-bioloc-10

unco-bioloc-8

unco-bioloc-4

Marcella Bianchi

Intervista a cura di Marcella Bianchi

Facilmente classificabile come: 28 anni e laureata in Giurisprudenza. Cosa sono davvero, credo: contadina, cameriera, studiosa di me e di tutto quello che mi gira intorno. Mi piace creare connessioni tra le persone e intervistare la gente è un nutrimento per i miei sogni e i miei progetti

Lascia un commento