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Impact Hub Bari

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Gli imprenditori devono contribuire con le proprie visioni a un mondo migliore. Intervista a Diego Antonacci, Impact Hub Bari. Entra in contatto con Diego

Parole: 494 | Tempo di Lettura: 2 minuti

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Si scrive Impact Hub Bari, si legge spazio imprenditoriale di condivisione di idee. Diego Antonacci, trentaquattrenne barese con il talento indiscusso per il marketing e l’innovazione, ha realizzato nel capoluogo pugliese la prima piattaforma di co-working insieme ad altri quattro co-founders. Impact Hub Bari fa parte di una rete internazionale di spazi fisici dove imprenditori, creativi e professionisti accedono a risorse, si scambiano idee innovative, sviluppano relazioni utili e individuano opportunità di mercato.

Diego, come nasce l’idea del co-working?

Dal desiderio di avere nella nostra città non solo uno spazio di lavoro condiviso, collaborativo e diverso, ma anche un luogo fisico (nell’epoca delle comunità virtuali) dove far confluire competenze, creatività, saperi e progettualità, con l’obiettivo di avere una ricaduta positiva sul territorio e sulla società.

Come si sta sviluppando?

Dall’idea embrionale, oggi, a due anni dall’apertura, possiamo dire di essere sulla strada giusta, ma c’è ancora molto da lavorare per raggiungere ciò che abbiamo disegnato nelle nostre teste.
Le difficoltà incontrate si suddividono in due tipologie: culturali e burocratiche. Se le seconde sono le più note e comuni per chi vuol mettere su un’impresa, le prime hanno avuto a che fare con lo scetticismo che spesso nasce quando si innestano nuovi concetti, nuove modalità e nuovi processi. Quando un territorio pensa di non essere pronto a innovazioni e cambiamenti che invece coinvolgeranno tutto il mondo. La definirei come una mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità, di un territorio e della sua comunità: e noi meridionali in questo siamo tra i migliori.

Vi ritenete degli imprenditori?

Sì, anche se abbiamo una visione d’impresa differente da quella del passato. Le imprese, e quindi gli imprenditori, devono contribuire con il proprio lavoro e le proprie visioni ad un mondo migliore, guardando al profitto sì ma in modo diverso. Puntando all’etica, alla morale, e mettendo in primo piano la sostenibilità ambientale e sociale dell’impresa stessa.

Che atmosfera si respira all’Hub?

Suggestiva e stimolante e ci farebbe piacere se questa atmosfera un giorno si potesse respirare anche fuori dal nostro spazio.

Quali ambizioni avete?

La nostra ambizione è riuscire a sviluppare le idee che abbiamo nella nostra testa, riuscendo a giungere ad un modello di “open enterprise” con una struttura orizzontale, collaborativa e partecipativa, che possa essere di esempio per tante altre realtà operanti in Italia e all’estero.

Consigli ai giovani imprenditori?

Rimboccarsi le maniche e lavorare per crearsi il proprio lavoro e la propria indipendenza, senza attendere un aiuto o una svolta che non arriverà mai, e senza arrendersi alle prime avversità. Questa situazione non deve essere vista come una sconfitta né come una costrizione, ma come un’evoluzione del mondo in cui viviamo e quindi del mondo del lavoro. Tanto più saremo pronti a questo cambio tanto più riusciremo a vincere le sfide future che troveremo sul nostro cammino.

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Stefania Losito

Intervista a cura di Stefania Losito

Trentacinquenne barese verace, giornalista pubblicista, ex blogger (ex per pigrizia), addetta stampa, collabora con Radionorba, e assiste politici locali nella comunicazione social. Tifosa della Bari e quindi condannata a soffrire. E’ allergica ai pessimisti.

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