CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Emiliano Bona

5 minuti 938 parole

Forme primitive, materiali recuperati dai cantieri, oggetti che divetano moduli. Emiliano Bona è Sbobina Design

Bobine di legno, di quelle che si usano per arrotolare i cavi elettrici in cantiere, casse da imballaggio, assi da ponteggio. È questa la materia prima di Emiliano Bona, designer bergamasco di 32 anni con un passato che affonda le radici anche nel mondo dell’arte contemporanea. Emiliano, nel suo progetto Sbobina Design, recupera questi oggetti che altrimenti andrebbero scartati, li lavora e riporta a nuova vita, trasformandoli in pezzi di Design Autoprodotto: tavolini, mensole, sedute, librerie. Come? Attraverso tecniche artigianali, passione per la manualità e la materia, unite a una buona dose di creatività.

Come nasce e in cosa consiste il progetto di Sbobina Design?
Nasce probabilmente quando ero piccolo, ma non lo sapevo. Disegnavo e progettavo continuamente su grandi fogli oggetti che dovevano avere qualche funzione utile: la loro fattezza era quella primitiva di qualche quadrato, cerchio, triangolo o rettangolo, con poche campiture cromatiche. Come i miei lavori di oggi insomma. Poi tutto è stato seppellito fino a quando la mia sensibilità, legata alla mie competenze storico-artistiche e manuali, mi ha portato a disseppellire quel lato immaginativo che avevo da bambino. A questo punto privo di ingenuità e carico di ironia.

Qual è il concetto che vi sta dietro?
Più che concetto, dietro al mio lavoro c’è un semplice desiderio di creare scomposizioni e composizioni con poche forme e pochi materiali poveri. Da qui la mia idea di sbobinare, cioè di decostruire una forma e crearne un’altra, senza annullare la prima. È un po’ come costruire un castello con delle carte da gioco. Tutto basandosi sull’ironia e la sdrammatizzazione dello spazio.

E l’impronta di ecosostenibilità?
E’ una conseguenza più che un punto di partenza. Amo il tempo che scorre, che muta la materia. E solo i materiali consunti e recuperati da situazioni industriali hanno una pelle rugosa e segnata, che un materiale nuovo non avrebbe mai. Cerco di trasformare oggetti industriali in oggetti artigianali, perciò umani. Nel momento in cui recupero divento ecosostenibile, ma il mio recupero è più estetico che etico, non posso nasconderlo.

Quali materiali recuperi?
Oltre alle bobine recupero assi da ponteggio di cantiere e casse di imballaggio, per lo più di opere d’arte. Esistono centinaia di materiali che possono essere recuperati, ma hanno forme e “matericità” o troppo complicate o troppo misere. Io cerco solo forme minimali che mi ricordano i giocattoli di fine Ottocento e certe forme astratte delle Avanguardie russe. La bobina è un cerchio, le assi delle linee, le casse dei piani. E il loro legno, per lo più abete, subisce nel tempo delle modifiche uniche e irripetibili che mi stupiscono sempre. I bancali o pallet non hanno per esempio questo tipo di temporalità, ed evito molto volentieri il loro recupero.

Dove li trovi e dove li lavori?
Spesso molti cantieri o professionisti cedono volentieri questi materiali, poiché sono consumati e non fungono più alla loro funzionalità industriale. Ed ecco che arrivo io! Ho un piccolo laboratorio dove progetto e lavoro i materiali, in attesa di finire e definire nei dettagli uno spazio showroom/laboratorio in collaborazione con altri designer ed artisti, che aprirà al pubblico a brevissimo. L’idea è quella di creare uno spazio aperto che accolga un certo tipo di design e arte, e che riceva stimoli non solo dal proprio interno ma anche dall’esterno, dal pubblico.

Interessante, una forma di design e di arte “partecipati”. Ma dove hai coltivato le capacità manuali e che tecniche usi?
Diciamo che dopo aver lavorato per tanti anni nell’organizzazione e allestimento di numerose mostre di artisti di arte contemporanea, soprattutto di Arte Povera e Land e Minimal Art, e aver avuto l’opportunità di vedere alcuni grandi maestri lavorare dal vivo, ho unito alle mie competenze intellettuali quelle manuali. Ad ogni modo, il maestro per eccellenza è stato mio padre, che supera di gran lunga con la propria manualità molti artisti che ho conosciuto personalmente.

Quanto costano i tuoi pezzi?
Variano molto dalle dimensioni che hanno, dal tempo impiegato a crearli ma anche dalle difficoltà nel recuperarli. Possono andare dai 60 ai 600 euro. Sono comunque tutti autoprodotti dalla A alla Zeta, e quindi pezzi unici, perciò il costo non può essere quello che si trova sugli scaffali dell’Ikea.

Che riscontro stai avendo in termini di clienti, contatti e feedback?
Considerato che ho iniziato questa attività di recente, sto avendo un considerevole quanto inaspettato interessamento da parte di privati e professionisti del settore, che mi ha permesso di accedere anche a situazioni espositive di alto livello.

Invece chi è il tuo cliente tipo?
Tendenzialmente si trova in una fascia medio giovane. Ma il mio lavoro è assolutamente svincolato da ogni tipo di ricerca da marketing che focalizzi su un preciso target. Durante la mia esposizione alla Fabbrica del Vapore ho visto bambini di quattro anni, così come anziani, sedersi e divertirsi sulle mie sedute Bocar e sul dondolo Bondolo. Alla faccia delle statistiche! Se vedi due persone con 70 anni di differenza fare lo stesso grande sorriso mentre si siedono sulle tue sedie non puoi chiedere niente di più.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Vorrei puntare sempre di più sul modulo, cioè su un prodotto autonomo che può autodefinirsi da sé o può creare con altri moduli simili (ma mai identici) altre forme e funzionalità, un po’ come la mia ultima linea di sgabelli Boris, che presi singolarmente sono sedute, ma composti fra loro creano panche, tavolini e librerie.

Scheda Maker
Chi: Emiliano Bona / Sbobina Design
Cosa: design ecosostenibile
Dove: Bergamo
Quando: fin da piccolo!
Come: forme primitive, oggetti di recupero, moduli
Sito: www.sbobinadesign.com
Mail: info@sbobinadesign.com
Cell: +39 333 6657615

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

Lascia un commento

Racconta la tua Storia