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Maria Antonietta Taticchi / Il pozzo delle ceramiche

3 minuti 553 parole

I giovani sono i veri protagonisti della rinascita dell’artigianato italiano. Il perché ce lo spiega Maria Antonietta Taticchi del Pozzo delle Ceramiche.

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Perugina all’anagrafe e nell’animo, Maria Antonietta Taticchi è una ceramista che ha appreso la sua arte seguendo il percorso dei veri artigiani: appena quindicenne faceva suoi i segreti del ceramista Guido Montanari. In seguito si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Perugia e da allora la sua carriera di artigiana non ha subito arresti. Oggi il suo laboratorio, il Pozzo delle Ceramiche continua a riscuotere attenzione e riconoscimenti sia sul territorio nazionale che estero.

Maria Antonietta, in che cosa si differenzia la tua produzione rispetto alle ceramiche tradizionali umbre?
Dal punto di vista tecnico nulla: il biscotto è forgiato a Deruta, centro della lavorazione e decorazione delle ceramiche umbre sin dall’epoca etrusca, e da lì provengono anche gli smalti che uso per le decorazioni. Le mie ceramiche si differenziano invece nel decoro che eseguo a mano libera e con colori vivaci, riproducendo i paesaggi tipici della nostra regione: l’alternanza di colline e di borghi medievali, i campi di grano e girasoli, i filari di cipressi. Questo tipo di decoro è diventata la mia cifra stilistica, sebbene ogni mio pezzo sia un pezzo unico.

Adesso sei una ceramista affermata, ma hai dovuto anche tu farti conoscere al pubblico. Che strade hai percorso per riuscirvi?
Quando ho iniziato, nel 1985, l’Italia era nel pieno boom economico ma, paradossalmente, le attività artigianali venivano gravemente penalizzate. Persino le associazioni di categoria erano dell’idea che i “piccoli” dovessero chiudere per lasciare il posto alle strutture in grado di fare grandi numeri ed economie di scala. Oggi c’è una grossa crisi, ma l’attenzione verso le attività artigianali e manifatturiere è sicuramente maggiore: c’è una diversa sensibilità che premia la creatività e la passione del fare. Per questo ho partecipato al bando della Regione “Lavoro e arte” e aderito al progetto “Mani in Bottega”, voluto dal Comune di Perugia per avvicinare i giovani alle lavorazioni artigiane della tradizione.

Sei mamma di sei figli. Come hai conciliato lavoro e famiglia?
Vivo a due passi dal mio laboratorio: sono letteralmente casa e bottega. Ho certamente limitato la mia produzione di ceramiche quando avevo i bambini piccoli, ma non ho mai smesso del tutto di lavorare. Ho sempre ritenuto che con il mio lavoro potevo dare un mio contributo per creare qualcosa di bello e lasciare un segno.

Cosa suggeriresti a un giovane che volesse seguire la tua strada?
Innanzitutto, di capire bene quale segmento del mercato raggiungere: se puntare su una produzione di qualità, che premia nel lungo termine, o di quantità. Poi, di sfruttare le potenzialità della rete: internet è una vetrina incredibile. Infine, di non sottovalutare i vantaggi delle associazioni tra artigiani: l’unione fa la forza ed essere forti è indispensabile quando si è considerati istituzionalmente piccoli.

Qual è l’artigiano del futuro?
Sarà un giovane sensibile e predisposto alla manualità, magari con una preparazione universitaria, che punta non solo a perpetrare le abilità manuali proprie del mestiere, ma ad essere autore ed interprete di un manufatto che contribuisca a restituire qualità di vita. È necessario un sistema economico in grado di sostenere e promuovere un progetto in cui giovani e maestri artigiani siano protagonisti, volto a ridare dignità a quel lavoro artigiano per cui siamo stimati nel mondo.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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