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Atelier Dall’Osso

5 minuti 958 parole

Arte e vita si uniscono nel lavoro della coppia eclettica che passa dalla scultura al design. Intervista a Maria Vittoria Gozio e Davide Dall’Osso. Entra in contatto con Maria Vittoria e Davide

Parole: 860 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Pesarese lui, bergamasca lei, si incontrano nella vita e nella professione. Insieme hanno dato vita all’Atelier Dall’Osso, un laboratorio d’arte e design dove Vittoria disegna e Davide realizza. Scultura emotiva, dove grande spazio viene dato a ispirazioni grafiche che si trasformano in oggetti tridimensionali carichi di valenze simboliche.

Davide e Vittoria, compagni nella vita e nel lavoro.  Di che cosa vi occupate?

La prima occupazione giornaliera è quella di lasciarci contaminare. Tutto quello che ci circonda, a seconda di dove ci troviamo, ci nutre. Progettare e realizzare le sculture e l’oggettistica di arredamento avviene tutto dopo un’abbondante colazione di contaminazione!

Quando avete deciso di aprire l’atelier?

Era già tutto nell’aria fin dal 2006, anno in cui ci siamo conosciuti e in cui siamo venuti a vivere a Milano. È stato per entrambi istintivo intrufolarsi nei rispettivi progetti. L’atelier era già nato dall’unione delle nostre competenze e della nostra passione per la progettualità applicata. È nato ufficiosamente dal 2011 e da lì ci siamo fusi, unendo la mia parte scultorea a quella progettuale di Vittoria, dando vita alla nuova sezione design. Abbiamo creato vasi, lampade e complementi d’arredo. Poi, solo nel 2014, siamo diventati ufficialmente Atelier, grazie al supporto di Terre di Siena Creative/Apea Siena che ha creduto nel nostro progetto.

È da questo momento che avete deciso di trasferirvi in Toscana?

Una delle speranze che la maggior parte dei creativi ha è quella di veder riconosciuta una propria intuizione, un proprio progetto. L’Italia non è certo una delle nazioni che investe maggiormente sui “propri cervelli”. Quando abbiamo avuto l’opportunità di presentare il nostro progetto d’Atelier al concorso Terre di Siena Creative/Apea Siena siamo rimasti entusiasti per l’attenzione e la professionalità con la quale tutto lo staff ci ha accolti.

La Toscana accoglie bene la nostra creatività e noi eravamo già intenzionati a trasferirci nelle colline della Val D’Elsa, così non ci è stato difficile prendere questa decisione. 

Maria Vittoria quanto hanno influenzato gli studi precedenti nella vostra creatività?

Davide si è diplomato come attore di prosa alla Civica Scuola D’arte Drammatica Paolo Grassi di Milano; mentre io mi sono diplomata in graphic design, photo editing e ricerca iconografica al cfp Bauer ex Umanitaria di Milano. È stato inevitabile che gli studi influenzassero la nostra creatività.

Nelle vostre opere c’è molta dinamicità; forse il teatro, il movimento dei corpi, vi hanno ispirato?

Sì, il dinamismo è parte essenziale delle nostre realizzazioni. Sia nelle sculture che nei vasi c’è sempre qualcosa che “fugge”, che viene “mosso da un vento impetuoso”. Spesso dopo aver collaborato con performer o spettacoli teatrali, realizziamo “oggetti” la cui forma e il dinamismo sono ancora dettati dall’esperienza di contaminazione che abbiamo vissuto.

Quali sono i materiali che utilizzate per realizzare i vostri lavori?

Abbiamo realizzato un nuovo tipo di lavorazione del policarbonato (polimero plastico più utilizzato in questo momento storico nell’architettura e nel design). La nostra lavorazione ci permette di utilizzare quasi l’80% di materiale di recupero industriale con le conseguenze (per l’ambiente ed economiche) che si possono immaginare. Il policarbonato lavorato con il nostro metodo acquista all’occhio umano le sembianze del vetro piombato o del cristallo grezzo. E sono tutti pezzi unici.

I progetti più interessanti a cui avete partecipato?

I progetti più importanti sono spesso anche i più interessanti. Negli ultimi anni la Biennale di Venezia, la collaborazione con la compagnia teatrale Finzi Pasca e gli “Ice-floes” per il gran finale delle Paralimpiadi di Sochi, ci hanno permesso di confrontarci a livello internazionale.

Ma uguale importanza e interesse hanno per noi collaborazioni nel campo sociale attraverso la contaminazione con realtà a volte meno conosciute. 

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nell’aprire un atelier?

Le maggiori difficoltà le abbiamo riscontrate quando abbiamo creato una società SNC. Nonostante tutte le facilitazioni di cui si parla in questi giorni relative alle start-up, aprire una società nel nostro Paese è ancora burocraticamente ed economicamente molto impegnativo.

A Milano c’è tanta concorrenza per quanto riguarda l’arte, voi come vi state facendo conoscere?

Milano non è mai stata la nostra città di riferimento per quanto riguarda il prodotto della nostra creatività. Per noi Milano è una fucina d’idee creative, di ricerca, di stimoli continui legate alle tendenze. Il risultato che ne deriva, il nostro lavoro, lo presentiamo al di fuori della città, coinvolgendo l’Italia tutta e cercando di approdare anche sul mercato internazionale.

Le più grandi soddisfazioni che avete avuto?

Esserci incontrati e l’alchimia che ne è scaturita è sicuramente per entrambi la più grande delle soddisfazioni.

Credete che, nonostante la crisi attuale, ci sia ancora un interessamento per l’arte?

Secondo noi l’arte deve avere una connotazione sociale. Per un’artista una crisi deve poter essere un’opportunità non solo per il rinnovamento che può trarne, ma per le nuove parole con cui potrà descrivere, attraverso il suo segno, ciò che accade a se stesso e attorno alla propria persona, in tutte le prospettive possibili. Non è la crisi ad allontanare o a disinteressare all’arte, ma l’eccessivo compromesso con il mercato che spesso tende a snaturarla.Ti raccontiamo un aneddoto. Un pomeriggio durante uno dei nostri “giri di archeologia urbana” per le vie di Milano, abbiamo visto su un muro in Corso di Porta Ticinese, una pagina di un libro di Osho fotocopiata dove la parola “crisi” veniva messa in confronto tra il suo significato italiano e quello cinese. L’ideogramma cinese per “crisi” è composto da due immagini: una significa pericolo e l’altra significa opportunità.

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Maria Sole Farinelli

Intervista a cura di Maria Sole Farinelli

Studentessa in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'impresa presso l'università IULM di Milano. Collaboratrice per Expoven&C. s.n.c. eventi.

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