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Marco Rocco Turella

3 minuti 588 parole

Il lavoro del grafico illustratore per me è paragonabile a quello di un artigiano. Intervista a Marco Rocco Turella

[Info: questa intervista è regalata da Lino’s Type, letterpress in Verona, per l’evento Post to Self di Venerdi 24 Maggio 2013 presso The Fab, Vicoletto Valle 2, Verona]

Marco Turella.
Grafico Illustratore.
Ferrazze, Verona, Verona est.
Moka Ultrapop Design.
Facebook, Nama e Facebook di nuovo.
Chat per conoscersi, chat per l’invito a partecipare a Post to Self, l’evento di Lino’s Type e per un’intervista un po’ fuori dallo standard.

Ultrapop perchè pur di diventare ricchi e famosi, sei/siete disposti a diventare i Gigi D’Alessio della grafica?
Il nome Moka ultra pop design è nato intorno al 2003, quando ancora studiavamo. Eravamo quattro amici che, ispirandosi ai grandi studi e illustratori di quel momento, provavano a darsi un’identità. Finiti gli studi da quattro siamo rimasti in due, io e Fabio, e gli anni sono passati fino ad arrivare ad oggi. Avevamo scelto “Ultrapop” semplicemente perché influenzati e affascinati dalla Pop Art.
Se avessimo voluto diventare ricchi e famosi avremmo dovuto provare a battere qualche altra strada perché quella della grafica non ti porta lì. Il lavoro del grafico illustratore per me è paragonabile a quello di un artigiano, né più né meno, tanta passione da impiegare in infinite ore di lavoro. Il compenso è dato dalle soddisfazioni.

Se non è questa la ricetta, come avete fatto a diventare ricchi?
La ricetta è giusta se con ricchezza intendi il potersi permettere degli ottimi pranzi all’Osteria della Scimmia, il mutuo di casa, qualche viaggio di ricerca e la comodità di uno spazio bello grande in cui possiamo dar sfogo a tutti i nostri progetti/passioni paralleli allo studio grafico (biciclette, motociclette, serigrafia).

Analogici o digitali?
Nel nostro ambito, i due sono amici per la pelle e vanno pienamente d’accordo. Si completano a vicenda. Ci piace l’analogico perché ci si sporca le mani: pennelli, inchiostri, marker, matite. Qualche anno fa ci siamo anche comprati una piccola giostra serigrafia a 4 colori che sporadicamente usiamo per i progetti e le idee che ci vengono in mente. Con quella ci si sporca veramente tanto. Il digitale invece ci piace perché è lo strumento che ci permette di svolgere il nostro lavoro. Senza di lui non avremmo creato proprio nulla.

Verona per il resto della vostra vita o l’abbandonerete presto?
A verona ci sono arrivato per studiare, e mi ci sono fermato per lavorare. Si vive bene. C’è gente in gamba che crea, inventa, promuove iniziative, progetti ed eventi sempre nuovi. C’è fermento. Per non parlare del fatto che è una bellissima città pulita con locali e ristoranti in abbondanza: se magna e se beve bene. Ok, non è Berlino, Londra o NY, ma ci si vive tranquilli e la qualità della vita è alta. Penso che tutto questo fenomeno di emigrazione giovanile in atto sia l’espressione di un malessere più generale, che legato alla città stessa. Si scappa dallo Stato Italiano più che da Verona. Magari anch’io se fossi senza lavoro o se ne facessi uno che non mi piace penserei ad andarmene.

Perchè venite a fare un workshop di letterpress; perchè questa mossa “vintage”?
Se me la metti giù così potrei ritirare la nostra iscrizione. Non ci piace tutto questo mood “vintage” che dilaga. Basta!

E allora perchè fate questo workshop!?
Perché è una cosa con tanta meccanica, ingombrante, lenta e laboriosa. Ci piace!

Cosa ci fanno le moto lì in studio?
Le customizzo. Ferro Massiccio

P.S. Scrivo che ti chiami Marco Turella, Marco Rocco Turella o Rocco Turella e basta?
Marco Rocco Turella.

 

Matteo Zamboni

Intervista a cura di Matteo Zamboni

All’inzio 1 progettista di occhiali, poi 1 progettista di schifezze, ora 1 progettista di relazioni

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