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Ovostudio

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Se fai comunicazione devi recitare tanti personaggi, cambiare nome, assumere personalità diverse. Intervista a Gianni Muzzoni, Ovostudio.

parole: 371 | tempo di lettura: 2 minuti

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Che cos’è Ovostudio?
Ovostudio è un’agenzia di comunicazione con 20 anni di esperienza. Era il 1994!

Cosa deve avere un’agenzia di comunicazione oggi?
Instaurare un rapporto di fiducia con il cliente con il quale collabora durante tutte le fasi di progettazione e sviluppo.

Chi sono i ragazzi di Ovostudio?
Io e Mauro (Campani, ndr) abbiamo lavorato per tanti anni nel mondo della comunicazione, sebbene con background e esperienze professionali differenti (Mauro ha iniziato 20 anni fa imparando dal padre pubblicitario, poi aprendo partita iva e poi entrando in una agenzia di comunicazione; io ero un giocatore di basket professionista prima di entrare nella comunicazione). Anche i nostri caratteri sono molto diversi ma da sempre ci ha accomunato la voglia di creare e credere in un progetto tutto nostro, nato di fatto nel 2009. La nostra ambizione è stata un motivo più che valido per intraprendere un percorso insieme. Da un paio d’anni ci affianca Enrico, fratello di Mauro. Mauro nel curriculum ha un progetto fatto per l’Aprilia e datato 1998: era un e-commerce primordiale.

Qual è la difficoltà più grande che deve affrontare un’agenzia di comunicazione?
Motivare i clienti e mantenere alta la loro attenzione.

E per una start up di comunicazione?
Acquisire la fiducia dei clienti e dei fornitori. Non ti conoscono, devi dimostrare di essere sempre sul pezzo, sempre presente, lavorare tanto.

Cosa avete imparato in 20 anni di lavoro?
Devi sentirti sempre affamato. E avere la consapevolezza che lavorare nella comunicazione significa vivere in un teatro. Recitiamo tanti personaggi, cambiamo nome, assumiamo personalità diverse, viviamo nel regno delle fiabe. Non crediamo che il mondo sia tutto qui.

Quali errori occorre fare?
Errori farne tanti, ma soprattutto spostare l’asticella del limite della tua agenzia sempre più in alto.

Che consiglio vi sentite di dare a chi vorrebbe svolgere un lavoro come il vostro?
Ascoltare tanto.

Il prossimo obiettivo?
Lo abbiamo imparato da Google: il 20% del tempo lavorativo va lasciato libero, e noi abbiamo scelto il mercoledì. A metà settimana abbiamo un intero giorno per seguire i progetti che ci appassionano, slegati dal lavoro quotidiano per i clienti. Il tempo è creatività.

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Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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