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Lorenzo Germak

4 minuti 613 parole

Tra la casa popolare e la casa di proprietà nasce il social housing. Intervista a Lorenzo Germak di Sharing Torino

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Lorenzo Germak, si interessa da dieci anni di housing sociale e cohousing. Dopo la laurea in Architettura e varie esperienze nel no-profit, è arrivato a fare di un hobby il proprio mestiere, a progettare servizi dedicati al cohousing e a dirigere il residence Sharing di Torino, che è anche il primo progetto di social housing italiano, ovvero una residenza temporanea per studenti e famiglie. Un lavoro per menti creative ma anche attente ai problemi abitativi del proprio territorio.

Lorenzo in cosa consiste il tuo lavoro?
Mi occupo di parlare con le famiglie, i giovani e gli studenti che chiedono di poter alloggiare, per qualche giorno fino a un massimo di un anno e mezzo, nel residence Sharing. Studio come abbinare gli studenti e come venire incontro alle esigenze delle famiglie e di chi deve trasferirsi a Torino per lavoro, stilando il piano occupazionale dei 120 appartamenti e delle 60 camere d’albergo.

Come sei arrivato a ricoprire questa posizione?
Ho iniziato ad avvicinarmi al tema della condivisione e della coabitazione dal 2004, quando ero membro dell’associazione Ylda, che aveva avviato un progetto sulla scia dell’esempio europeo per creare una rete di aiuto tra abitanti e organizzando eventi e aperitivi per mettere in contatto chi offriva e chi cercava alloggio. Avevamo servizi convenzionati per il trasloco e la ricerca dell’arredamento, oltre che con gli ostelli della zona. Nel 2005 sono stato uno dei fondatori e organizzatori di Paratissima, nata come manifestazione off di Artissima, fiera internazionale di arte contemporanea, rivolta ad artisti e creativi che non sono ancora entrati nel circuito ufficiale dell’arte, e che vedrà la sua nona edizione il prossimo novembre. Poi, con gli anni, sono riuscito a trasformare una passione nel mio vero lavoro: ci vuole sensibilità per capire le storie e le esigenze di ogni inquilino.

Il residence Sharing com’è nato?
Aperto a settembre 2011, l’intervento è stato finanziato dalla fondazione CRT che ha sostenuto le opere di ristrutturazione, e a gestirlo è Sharing, una Srl di cui sono dipendente. Nel 2012 ha registrato 6000 persone per 122 mila giorni di presenza. Le tariffe vanno da 37 euro per camera a notte, fino a un trilocale a 470 euro al mese escluse le spese.

In cosa consiste la sua innovazione?
Nel social housing stesso, che da noi è un tema relativamente nuovo. In Italia abbiamo la casa popolare o quella di proprietà. La popolare è spesso rivolta a persone in situazioni di emergenza, mentre quella di proprietà ormai è inaccessibile. In mezzo, però, c’è tutta una serie di situazioni in cui occorre trovare un alloggio economico per poco tempo, e mi riferisco a stagisti, lavoratori con contratti a termine, studenti. Il social housing oggi sta creando progetti che offrono soluzioni anche lavorative.

Sei riuscito a trasformare una passione e una sensibilità per gli altri e il sociale in un vero mestiere. Qualche consiglio?
Oggi non esiste più il concetto di posto fisso e ci si può inventare in un mondo che cambia velocemente, indirizzandosi su temi molto attuali, come quello dell’housing sociale, dove c’è molto da fare e da definire. Occorre perseguire un’idea, un progetto, non cercare lavoro tout court. Consiglio di perseverare: se si ha una passione, possono passare 5 o 10 anni, ma bisogna insistere e crearsi un profilo e delle competenze intorno a ciò che interessa. Adesso, dopo 10 anni, mi sento competente sul tema, vado a congressi, incontri e conferenze eppure non mi sento arrivato. Però faccio qualcosa che mi piace e mi ci sono buttato a capofitto. Certo, ho sempre fatto lavoretti per arrivare a fine mese, ma alla fine sono riuscito a “inventarmi”, con dedizione, un lavoro.

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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