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Mariaclara Zanin

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La prozia Ofelia mi ha sempre fatto vivere la moda come una fiaba. Intervista a Mariaclara Zanin.

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Mariaclara Zanin è stilista. È laureata in Design della Moda allo IUAV di Venezia. Avvicinarsi al mondo della moda è stato un passaggio molto semplice e naturale. Per lei la moda non è semplicemente una passione, è un linguaggio. Oggi per lavoro si occupa anche di grafica. Attualmente, dopo varie esperienze all’estero, vive a Sarcedo, Vicenza.

Mariaclara, qual è il tuo lavoro?
Al momento lavoro come stilista e grafica presso l’ufficio Uomo/Donna Gas.
Nei rari periodi rilassati cerco di occuparmi di progetti personali, dove mi esprimo in modo diverso, ovvero utilizzando il manichino e avvicinandomi a tecniche e tessuti più sperimentali.

C’è stato un episodio in particolare che ti ha fatto avvicinare alla moda?
Non esattamente: credo faccia parte della mia indole.
Significativa, tuttavia, è stata la presenza della mia esuberante prozia Ofelia, che per anni ha militato nel settore, descrivendomelo, sin da quando ero bambina, in termini fiabeschi.

Quanto c’è di te e del tuo mondo in quello che fai?
Tutto! Anzi, lavorare con gli abiti è proprio un modo per esprimermi, a volte penso che questa non sia tanto una passione, quanto un linguaggio di cui sono a conoscenza.

Qual è lo stile che più ti rappresenta?
Credo che la moda sia uno strumento tra i più democratici, dunque penso che non dovrebbero esistere stili che rappresentano persone. C’è forse uno stile di vita che mi rappresenta ed è basato su un uso coscienzioso e locale delle risorse e sulla limitazione degli sprechi e questo traspare anche dalle scelte che faccio nel campo dell’abbigliamento.

Che cosa ti hanno insegnato le tue esperienze all’estero, a Londra da Tata-Naka e a Copenhagen da Moonspoon Saloon?
Queste due magnifiche esperienze mi hanno insegnato innanzitutto a non avere paura e a credere sia nelle mie capacità che nelle piccole realtà indipendenti. In particolare ho trovato nella mia boss danese un’icona di femminilità: indipendente e con un grande senso critico, Sara ha invaso il suo studio con la sua incredibile forza d’animo e perseveranza, fino ad arrivare recentemente a vestire una sua (e anche mia) icona del Pop, Prince.
Con i suoi bizzarri ma illuminati costumi Sara è riuscita spesso e volentieri a essere anche parte integrante della scena teatrale Danese, grazie alle sovvenzioni offerte dal Ministero della Cultura per il Teatro, ambito che in Italia sopravvive a stento ed è spesso autogestito e autofinanziato.

So che ti capita anche di lavorare in altri mondi, molto vicini alla moda: il teatro e l’arte.
Ho collaborato con la compagnia di danza Lucy Briaschi un paio d’anni fa, eseguendo per loro i costumi per lo spettacolo Out,  che ha avuto un discreto successo. A volte il lavoro da svolgere (stilare un mood, trovare i materiali giusti, portare a termine gli abiti, discuterne con ballerine e coreografa e poi le tanto attese prove abito) è duro, ma alla fine ci si accorge di aver vissuto un’esperienza totalizzante.

Durante l’open day dell’università IUAV Cladem di Treviso hai avuto l’onore di fare da traduttrice a Diane Pernet, che cosa ricordi in particolare di lei?
A Shaded View On Fashion è uno dei blog di moda più autorevoli del pianeta e accompagnare Diane Pernet è stato un grande onore. Di lei ricordo quasi tutto dei tre giorni passati insieme, in particolare il nostro primo incontro in aeroporto: un’esile silhouette nera che si avvicina col suo grande bagaglio e ci ipnotizza con la sua voce ferma e regale. Poi le lunghe passeggiate a Venezia in giro per mostre, palazzi e atelier, ma soprattutto non scorderò mai la sua risata (una nota davvero inaspettata) quando me ne sono uscita con una battuta davvero stupida.
A condividere con me tutte queste esperienze c’era anche Lorenzo Busato, compagno di viaggio, nonché reporter ufficiale.

In quale occasione hai avuto modo di lavorare con il fotografo Andrea Maino e l’art director Daniele Cazzola?
Andrea e Daniele sono tra le persone che in questo settore stimo di più, perché tendono a svolgere il loro lavoro in modo completo, nel senso che lasciano sempre uno spazio aperto all’espressione artistica, senza fini commerciali.
Con loro ho collaborato per il trailer di Pulsart, manifestazione artistica che si svolge ogni estate a Schio, per Ghisa Art Fusion (altra manifestazione parallela), ma anche per diversi shooting fotografici.

Un progetto a cui sei molto affezionata?
Forse il più recente, ovvero dei costumi che ho realizzato a marzo scorso per una sfilata di accessori di un noto brand. Erano abiti piuttosto semplici, ma sono stata soddisfatta del risultato e del lavoro di squadra svolto. Inoltre mi sono interfacciata con persone molto determinate e per me questo è un ottimo punto di partenza.
A condividere questa esperienza con me c’era anche la mia cara ex compagna di corso Chiara Rigoni.

Programmi per il futuro?
Per il momento la mia priorità è restare, ancora per qualche mese, il più pragmatica possibile, di continuare cioè a svolgere il mio lavoro come dipendente presso qualche azienda. È una necessità economica, ma anche un modo per fare chiarezza sulle mie passioni, nonché per accumulare conoscenze e metodi.

 

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Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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