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Luca Scarpellini / UseDesign

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Recupera oggetti inutilizzati e li rende pezzi unici di arredamento. Intervista a Luca Scarpellini di UseDesign

parole: 676 | tempo di lettura: 3 minuti

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Caffettiere che diventano abat jour, vecchi telefoni che si reinventano sveglie, ventole che si trasformano in orologi da parete. E poi caschi per acconciatori, secchi di latta e tanti altri oggetti inutilizzati che vengono rivisitati e resi pezzi unici di arredamento. Luca Scarpellini, 31enne di Forlì, vissuto per anni a Milano ma ora a Roma, laureato in Scenografia con la passione per il design e la manualità, si è inventato UseDesign , un lavoro che dà nuova vita agli oggetti, tra verniciature, saldature e creatività.

Luca, come sei approdato a questo mestiere?
Per gioco. Mi è sempre piaciuto realizzare a mano cose non meglio specificate. La prima risale a diversi anni fa, una lampada creata con una bilancina da macellaio. Ho sempre avuto tante idee e una buona manualità e così ho assecondato la mia inclinazione.

E come l’hai trasformata in lavoro?
È stato automatico. Ho deciso di puntare sul riuso e il riciclo e ho trovato subito un negozio per i miei prodotti. In più me la cavo bene col web e ho iniziato a vendere anche online.

È corretto definirti “designer che si autoproduce”?
Sì, il mio scopo è quello di creare linee di prodotti da vendere direttamente ai negozi, come dovrebbe fare un autoproduttore che si autofinanzia, crea e commercializza da sé gli oggetti che crea. Accanto all’autoproduzione, però, voglio affiancare progetti di prodotti da disegnare e proporre alle aziende, facendoli realizzare da artigiani e distribuendoli tramite le aziende stesse, come fa un designer tradizionale. Questo perché oggi di design autoprodotto non si vive, i costi sono insostenibili.

Immagino la difficoltà.
La mia è una scelta legata ai tempi: purtroppo oggi per vivere della vendita dei tuoi prodotti devi avere un commerciale e un buon giro all’estero. Se almeno il 60% delle tue vendite non va oltre confine, in Italia sei fuori. Ciò naturalmente richiede strutture importanti e un autoproduttore da solo non può farcela. Chi si definisce “designer autoproduttore”, o è un hobbista, oppure si occupa anche di design classico, cioè da un lato realizza da sé alcune linee, ma la maggior parte del guadagno la ottiene realizzando un prototipo che poi viene costruito da un’azienda.

Tornando a te, ti sei dedicato molto al recupero di vecchi oggetti. Da dove nasce la passione per il vintage?
Mi ha sempre appassionato, e così mi sono messo a cercare ferri da stiro, caffettiere e altri oggetti che venivano buttati via. Li recupero, vernicio e trasformo in oggetti di design spiritosi e coloratissimi. Con il tempo, ho rinnovato il mio stile e realizzato delle novità, come una linea di ciotole fatte con il pane grattugiato.

Queste le realizzi da autoproduttore o da designer “tradizionale”?
Da autoproduttore, ma su grandi numeri mi aiuta una grande azienda di arredamento, con cui progetto anche le nuove linee.

Richiede tempo realizzare uno dei tuoi pezzi?
Parecchio. Pensando agli oggetti di recupero, vanno ricercati nei mercatini, smontati, puliti, saldati, bagnati nell’acido, verniciati. Il problema è il valore che si dà al tempo, specialmente se lavori da professionista perché, a differenza di un hobbista, dei tuoi lavori devi viverci e quindi devi alzare i prezzi.

Come vedi oggi la situazione del design, dal momento che hai lavorato a Milano e da poco ti sei spostato a Roma?
In entrambe le realtà oggi si tende a creare dei collettivi di designer per essere più appetibili agli occhi delle aziende ma anche per mettere insieme energie, idee e forze, creare eventi, cataloghi e progetti che per un singolo sarebbe impensabile poter fare.

Come mai hai scelto Roma, alla fine?
Penso che Milano sia piuttosto satura di design, il pubblico ha già visto “tutto”, e la città che prima era una terra promessa del settore, ora è una mera vetrina. Ritengo che fuori da Milano ci sia un terreno più fertile, ancora da coltivare e su cui poter puntare, sia per l’autoproduzione ma soprattutto per le aziende con cui poter collaborare efficacemente.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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