CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Expoint

5 minuti 822 parole

Porteremo la rivoluzione dell’artigianato del futuro nella nostra città. Brescia. Intervista ai ragazzi di Expoint.

Parole: 772 | Tempo di lettura: 3 minuti

valenti-unco-9

Eliana Valenti, Giulia Kron Morelli e Michele Faini sono tre giovani designer di diversa specializzazione. Dopo essersi incontrati al MachinaImpresa a Brescia hanno deciso di dare vita a Expoint, una nuova realtà di coworking nel Centro Direzionale della città lombarda. Sebbene ancora all’inizio, i suoi ideatori hanno le idee chiare riguardo al progetto: “Expoint abbraccerà il mondo del design su più fronti, dall’industrial design a quello per interni, dalla comunicazione alla prototipazione rapida con stampa 3d”. Se siete in zona, domani pomeriggio li trovate al tredicesimo piano della torre centrale per un opening party prenatalizio.

Ragazzi qual’è la vostra storia?
Michele è un Industrial Designer. Dopo aver studiato Biotecnologie Mediche all’Università di Brescia, ha deciso di avvicinarsi al mondo del Design e nel novembre 2012 ha avviato la propria start-up: 3Design Project, basata sulla prototipazione rapida delle stampanti 3d.
Anche Giulia è una Industrial Designer, ha lavorato nell’azienda Ghidini Cirpriano di Gussago e successivamente ha collaborato con la designer Sara Ferrari e con l’architetto Ottorino Gaburri, avviando parallelamente un percorso sull’applicazione delle nuove tecnologie per accessori di moda.
Infine, Eliana è una Interior Designer: ha iniziato a lavorare in questo ambito durante gli studi al Politecnico di Milano collaborando con lo studio FTA di Filippo Taidelli e con quello di Ermanno Preti.
Ci siamo conosciuti partecipando al progetto MachinaImpresa2, un corso di formazione finanziato dalla Regione Lombardia per aspiranti imprenditori nel campo del Design e abbiamo deciso di avviare la nostra attività, Expoint, legata alla start-up di Michele.

Cos’è Expoint?
Expoint è una nuova realtà che fa del coworking il proprio punto di forza e innovazione. Essa offre consulenza ad aziende esterne spaziando dall’industrial design al design degli interni, dal design della comunicazione d’impresa alle nuove tecnologie come la prototipazione rapida con stampa 3D.
Al contempo è un punto di riferimento per studenti e giovani designer, per affiancarli nello sviluppo dei propri progetti, nonché artisti, dando loro la possibilità di esprimersi ed esporre le proprie opere in uno spazio dinamico e creativo. Expoint si presenta  come uno spazio in cui fare rete, condividere esperienze e competenze, nell’ottica di portare alla luce nuove idee, proposte, opportunità.

In che senso il format del laboratorio è quello di un fablab?
Lo spazio di coworking che abbiamo ideato vuole essere uno spazio di consulenza progettuale per aziende, spazio espositivo per giovani artisti e designer innovativi, sede di workshop per studenti ed area dedicata a laboratorio vero e proprio. Il tutto è inserito in un contesto dinamico, che trasforma l’idea non solo in un prototipo, ma direttamente in un prodotto immesso in una rete commerciale.
La prototipazione rapida, nuova frontiera per il design autoprodotto e per la progettazione, ricorre all’uso di stampanti 3D, taglio laser e tecnologie in via di sviluppo, permettendo la sperimentazione e la realizzazione delle idee, sviluppando prodotti personalizzati o prototipi aziendali. L’intento è quello di far rete col tessuto produttivo del territorio bresciano e non, unendo competenze progettuali e capacità produttive, mirando alla realizzazione di idee e al raggiungimento di nuovi mercati merceologici.

Come avete scelto il nome?
Il termine Expoint racchiude insieme le diverse attività presenti nella struttura che stiamo costruendo: executive planning, progettazione in ambito di industrial e interior design, grafica e comunicazione; experiment, laboratorio di prototipazione-assistenza progettuale; experience, workshop formativi; expound, vendita di oggetti autoprodotti e, infine, exposition, cioè uno spazio espositivo temporaneo.

Per quale motivo avete deciso di avviare questo progetto?
Abbiamo voluto sposare l’idea che Michele coltiva da anni: dare la possibilità, a chiunque detenga una buona idea nell’ambito dell’industrial design, di svilupparla e realizzarla. Per i giovani designer, come abbiamo testato noi stessi, il binomio tra idea e prodotto finito non è sempre facile da ottenere e avere l’opportunità di presentare alle aziende il prototipo del proprio progetto rappresenta un valore aggiunto.

A chi sono destinati i vostri prodotti?
La vendita di oggetti autoprodotti è rivolta alla rete commerciale dei privati ma non solo, essendo interessati a stabilire una rete, si tenderà a coinvolgere anche delle aziende per sviluppare delle sinergie commerciali interessanti.

Qual è il connubio tra “saper fare” e tecnologia?
La loro convivenza è data dalla finalità comune a entrambe, ovvero la produzione di oggetti. Il movimento dei maker porta alla ribalta l’attenzione alla manifattura digitale, legando computer e produzione fisica con la stampa 3D o il taglio laser. Il potenziale artigianale proprio della cultura del “saper fare” resta insito nell’ibridazione presente nelle fasi del processo produttivo: l’intervento dell’artigiano diventa infatti importante prima per la definizione del progetto e della stampa, in un secondo momento per le rifiniture. In sintesi si auspica di accorpare nella figura del produttore le competenze digitali unite ad una profonda conoscenza del prodotto, materiali ed esigenze dei clienti.

Cosa rappresenta per voi il design?
La definizione di design che ci piace perseguire è quella di declinare spazi ed oggetti con forme estetiche che vadano incontro alla funzione, mantenendo però un forte grado di personalizzazione.

valenti-unco-2

valenti-unco-4 valenti-unco-3

valenti-unco-6

valenti-unco-7

valenti-unco-10

valenti-unco-11

valenti-unco-8

valenti-unco-5

Stefania Lacorte

Intervista a cura di Stefania Lacorte

Oltre a nutrire una smisurata passione per Tokyo e la moda giapponese, sta ancora cercando di convincere suo padre a comprarle un pastore svizzero. La sua prima città resta comunque Milano, dove studia Relazioni Pubbliche e cucina muffin.

Lascia un commento