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Pilou

5 minuti 987 parole

Arrivano il giorno prima del lunedi con una Panda bordeaux e ti portano la colazione a casa. Luisa Pellegrino e Gabriella Lovera sono Pilou

Pilou è la scommessa di Luisa e Gabriella. Due amiche che si sono inventate un servizio di colazioni a domicilio per addolcire l’amaro che, da troppo tempo ormai, questa crisi ci sta lasciando in bocca. Se avete la fortuna di vivere a Torino potete già mettervi in contatto con loro per la vostra colazione del prossimo giorno prima del lunedì. Ah! Naturalmente, se preferite il salato nessun problema: ce n’è per tutti i palati!

Che cos’è Pilou?
Pilou è la colazione del giorno prima del lunedì: abbiamo dei problemi con la parola domenica, non ci è mai piaciuta molto. L’abbiamo sempre associata al tedio domenicale, come cantava qualcuno. Pilou è un servizio di colazioni, molto abbondanti, un brunch insomma, a domicilio.

E il nome Pilou? E’ piuttosto curioso!
Il nome Pilou è nato per caso. Non è mai facile trovare il nome giusto e, dopo averci pensato a lungo, la “colazione del giorno prima del lunedì” è comparsa inaspettata ed è subito diventata “col di pilou” e infine soltanto Pilou. Pilou in francese è il filo di flanella che si usa per fare i pigiami, nonché un gioco simile al volano. Non avremmo potuto trovare di meglio!

Che storia si cela dietro Pilou?
Dietro Pilou ci sono Luisa e Gabriella. Da dove cominiciamo? Le storie sono molto lunghe.
Allora, Luisa ha finito da un anno un dottorato in letteratura postcoloniale. Ha viaggiato parecchio, sia per studio che per passione, e ha volato tra Torino, Londra, New York e Bombay. Luisa ha sempre amato molto l’India, tanto da aver studiato hindi, non sa bene il perché. Ama i libri sin da quando era bambina ma anche la cucina, i fiori, le calze a righe e il bello in tutte le sue declinazioni. Le sarebbe sempre piaciuto tradurre romanzi o fumetti, insegna inglese, traduce di tanto in tanto, fa ceramiche, scrive di letteratura e guadagna molto poco.

Gabriella, invece, ha viaggiato molto poco, ma con la fantasia è sempre stata in giro. Ha lavorato per dieci anni in un’associazione culturale, dove ha investito energia, creatività, volontà e dove ha imparato molto, anche su come vanno le cose in un certo mondo. La crisi le ha tagliato le gambe all’improvviso, circa un anno e mezzo fa, fra natale e capodanno, tanto per rincarare la dose drammatica dell’esperienza. Ma oggi Gabriella è più felice così, anche se a volte le capita di doversi adattare a situazioni che non sempre son comode. Almeno sa che certamente non è schizzinosa. Anche lei ama le calze a righe, i film, la musica e l’arte. Collabora da circa un anno a una nuova associazione culturale, di cui è anche presidente, ma solo perché, questo va detto, è la più grande e perché è lunica donna. Guadagna molto poco. Da qualche tempo pensa che forse avrebbe sempre voluto fare Pilou nella vita.

E come siete finite a fare colazioni?
Entrambe ci siamo ritrovate a dover inventare un modo per sopravvivere a questo sistema di precariato che coinvolge tutti e abbiamo deciso di farlo inventandoci qualcosa che ci somigliasse, così è arrivata Pilou.

Ma perché proprio la colazione a domicilio?
L’intuizione della colazione a domicilio è nata perché ci sarebbe sempre piaciuto riceverne una la domenica. Poi l’idea di portare del calore in casa ci piace molto, soprattutto d’inverno, quando fa freddo.

Perciò, ogni domenica, salite a bordo della vostra Panda bordeaux e andate in giro a consegnare per tutta la città. Ma come funziona per le ordinazioni e la scelta dei menù?
Il menù è unico, lo scegliamo noi. Varia di settimana in settimana ed è composto da tre cose dolci (solitamente biscotti, tortine, crostate o muffin con frutta di stagione) e tre cose salate (focacce, piadine, biscotti salati, tortini, sformati etc). Tutto è rigorosamente fatto a mano, anche composte, marmellate e succhi. Inoltre cerchiamo di usare solo prodotti di stagione, che acquistiamo al mercato di Porta Palazzo qui a Torino, dai contadini locali, o che prendiamo direttamente dall’orto. I clienti possono prenotare la colazione via e-mail, solitamente sino al sabato all’ora di pranzo.

E questo amico di carta da leggere e conservare che vi accompagna?
Abbiamo la fortuna di avere molti amici che scrivono, disegnano, fotografano e abbiamo una fitta rete di contatti, anche grazie all’ex lavoro ma, soprattutto, alle capacità comunicative di Gabriella. L’idea di ospitare un amico di carta nella busta insieme alla colazione ci è venuta praticamente subito, proprio perché Pilou ci somiglia molto e dunque ci mettiamo dentro tutto quello che ci piace. Abbiamo ancora molte idee nel cassetto di Pilou.

Siete appena all’inizio della vostra avventura. Sensazioni? I primi feedback?
I primi feedback sono stati particolarmente positivi. Abbiamo ricevuto tanti complimenti, la nostra pagina di facebook è stata da subito molto seguita. Alcuni clienti ci hanno fatto addirittura dei regali: una piantina e un meraviglioso disegno. C’è molto entusiasmo intorno all’iniziativa e questo ci ha aiutate ad avere il coraggio di metterci in gioco, anche perché siamo entrambe due persone molto insicure.

Allora, ve la sentite di dire a chi ci legge e che ha voglia di mettersi in gioco: “Si può fare”?
Sì direi che ce la sentiamo, anche se con dei “ma”, perché in Italia non basta avere una buona idea per partire. La rugginosa e lentissima macchina burocratica e legislativa italiana può davvero farti calare facilmente ogni entusiasmo. Inoltre se, come noi, non hai un capitale di partenza (non per fare la parte delle piccole proletarie ma questa è la verità) la questione si fa sempre più complicata.
Con Pilou possiamo dire entrambe che siamo state fortunate perché fino a oggi (incrociamo le dita) tutto è stato molto facile, come se quest’idea dovesse in qualche modo partire da sempre.

Siete felici?
Che domandona. A volte sì siamo felici, anche se, come scrive una più saggia di noi, “joys – like men – may sometimes make a long journey and still abide”.

(Le foto sono di Silvia Pastore)

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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