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Geneviève Xhaet / Flapper

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I prodotti nuovi partono dalle mani esperte delle sarte italiane. Intervista a Geneviève Xhaet

parole: 833 | tempo di lettura: 4 minuti

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Geneviève ha due occhi vispissimi e grinta da vendere. La conosciamo a Milano al Talent Day della Camera della Moda, durante la Fashion Week meneghina. Fashion designer italo-belga, 31 anni, ha dato vita a Flapper– Girls in Progress, brand di cappelli e copricapi, con un’attenzione particolare al turbante. Le sue collezioni, per le quali si affida a mani artigiane e materie prime Made in Italy, sono riuscite a raggiungere persino i mercati dell’Estremo Oriente.

Come ti sei avvicinata al mondo della moda?
Dopo il liceo mi sono trasferita a Milano per studiare alla Marangoni School, quindi ho lavorato per diversi uffici stile come Jil Sander, Malo, Drumor, Hlam e Cruciani per poi fare un’esperienza nel commerciale con le linee Tom Ford e Chiara Boni.

E la passione per i cappelli come è nata?
Con le collezioni che ho disegnato per lo storico cappellificio Barbisio, luogo di archeologia industriale pura. Il turbante di Flapper nasce da una mia ricerca di un copricapo inusuale che fosse allo stesso tempo fascinoso e funzionale.

Parlaci del brand a cui hai dato vita.
Sono cresciuta a libri e documentari su Raisat Art fin da quando avevo 12 anni. Rimasi affascinata dalla frase di Lee Miller “Cerco una combinazione utopica di libertà e sicurezza”: questo sintetizza il mio lavoro, cerco di combinare aspetti funzionali ai miei pezzi con materiali intelligenti. Le Flapper (ragazze divenute icone di uno stile rivoluzionario e di emancipazione degli anni ’20, ndr.) furono il simbolo della prima rivoluzione sociale proto-femminista, in equilibrio precario sugli anni Venti. Zelda Fitzgerald, Olive Thomas: a loro si ispira questa linea di accessori per donne irriverenti, spesso lunatiche, dal talento sofisticato. Ogni collezione è disegnata seguendo le sfumature di personalità che le rendevano uniche, ciascuna in modo differente, pezzi di femminilità in grado di lasciare un segno.

Di cosa ti occupi precisamente?
Essendo una start up nata da poco mi occupo di tutto. Dipende molto dal periodo, ma in genere lavoro molto sullo stile e sulla ricerca dei materiali e con le sarte studiamo attentamente la vestibilità di ogni modello. Per il commerciale ho uno showroom a Milano e a Parigi con cui sono sempre in contatto.

Non dev’essere facile avviare e lanciare un brand di moda. Attualmente è la tua attività principale?
Il primo anno, pur avendo raggiunto molti dei miei obiettivi, non è stato facile in quanto tutto quello che guadagnavo l’ho dovuto reinvestire. Qualche consulenza di stile c’è sempre, ma cerco di tenere duro per concentrarmi solo sul mio progetto.

Dopo il disegno, a chi affidi la realizzazione manuale dei tuoi copricapi?
Mi affido a sarte capaci che cuciono i modelli a mano uno ad uno. Flapper ha reinventato il turbante con i preziosi tessuti delle Valli Biellesi e tutti gli accessori sono prodotti a mano nella loro totalità, in Italia, utilizzando tecniche artigianali, tra tradizione e innovazione.

Sei giovane ma il tuo marchio è già presente in numerosi mercati esteri…
La mia esperienza lavorativa nel commerciale e nello stile mi è stata di grande aiuto per capire che se volevo entrare velocemente nei negozi dovevo creare una collezione di nicchia come i turbanti, e fasce particolari, di impatto e di elevata qualità. In un anno Flapper ha raggiunto alcuni dei negozi più belli in Italia, in Francia e in Cina con Galeries Lafayette.

Che ruolo ricoprono i canali digitali nel tuo lavoro?
Li utilizzo molto, cerco di tenere sempre aggiornati il sito, la pagina Facebook, Instagram, Tumblr, Pinterest e da poco Twitter, facendo attenzione ai contenuti che scrivo. Racconto i mood delle mie collezioni, la storia che c’è dietro, l’artigianalità, i materiali, e promuovo le interviste e gli editoriali che parlano delle mie creazioni. Non ho ancora sviluppato il mio e-commerce, ma ricevo ordini di privati ogni volta che posto un nuovo turbante o cappello.

A che punto si trova oggi il fashion design?
L’Italia ha diversi punti di forza e la moda è uno di questi. Originalità di idee, creatività e la qualità dei materiali. Peccato che grandi marchi emblema di stile in questi ultimi anni siano stati fagocitati e comprati da case straniere. Sto però osservando una grande ripresa soprattutto con la vendita dei prodotti nei nuovi ricchi mercati esteri.

E l’artigianato con cui ti interfacci?
L’artigianato è la forza dell’Italia ma molti antichi mestieri stanno scemando. Nelle mie collezioni ne faccio invece il punto di forza.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Mi piace tutto del mio mestiere, quello che amo di più essendo nata a Biella, distretto di qualità per i tessuti, è la ricerca dei materiali. Forse quello che amo di meno è il gestionale informatico della mia azienda.

Progetti futuri?
Sto presentando la collezione autunno-inverno 2014 a Milano e a Parigi e valutando una fiera da fare all’estero. E sono in procinto di sviluppare la nuova collezione estiva per presentarla al concorso Who Is On Next e ad un altro a Londra.

 

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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