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Enrico Di Martino / d'Uva

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“Le cose più importanti nella vita sono due o tre, e te le insegna tua mamma da piccolo”. Intervista a Enrico Di Martino, d’Uva.

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Enrico Di Martino ha riscoperto il nettare dell’uva adeguandolo ai giorni nostri. Grazie alla sua incessante ricerca è riuscito a creare d’UVA con i suoi prodotti in continuo sviluppo.

Enrico, che cos’è d’UVA?
In teoria sarebbe semplicemente un succo d’uva. In realtà, abbiamo trovato il modo di valorizzare il nettare di un frutto stupendo e affascinante come l’uva, peraltro da sempre legato alla vita dell’uomo e alla storia della civiltà occidentale. Il nostro prodotto è qualcosa di diverso da tutti gli altri, per tecnica, qualità, cura e proprietà nutrizionali.

Quando è iniziato il vostro progetto?
Ormai già da alcuni anni. Tornai da un viaggio in Inghilterra nel 2009 con l’idea di fare qualcosa di simile agli smoothies, bevande vitaminiche a base di frutta e verdura.
Già da tempo lavoravo con l’uva, poiché producevo vino naturale e senza solfiti a Cascina Belmonte, quindi provai a proporre succhi d’uva fresca e il risultato fu subito incoraggiante. Il problema era capire come impedire la naturale fermentazione senza perdere le caratteristiche del frutto. Per raggiungere questo risultato però, non è mai stata presa in considerazione alcuna soluzione che prevedesse l’aggiunta di qualcosa di chimico.

Chi altro, oltre a te Enrico, fa parte di questo progetto?
Ricordo che per il mio primo evento è stata mia madre a darmi una mano nella produzione del succo. Abbiamo finito alle 3 del mattino e da lì ho dovuto cercare altri collaboratori. Diciamo che se non fosse stato per l’incontro con due amici, Davide e Andrea Garbin, non esisterebbe d’UVA. Davide, infatti, è un brillante chef e Andrea una persona fantastica. Con loro, spinti solo dal sogno e dall’amicizia, abbiamo fatto i primi passi, i primi gusti, le prime ricette. Con il passare del tempo gli impegni sono cresciuti e ognuno ha dovuto dedicarsi ai propri progetti. Fortunatamente poi ho incontrato Wilma Zanaglio, degustatrice, blogger conosciuta nel mondo dell’enologia e ristoratrice all’avanguardia a Brescia. Adesso il team è composto da me, Wilma e mio fratello Mario. Invece Claudio Amadei, ideatore di cast project, è il nostro guru della grafica, mentre Diana Zahuranec cura il blog.

Dove avete acquisito esperienza e conoscenza in materia?
Ieri leggevo una frase di Enzo Biagi: “Le cose più importanti nella vita sono due o tre, e te le insegna tua mamma da piccolo”. Nel mio caso credo di aver imparato da lei il valore del lavoro. Oltre a lavarsi i denti dopo pranzo, ovviamente. Ma ho anche studiato agraria a Padova, agricoltura ecologica in Danimarca, sistemi di gestione ambientale a Brescia ed ora sto finendo un Master in Food Management. Questa è la cosiddetta formazione permanente, ma voglio continuare ad aggiornarmi, così la domenica, quando riesco, mi chiudo in aula studio.
Wilma invece, che si occupa in particolar modo di sviluppare i gusti nuovi e migliorare quelli vecchi, ha grande esperienza negli accostamenti, sviluppata in anni di ristorazione e degustazioni ad alti livelli, oltre che ad avere il dono di un palato e naso fini.

Come avete poi sviluppato il progetto?
C’è da dire che tutti noi ci siamo buttati in questa avventura, armati di amicizia e fiducia nel futuro. Così, grazie anche all’aiuto di un paio di “business angels”, che ci hanno prestato alcune strutture e attrezzature, sono stati sufficienti i pochi fondi che potevo trasferire dalla gestione dell’azienda vitivinicola. È stato fondamentale anche trovare professionisti che ci potessero aiutare a sviluppare la tecnologia e il processo, oltre ad aziende fornitrici che ci supportassero e sopportassero le nostre piccole e complicate esigenze.

Hai sempre creduto in questo progetto?
Direi di sì. Probabilmente più di ogni altra cosa che abbia mai fatto. Ci abbiamo dedicato tutti moltissime risorse ed energie.

Avete avuto momenti di sconforto durante il vostro percorso?
Ogni volta che si guardano i conti, ma ci sostiene la grande risposta che abbiamo dai consumatori. Non sono tanti, ma sono fantastici, perché hanno capito il prodotto e lo promuovono con passione. Per noi i clienti sono tutti importanti, piccoli o grandi che siano. Inoltre avere la possibilità di dialogare con strutture che, per dimensioni, notorietà e storia, mai avremmo pensato di raggiungere, ci sta dando ulteriore soddisfazione e fiducia nel futuro.

Enrico, nuovi progetti per il futuro?
Quest’anno è iniziato un progetto firmato da noi, finanziato in parte dal piano di sviluppo rurale e che ha coinvolto anche le università di Bologna e di Padova e un centro ricerche di Brescia. L’obiettivo è migliorare i processi, certificare il valore nutrizionale dei prodotti, trovare imballaggi più ecologici e studiare una gamma ad alto valore nutrizionale che affiancherà d’UVA sugli scaffali.

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English version: http://blog.d-uva.com/en/interview-unco-mag-maker-duva/

Maria Sole Farinelli

Intervista a cura di Maria Sole Farinelli

Studentessa in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'impresa presso l'università IULM di Milano. Collaboratrice per Expoven&C. s.n.c. eventi.

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