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Marilina Di Cataldo

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Nasce Sofia e cambia vita diventando freelance. Ora si è inventata un altro lavoro: professional organizer. Ma di cosa? Intervista a Marilina di Cataldo.

parole: 943 | tempo di lettura: 4 minuti

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Marilina, qual è la tua storia?
Mi sono laureata in Storia della critica d’arte a Torino. Ho sempre lavorato, fin dai tempi dell’università, svolgendo svariate mansioni, dall’accompagnatrice turistica alla teleseller. Lavorando in un negozio di articoli sportivi part time, mi sono laureata e sono diventata pubblicista e, grazie ad una fortuita coincidenza ho cominciato a lavorare come ufficio stampa. Da quasi 10 anni sono freelance per scelta: lavoro per vari clienti, soprattutto in ambito culturale ma non solo. Ho lavorato con grandi istituzioni (Palazzo Bricherasio, La Mandria, Fondazione Cosso, Peraga Garden Center) e con piccole realtà. Poi, l’anno scorso, mi sono trovata con pochissimi clienti. Dopo un primo momento di panico totale mi sono chiesta cosa potevo fare per continuare a lavorare.

Cosa ti ha spinto a diventare una professional organizer?
Fare l’ufficio stampa per grandi e piccoli clienti mi ha portata ad avere una visione abbastanza ampia della mia professione, che non si è mai limitata soltanto a quella dell’addetta stampa. Soprattutto i piccoli clienti, infatti, hanno spesso bisogno di essere accuditi e consigliati, non solo sulla comunicazione, ma anche su tutta una serie di aspetti pratici ai quali il più delle volte non pensano. Quando sono rimasta con pochi clienti ho cominciato a ragionare su questa cosa e a chiedermi cosa avevo imparato in tutti questi anni di professione e mi sono accorta che non ero solo capace di fare il mestiere di ufficio stampa, ma avevo anche una buona capacità organizzativa. Da sempre organizzo eventi, conferenze stampa, mostre, feste, incontri. Prendo contatti, so allestire una sala, so da chi farmi stampare gli inviti, creo un evento su facebook, compro il necessario, porto un martello, mi ricordo dell’ago e del filo. Quindi organizzo, ma metto anche ordine. Da qui l’idea, che mi ha subito coinvolta, di diventare un’”ordinatrice” di professione. Pensavo che fosse un lavoro ancora inesistente, invece poi, su internet ho trovato l’APOI, Associazione Professional Organizers Italia. Ho contattato la presidente, Sabrina Toscani ed è nata una bellissima collaborazione.

Cosa fa esattamente un professional organizer?
Il Professional Organizer è un professionista che aiuta le persone ad organizzarsi sia nella sfera privata in termini di spazio (rimettere a posto un armadio, la dispensa, la camera dei bambini) e tempo (gestione del tempo, riduzione dello stress, equilibrio vita-privata lavoro) sia in quella lavorativa (gestione dello spazio del lavoro, delle riunioni, delle informazioni internet, delle mail), per far sì che abbiano più tempo per sé e per le cose che più le soddisfano. In America, manco a dirlo, questa professione non solo esiste da un sacco di anni, ma è in costante aumento. Qui da noi si comincia a parlarne adesso, ma si è già costituita l’APOI, appunto, che riunisce tutti i professional organizers italiani. A giugno organizzeremo un grande evento a Bologna, con Caterina Guzzanti come testimolial d’eccezione, che avrà proprio lo scopo di raccoglierci tutti sotto lo stesso “cappello” e di dare le indicazioni di base a chi voglia fare questo mestiere per iniziare e creare una nuova attività.

Di solito chi cerca i tuoi servizi?
Di solito sono persone che non hanno voglia di pensare all’ordine delle proprie abitazioni. Per cui spesso si ritrovano con una casa piena di roba e non sanno come fare a raccapezzarsi. Mi è capitato di mettere in ordine librerie, garage, scrivanie, ma anche semplicemente pile e pile di bollette arretrate, estratti conto delle banche, uffici poco funzionali. Ma faccio anche workshop per associazioni e aziende private, dove do consigli per la gestione del flusso di lavoro o della posta elettronica. Tutti si possono permettere un intervento di un professional organizer perché, magari, il lavoro lo inizia lui e poi lo continua il cliente stesso.

Credo ci voglia un grande talento per non fare una gran confusione e quindi ti chiedo: come gestisci e organizzi le pratiche di tutti i tuoi clienti e come concili il tutto con il tuo lavoro di press officer?
Le mie due attività sono perfettamente integrate. Ho una joblist mensile, settimanale e giornaliera di ciò che devo fare e che aggiorno ogni sera quando decido di “chiudere” l’ufficio (lavoro da casa!). In questo modo non perdo mai nulla per strada e riesco ad avere sempre ogni cliente e ogni lavoro sotto controllo. E questa è una delle cose fondamentali che ho imparato a fare in maniera precisa grazie alla formazione che ho fatto con l’APOI.

Insomma, com’è la tua giornata tipo?
Sveglia alle 7,15. Dopo una buona colazione porto la mia piccola (9 anni) a scuola e rientro a casa. Se devo andare a vedere una casa per un lavoro scelgo di andarci in questo momento, altrimenti torno “in ufficio” e lavoro fino alle 13-13,30. Faccio una pausa per il pranzo e verso le 14,30 riprendo a lavorare fino a quando non devo andare a prendere Sofia a scuola. Mentre lei si rilassa, io continuo un po’ il mio lavoro. In genere riesco a ritagliarmi ancora un po’ di tempo prima e dopo cena per controllare che tutto il lavoro giornaliero sia stato fatto e per stilare la job list per il giorno dopo.

Che consiglio ti senti di dare a chi vorrebbe provare a inventarsi un lavoro?
Cercare di capire effettivamente in che cosa si è veramente portati e poi buttarsi!

Come ti vedi nel tuo futuro?
Non molto diversamente da oggi: con un lavoro che mi piace, che mi dà da vivere (arricchirmi non è mai stata la mia ambizione) e che, soprattutto, mi dà la possibilità di non trascurare la mia famiglia.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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