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Margherita Quaranta

4 minuti 610 parole

Da piccola impara l’arte sartoriale dalla nonna e finisce per fare la talent scout di moda. Intervista a Margherita Quaranta

La tua formazione esula totalmente dal fashion system, perlomeno fino a quando hai deciso di iscriverti ad un corso per modellista sartoriale, quando hai capito che era questo il settore in cui volevi lavorare?
La storia è questa. Papà navigava e mamma gestiva un negozio, io sono cresciuta a casa della nonna. Che bella invenzione i nonni, diceva una pubblicità qualche anno fa. Nonna sarta, che non ha mai cucito per altri ma solo per sé. Al massimo per figli e nipoti. Giocando con i ritagli di stoffa che ho iniziato a creare vestiti su misura per le Barbie, e poi ogni volta che dovevamo comprare un nuovo vestito, c’erano mille test ai quali il prescelto doveva essere sottoposto: doveva girare, avere i pizzi, doveva essere un vestito per sempre, e non solo per le occasioni speciali. Insomma, almeno un po’, la moda ce l’ho nel DNA.

Franca Sozzani, già due anni fa, ha scritto un pezzo dal titolo: “Bloggers, un fenomeno o un’epidemia?” a sottolineare la presenza sempre più crescente di fashion blogger sul web. Perché i lettori dovrebbero seguire il tuo blog? 
Non sono brava a fare le réclame, anzi. Però credo nel potere della lettura. E credo che chi legge tanto abbia tanto da dire. Io divoro libri su libri e cerco sempre nuovi orizzonti. Per questo ho creato TheOtherSide dove non scrivo solo di moda. Un motivo sufficiente perché TheOtherSide non sia recepito come un blog settoriale. Infatti racconto anche di musica, arte, libri, e della mia ultima passione, la fotografia. In questo modo credo possa essere fruito da varie fasce di lettori.

Tu invece quali blog segui?
Uno su tutti FrizziFrizzi. È un po’ come vorrei fosse TheOtherSide, anche se in realtà non è un vero blog, ma più un magazine. Garance Doré, e The Man Repeller (Leandra è un mito!), poi The Selby e The Sartorialist.

Parlaci di Upgrade e della collaborazione con Style.it.
Upgrade è il mio scrigno, dove raccolgo le gemme più preziose. È nato a giugno dello scorso anno, dopo che avevo inviato la mia candidatura a Style.it. Su Upgrade riesco a dare una visualizzazione maggiore ai progetti che mi divertono di più, come per esempio l’ultimo nato: “Se fossi”, attraverso il quale intervisto alcuni tra i fiori all’occhiello dei talenti italiani!

So che ti piace fare molta ricerca, orientata soprattutto verso i giovani e i talenti emergenti, e so anche che alcuni brand di cui hai parlato su TheOtherSide, sono poi finiti su Vogue Talents, raccontaci qualcosa di più.
Il primissimo brand del quale ho scritto su TheOtherSide è zora&neva. Un mini atelier, nato dalle idee di una designer che ha fatto gavetta come costumista in teatro e nel cinema. Aveva realizzato una intera collezione di abiti a mano, in pizzo prodotto negli anni Cinquanta. In pratica ognuno fatto da uno scampolo differente, un fine serie. Un pezzo unico. Emanuela Naccarati è uno dei talenti che ha creduto nel progetto e contro tutto e tutti lo porta avanti. Ha appena realizzato la sua prima collezione couture. E io ne sono felicissima. Pochi in Italia riescono ad essere caparbi e ostinati, rischiando di ritrovarsi un pugno di mosche in mano, fino al punto di arrivare su Vogue.

Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe creare una factory. Passare all’analogico insomma. Mi impressiona la quantità di creatività in circolo, che pochi sanno valorizzare. E sono stanca di vedere che il nostro Paese diventa sempre più sterile. I giovani non dovrebbero andare all’estero per essere presi in considerazione ed esser poi rimpianti.

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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