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Massimo Delledonne

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Per chi come me lavora con le tecnologie che cambiano tutti i giorni se ci si ferma, si perde il treno. Intervista a Massimo Delledonne. Entra in contatto con Massimo

Parole: 936 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Massimo Delledonne è un genetista. Originario di Piacenza ha studiato Scienze agrarie all’università. Nel 2001 entra a far parte dell’Università di Verona come Professore associato di Genetica Vegetale. Il Centro di Genomica Funzionale, fondato nel 2007 insieme a un collega proveniente dallo stesso settore, è all’avanguardia nel sequenziamento del DNA. Si tratta di una scoperta che ha rivoluzionato, e lo farà ancora, la vita di tutti noi. Dice: “studiare il genoma umano è un po’ come leggere il libretto di istruzioni del nostro corpo”.

Qual è il suo lavoro?

Sono un genetista, in pratica decodifico genomi. Sono partito studiando quelli delle piante e poi sono passato a quelli umani. Fondamentalmente li leggo e li interpreto. Lavoro in collaborazione coi medici per cercare di scoprire le predisposizioni genetiche alle malattie. Non sono medico e non ho la presunzione di esserlo, sono solo in grado di aiutarli.

C’è differenza nel modo di lavorare in Italia e all’estero nell’ambito della ricerca?

Sì, c’è moltissima differenza. In Italia è molto più difficile. Ma apprezzo la capacità degli italiani di raggiungere comunque i risultati nonostante le difficoltà. La più grande differenza sta nella carenza di finanziamenti che riguarda i ricercatori italiani. Il ricercatore italiano non fa solamente il ricercatore, appunto per la carenza di fondi è costretto a fare di tutto, dalle analisi di laboratorio alla comunicazione.

Che cosa ha spinto lei e il suo collega Mario Pezzotti a fondare il Centro di Genomica Funzionale?

L’interesse dimostrato dal territorio nei confronti della ricerca di base. È stata una sorpresa anche per noi, ma è così. Qui a Verona abbiamo fondato il centro che inizialmente era dedicato al mondo vegetale. Poco alla volta ci siamo resi contro di come gli imprenditori del settore vinicolo ritenessero importante fare ricerca in questo campo e solo in seguito ci siamo dedicati alla decodifica anche del genoma umano.

A che cosa serve conoscere il DNA?

Serve moltissimo per comprendere e conoscere a fondo gli individui. In pratica tutto quello che riguarda un essere vivente sta scritto nel suo manuale delle istruzioni. Decifrarlo significa capire come funziona. Per migliorare bisogna conoscere.

Quali sono le applicazioni pratiche delle sue scoperte?

La comprensione delle mutazioni che si verificano nei tumori ha permesso di creare farmaci mirati. Oggi sequenziando un genoma di un malato siamo in grado di capire quali siano i difetti. Conoscendo i difetti è molto più facile aggiustare il motore. Si chiama medicina di precisione, fino a qualche tempo fa si chiamava medicina personalizzata. È una medicina che non è basata solo sulle analisi tradizionali ma che è basata anche sulla lettura del manuale delle istruzioni di quelle persone. Nella medicina moderna si dà sempre più importanza anche al patrimonio genetico degli individui, perché ormai sappiamo che le malattie hanno una base genetica importante. Per cui noi sappiamo che ci sono dei difetti genetici che inevitabilmente portano alle malattie, come sappiamo che ci sono delle predisposizioni. Avrà sentito il caso di Angelina Jolie. Quindi io supporto il medico, fornendogli delle informazioni. Questo diventerà sempre più importante negli anni a venire. Sequenziando un individuo, guardando quello che c’è scritto nel suo genoma, siamo in grado di prevedere quali siano le predisposizioni che uno ha. E quindi quest’individuo può cambiare il suo sistema di vita o cominciare a curarsi per malattie che non manifesta ancora.

Quali ostacoli ha incontrato durante la sua carriera?

Tanti, dovuti a scarsità di finanziamenti. Anche se da quando sono a Verona la mia carriera ha avuto un’accelerazione sorprendente dovuta al fatto di aver trovato un territorio ricettivo che ha creduto in quello che proponevamo e l’ha finanziato.

Che cosa si può fare per favorire il ritorno dei cervelli in fuga?

Cervelli che tornano ce ne sono, tanti. E io sono uno di quelli. Tanti come me sono andati e poi tornati. Non so perché siano famosi solo quelli che vanno piuttosto che quelli che tornano. Basterebbero semplicemente avere più risorse a disposizione. Se lei considera che l’università si sta svuotando capisce che è molto difficile fornire un’opportunità a chi sta qui ma anche a chi vuole tornare. Basterebbe ridare ossigeno alle università perché finanzino borse di ricerca, posizioni permanenti ma soprattutto che il ricercatore possa svolgere le proprie attività.

Qual è il progresso più importante che ha visto durante la sua carriera, nell’ambito della genetica?

Il sequenziamento dei genomi. Dal 2000 a oggi c’è stato questo formidabile avanzamento di una branca della scienza che non esisteva, cioè la genomica. Un essere umano ha 24.000 genomi se il ricercatore li guarda uno per uno è genetista, perché guarda il gene, se invece li guarda tutti insieme fa la genomica. Per fare un esempio: siamo passati dal camminare semplicemente per strada a Google Earth che ci ha permesso di zoomare e vedere l’intero pianeta da lontano. L’immagine del pianeta nella sua interezza è la genomica quando invece guarda nel particolare vede la genetica. Capisce allora che cosa significhi per un genetista apprezzare l’intera complessità di un organismo.

Che consiglio darebbe a chi volesse seguire i suoi passi?

Le tecnologie evolvono così rapidamente che per stare aggiornati bisogna correre. Vado quattro-cinque volte l’anno negli Stati Uniti, sono appena tornato da San Francisco, in pratica vivo con la valigia in mano. Mi sento come la Regina Rossa in Alice nel paese delle meraviglie, la quale diceva: sono costretta a correre sempre per rimanere sempre nello stesso posto. Questa frase rappresenta, per chi come me lavora con le tecnologie che cambiano tutti i giorni, una dura realtà. Se ci si ferma, si perde il treno.

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Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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