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Olga Trevisan / ELTiburon

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Incontra uno squalo e dà vita al progetto ELTiburon. Intervista a Olga Trevisan.

parole: 574 | tempo di lettura: 2 minuti

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Londra, Madrid e Venezia sono state delle tappe fondamentali, ognuna ha avuto il suo momento: fuga, educazione, scoperta. Olga è tornata in Italia per frequentare Arti Visive allo IUAV di Venezia e pian piano, grazie anche allo stretto contatto con la tappezzeria di famiglia, si è insinuato in lei il piacere di realizzare oggetti ed indumenti unici e fatti a mano.

Olga, che lavoro fai?
La ricercatrice. Nel senso che sono alla costante ricerca di una risposta a questa domanda. E poi per fortuna esiste Eltiburon, progetto nato dall’idea di rivalutare le tradizioni artigiane. Realizzo pezzi unici fatti a mano, di qualità ed eco-friendly, dedicati alla vita di tutti i giorni e in grado di rispecchiare non solo i gusti ma anche la personalità di chi li sceglie. Recentemente con un’amica abbiamo fondato un piccolo collettivo artistico “Ollla at work”, al momento interessato in piccole pratiche di risignificazione degli spazi comuni.

Come nasce ELTiburon?
Eltì nasce ufficialmente all’uscita della metro a Madrid, grazie ad un susseguirsi di coincidenze. Ho avuto un incontro ravvicinato con uno squalo, lui per fortuna non si è accorto di me ma è stato sufficiente perché diventasse una piccola ossessione. Senza alcun collegamento diretto, a distanza di un paio di anni ho iniziato a disegnare degli squali buffi, ciccioni e sdentati. Per il resto, questo progetto sperimentale viene plasmato quotidianamente con le persone che incontro giorno dopo giorno.

Che cosa realizzi?
Creo borse, t-shirt, zaini, agende e ho in previsione una linea donna e costumi per l’estate prossima. Mi piace anche realizzare dei prodotti customizzati, quindi, se a qualcuno viene in mente qualcosa di nuovo, sono felice di poter provare a realizzarlo. A questo proposito, per esempio, mi è stato chiesto di creare una sella per la vespa e delle tende. Al momento però sono ossessionata dai boxer da uomo e quindi per ora sono concentrata principalmente nella realizzazione di questo indumento maschile.

Perché proprio i boxer?
Questa scelta nasce con l’intenzione di creare una rete geografica immaginaria, fatta di tessuti e bottoni provenienti da diverse città, pezzi unici completamente handmade. L’idea alla base del collezionare in quanto azione mi affascina molto più della collezione come risultato finale. Continuare questa ricerca mi stimola a creare un circuito che nasce, cresce e unisce luoghi lontani e persone sconosciute, qualcosa di intimo, che porta ovunque.

Dove si possono trovare i tuoi prodotti?
Al momento sto ultimando lo shop di Eltì sul sito Etsy, ma è la pagina facebook di ELTiburon quella che per ora riscuote più successo. Qui c’è una ricca galleria di immagini in cui poter vedere tutte le mie realizzazioni.

Cosa pensi dei giovani che hanno rispolverato le attività artigianali?
In gioco non c’è solamente la riscoperta delle attività artigianali ma anche una riscoperta identitaria. Nella realizzazione manuale e materica di un prodotto si attiva un processo conoscitivo individuale, che ti costringe ad affrontare le difficoltà tecniche di ciò che si intende concretizzare. Riuscire a creare da zero un prodotto di qualità è sempre un bel traguardo, prima di tutto personale.

Sei contenta di aver fatto questa scelta?
Certo! A partire da questo piccolo ma significativo esempio: per i miei viaggi ora posso cucire il mio bagaglio a mano, stoffa morbida pronta per essere stropicciata e maltrattata per entrare in quelle scomode gabbie dell’aereo.

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Sara Girardi

Intervista a cura di Sara Girardi

Appassionata di gatti, patatine fritte e Beyoncé è fortemente contraria a chi vive intrappolato nella propria comfort zone.

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