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Materest

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Le case sono fatte di persone. Federica Toso di  Materest ci spiega perché.

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Federica, che cos’è Materest?
Materest è un sito di annunci per stanze, ma soprattutto per coinquilini. Non parla solo di case ma anche delle persone che ci abitano. Un portale che descrive gli interessi, le abilità e lo stile di vita degli inquilini per trovare quelli giusti. Semplifica la ricerca della stanza, aiutando a selezionare e conoscere le persone online per evitare di perdere tempo visitando molte case. Materest aiuta nella ricerca della stanza anche confrontando gli interessi della persona e i servizi che sono attorno all’appartamento (mezzi pubblici, supermercati, palestre, università) utilizzando degli open data e i feedback degli ex-coinquilini che hanno già abitato l’appartamento.

Com’è nato il nome Materest e cosa significa?
Mate (compagno) + Interest (interessi): l’idea è di non cercare solo un coinquilino con cui dividere l’affitto ma una persona con cui vivere bene, un “compagno di interessi”, qualcuno con stile di vita, abitudini e interessi simili ai tuoi, per “Non sbagliare coinquilino”, come recita il nostro slogan.

A chi si rivolge Materest?
Si rivolge a studenti fuori sede, studenti internazionali e a chi in generale cerca una stanza in affitto per un periodo che va dai 3 mesi a un anno. In Italia ogni anno ci sono 250.000 studenti fuori sede, 20.000 erasmus di cui 1.500 solo a Torino.

Com’è nata l’idea?
L’idea è nata da un bisogno reale di diversi membri del team, che vivono in condivisione fin dai tempi dell’università, e da subito ha trovato il consenso di un ampio pubblico online vincendo anche lo Startup Weekend Torino nel Marzo 2013. Studi e ricerche dimostrano, infatti, che con gli strumenti attuali il processo di ricerca di un’abitazione in affitto dura mediamente un mese e mezzo. Si visitano più o meno 6 case e nel 63% dei casi si sceglie di cambiare sistemazione a causa di problemi con i coinquilini. Il segreto di una buona convivenza dipende sicuramente dalla scelta delle persone giuste con cui coabitare ma anche da come si impostano e si gestiscono i rapporti all’interno della casa.

Come funziona?
L’iscrizione dell’utente che cerca o offre una stanza è gratuita, così come i servizi offerti dalla piattaforma: registrazione del profilo sul sito in modo diretto o tramite social network, pubblicazione dell’annuncio, ricerca della stanza (secondo le caratteristiche della casa e la sua posizione), profilo e interessi dei coinquilini, servizi intorno alla casa, possibilità di visionare i commenti e le recensioni dei precedenti coinquilini, contatto diretto e online tra chi cerca e chi offre casa, registrazione nella casa. Il tutto con un’interfaccia semplice e intuitiva.

Perché è innovativo?
Prima di tutto per l’elemento umano: secondo Materest “Le case sono fatte di persone”. Oggi i portali di annunci per stanze in affitto ignorano completamente le persone che abitano nella casa, concentrandosi solo sulle caratteristiche fisiche dell’immobile. Materest prende in considerazione queste ultime e rafforza la ricerca aggiungendo l’elemento umano, che è invece centrale nella vita domestica e nell’esperienza in una nuova città. Secondariamente l’esperienza di ricerca: cercare un appartamento è un’esperienza che può essere molto difficile e stressante. Il tempo impiegato nella ricerca è molto, tra contatti e visite di appartamenti. Materest rende piacevole l’esperienza di ricerca della casa attraverso strumenti multimediali (foto, virtual tour), l’integrazione dei social network e la ricerca in base agli interessi. In terzo luogo la comunicazione: soprattutto per chi cerca una stanza all’estero, la comunicazione può essere complicata e costosa. L’integrazione di chat e video possono semplificare quest’aspetto. Infine, il fatto che Materest è multilingue.

Quante persone lavorano in Materest?
Il team è composto da ragazze e ragazzi under 30, laureandi e laureati nelle Università di Torino: Simone Borgnese è web developer presso Mytable, Silvia Caccia è consulente presso Anova, Marco Fiore ed io siamo Freelance presso Fightbean.

Studiavate tutti a Torino, ma come vi siete conosciuti? Frequentavate un corso insieme o vi siete conosciuti per caso?
Marco, Simone, ed io lavoravamo insieme in MyTable. Silvia è una mia ex compagna di studi, ci siamo conosciute alla facoltà di Ingegneria Gestionale. Gli altri membri iniziali del team li abbiamo conosciuti allo Startup Weekend, ma ora non collaborano più con noi.

Dove avete trovato i fondi di investimento iniziali? Siete stati supportati da qualche incubatore di start up?
Siamo seguiti dal Treatabit, il programma di supporto alle startup innovative dell’I3P, incubatore del Politecnico di Torino. Per ora l’app non è online quindi è molto difficile accedere a dei fondi. Aspettiamo di avere delle metriche per poter cercare finanziatori.

Utilizzate i social network: che riscontri avete?
Stiamo ultimando la strategia social e il blog. Vogliamo creare una campagna di teasing per incuriosire gli utenti prima del lancio e creare il loro aspettativa. Il lancio del sito è previsto per metà marzo. Abbiamo un profilo facebook e uno twitter ma dobbiamo lavorare molto per aumentare la fan base.

Che progetti avete per il futuro?
I prossimi step di Materest sono: lanciare il blog, lanciare la versione beta del sito, vedere se piace (cogliere i suggerimenti degli early adopter), trovare finanziamenti e perfezionare il prodotto. Il nostro obiettivo è aiutare le persone a vivere bene e assieme, imparare dai nostri sbagli e costruire una piattaforma per facilitare la vita ad altri. E ovviamente vogliamo che questo business sia per noi profittevole e diventi il nostro lavoro. Legati a Materest abbiamo moltissime idee: costruire un gestionale per la casa, espanderci all’estero, creare eventi e molto altro. Abbiamo pianificato a grandi linee le release per i prossimi 5 anni ma vogliamo rimanere concentrati sul breve periodo per poterci adattare ai bisogni del mercato.

Cosa consiglieresti a chi ha il sogno di aprire una start up ma teme di fallire?
“I sogni nel cassetto fanno la muffa”. I fallimenti fanno parte della vita, fallendo si impara e si cresce. Fallire una volta non significa fallire per sempre. Molti imprenditori di successo sono falliti più volte prima di trovare il giusto business. Non si può pensare che la prima idea sia quella giusta, chi fa start up deve avere propensione al rischio, tanta voglia di lavorare e poca paura di fallire. Chi apre una start up deve sapere che l’idea è solo l’1% del progetto. Il 99% è dato dal sacrificio, dal lavoro, dai problemi, dallo studio e dalla fortuna, quindi bisogna crederci fino in fondo altrimenti non ne vale la pena. “Se hai dei sogni nel cassetto e pensi di essere destinato a grandi cose allora fonda una startup, se ti piace la vita da dipendente e hai bisogno di certezze non ci provare neanche”.

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Roberta Stefania Ranzani

Intervista a cura di Roberta Stefania Ranzani

Vive a Milano dove studia Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'Impresa presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. Ama viaggiare ed è appassionata di danza e canto. Nel tempo libero si dedica al cake design.

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