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Déborah Charbit / Vie de Penderie

5 minuti 834 parole

Il lusso è un’occasione. Intervista a Déborah Charbit, Vie de Penderie

parole: 849 | tempo di lettura: 4 minuti

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Chiamala bionda. 31 anni e sangue digionese, Déborah ha energia da vendere. Da un anno e mezzo gestisce un sito di conto vendita per articoli di abbigliamento da far rivivere, con uno stile e un potenziale da vetrina che Vie de Penderie promuoverà lunedì prossimo anche in una sfilata di tutto rispetto, parallela e alternativa alla Fashion Week parigina. Con capi rigorosamente di seconda mano: per mostrare che lo stile non ha età.

Déborah, cos’è Vie de Penderie?
Il sito è un conto vendita on line di articoli di abbigliamento di marca e vintage. Il servizio è offerto a domicilio: mi sposto su richiesta, seleziono gli articoli che considero interessanti, e mi occupo di tutto il processo di vendita per il cliente, dalle immagini – scattate da fotografi professionisti – alla descrizione dell’articolo, fino alla negoziazione del prezzo, alla moderazione dei commenti sul sito e alla spedizione. A vendita conclusa, divido la somma al 50% con il cliente.

Chi è il tuo pubblico ?
Mi rivolgo a persone che sono un po’ come me: quelli che comprano moltissimo senza avere il tempo di prendersi cura dei propri vestiti. Quello che offro è soprattutto una valorizzazione del loro guardaroba: di solito non si tratta di clienti alla ricerca di un guadagno, ma di persone che hanno un armadio pieno di capi, spesso originali ma che non sanno far rivivere. Cerco persone che hanno bisogno di spazio più che di soldi, per i quali il servizio offre un beneficio concreto e al tempo stesso fornisce un assegno a fine mese per regalarsi un capo in più. Spesso mancano d’immaginazione, per cui parte del mio lavoro è anche consigliare sulle possibili rivisitazioni dei loro articoli. L’importante è creare il bisogno fra tutte queste persone che non si sbarazzano di niente.

Che tipo di vestiti scegli?
Non devono per forza essere articoli griffati. Ciò che importa è che abbiano carattere, trasmettano uno stile e incarnino quindi un potenziale di vendita. Chiedo sempre capi puliti e in buono stato, e mi impegno ad offrire un servizio quanto più professionale possibile: per questo, una volta selezionati, i vestiti vengono imballati nel cellophane, come in un vero negozio. Ho un locale che uso come base di stoccaggio, ma di fatto tutto viene gestito a domicilio.

Come ti è venuta l’idea del conto vendita?
Ho sempre avuto una grandissima passione per le occasioni e la moda vintage. Fino a un anno e mezzo fa il mio percorso era però sempre stato più razionale che passionale: da cinque anni ero promotrice immobiliare, avevo un buono stipendio, contributi e vantaggi ma non ero felice. Avevo voglia di essere capo di me stessa, di smettere di lavorare per gli altri. Così mi sono buttata: ho investito i risparmi degli anni di lavoro e a ottobre 2012 ho aperto il sito, cominciando a farmi conoscere fra i miei contatti. È agli amici che devo la mia presa di coscienza: mi fecero notare la facilità che avevo nell’associare tenute, scegliere capi che a loro non sarebbero mai venuti in mente. Mi spinsero a giocarmela. Sono sempre stata una persona originale: anche quando lavoravo nell’immobiliare avevo dato del filo da torcere ai miei superiori per come mi vestivo! Alla fine capirono che un tailleur su di me non l’avrebbero mai visto.

E con i concorrenti come te la giochi?
Fra i siti di vendita a domicilio ne ho pochi o nessuno, e resto la più conosciuta. Per quanto riguarda le piattaforme di vendita generaliste, beh le sfrutto! Il conto su Ebay mi permette di vendere all’estero, con buoni risultati (Germania, Inghilterra, perfino il Canada), anche se la chiave del mio successo è proprio il servizio a domicilio: siti come Vide dressing si stanno indirizzando verso questa strada.
Per crescere ho bisogno di una maggiore visibilità internet e di un intervento deciso, a favore del mio modello: gestire ogni cosa da sola è faticoso e non mi permette di rispondere a tutti i clienti che mi sollecitano. Pur con bassi costi di gestione (il sito, e il pagamento dei prestatari ndr.), un finanziamento o un’associazione potrebbero essere una spalla importante e lasciarmi il tempo di customizzare al meglio i vestiti.

C’è qualche data da segnare nel prossimo futuro?
Si, due! La prima è lunedi 3 marzo al Numa, dove saro’ lo sponsor di una sfilata alternativa alla Fashion Week (in questi giorni a Parigi, ndr.) organizzata da Free Space Paris: vogliamo mostrare che si può avere stile anche vestendo abiti di seconda mano. La seconda è prevista a inizio aprile in un ristorante pizzeria di Pigalle, il Pi Hour, dove darò vita ad un vero e proprio showcase. Sono tutte occasioni di visibilità che colgo e cerco, oltre che ottimi momenti di scambio con la mia clientela.
Sono convinta che Vie de Penderie abbia un grande potenziale anche per l’estero: le marche francesi sono un successo garantito e di sicuro agli italiani l’idea piacerebbe. Restano le difficoltà legate alla fiducia nell’acquisto online, ma il futuro è legato a questo modello. Restiamo positivi!

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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