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Reverse

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Abbiamo costruito la nostra prima sede operativa con i materiali di scarto delle aziende veronesi. Intervista a Federica Collato, Reverse.

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Reverse è un’associazione culturale nata nel 2010, grazie a Nicola Gastaldo, Federica Collato e Raffaele Iaccarino che, forti di altre esperienze associative, hanno deciso di auto-costruirsi la loro prima sede con i materiali di scarto ceduti da alcune aziende veronesi. “Nel corso degli anni Reverse è cresciuta, ha cambiato sede e si è sdoppiata”. Nel 2013, infatti, grazie anche alla collaborazione di Michele Pistaffa, nasce Reverse Impresa Sociale, un’attività di impresa giovanile che si occupa principalmente di realizzare elementi di arredo ed allestimenti con materiali di scarto, tecniche di lavorazione artigianali, manuali e a basso impatto ambientale. E poi, ancora, Reverse Lab, “associazione culturale che diffonde con eventi e laboratori i temi di manualità, creatività, cultura della sostenibilità ambientale, del cibo e della mobilità sostenibile”. Abbiamo chiesto a Federica di raccontarci la loro storia.

Federica, che cos’è Reverse Impresa sociale?
Reverse Impresa sociale è un progetto che promuove un pensiero alternativo a ciò che è produzione e consumo di beni di uso quotidiano come gli arredi e gli allestimenti, declinando concetti cari al mondo dello sviluppo sostenibile e dando loro un senso molto pratico e reale. Con materiali di scarto vengono realizzati elementi di arredo e soluzioni di allestimento, sia per privati che per aziende o eventi temporanei.

Come e quando è nata l’idea?
Reverse è nata dalla mente di Nicola Gastaldo che, nell’estate del 2010, ha pensato di concretizzare una sua passione già sperimentata in ambito associativo: realizzare arredi e allestimenti con materiali di scarto. Da subito Nicola ha coinvolto me e Raffaele, soci fondatori di Reverse, per dare corpo a un progetto più ampio e articolato, che mettesse al centro pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Reverse Lab favorisce una sana cultura del cibo e promuove una mobilità sostenibile. In che modo?
È necessario ragionare in ottica sistemica quando si parla di sostenibilità ambientale e sociale. È importante avere la possibilità di arredare gli spazi che ci ospitano facendo anche delle scelte di ecosostenibilità, etica ed estetetica, nuove variabili non economiche ma che incrementano il valore di un prodotto o servizio. Allo stesso modo, sviluppare un senso critico e attento a gesti quotidiani come mangiare, spostarsi e scegliere come farlo regala un grado di libertà e di determinazione essenziali per un sensibile aumento della qualità della vita.

Quindi, concretamente, come vi muovete?
Collaboriamo con la Condotta di Slow Food Verona: promuoviamo i produttori slow durante i nostri eventi e sviluppiamo percorsi di benessere attraverso il cibo. Anche progettare un orto in casa, da mettere proprio di fianco alla cucina per avere sapori e aromi a portata di mano, è una scelta slow.
Il progetto Re-cycles, invece, si occupa di rimettere a nuovo i cosidetti “rocchettoni”, biciclette abbandonate nel tempo ma mai dimenticate, che hanno bisogno di una sistemata e un restyling. Mario Zanella le disassembla, le pulisce e recupera tutto il recuperabile, per ridare stile al nuovo destriero meccanico.

Come fa un acquirente a mettersi in contatto con voi?
Godiamo di una buona visibilità, anche grazie alla partecipazione a conferenze, eventi o manifestazioni fieristiche. Solitamente un cliente ci contatta direttamente, chiamandoci o inviando una mail, perché ha avuto il nostro biglietto da visita conoscendoci di persona, ha visitato lo spazio del Canarin o ha ricevuto un consiglio da qualche cliente.

Di solito chi acquista i vostri prodotti?
L’acquirente privato di Reverse di solito è una persona tra i 28 e i 50 anni, rispettoso dell’ambiente e capace di apprezzare un pezzo unico, lavorato artigianalmente. Un servizio che funziona molto è la progettazione condivisa perché offre soluzioni di arredo pensate e realizzate ad hoc in chiave ecosostenibile.
Poi ci sono le aziende, gli esercizi commerciali o le pubbliche istituzioni che si rivolgono a noi perché desiderano allestire uno spazio lontano dai canali convenzionali e capace di comunicare il rispetto per l’ambiente anche ai propri clienti.

Anche la nuova sede dice molto del progetto Reverse, cos’è il Canarin?
Con l’avvio di Reverse Impresa sociale era necessario trovare uno spazio più grande e accogliente, sia per l’impresa che per l’associazione. Abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in uno spazio non utilizzato da anni, in una zona periferica del centro ma comunque vicina: Porta Vescovo. Lo spazio è davvero molto grande, visto che si articola in un laboratorio, una casa a due piani e un grande spazio aperto con due grandi tettoie in legno. Abbiamo creato un gruppo di persone e associazioni che potessero essere interessate a viverlo con noi e ad aprile è nato il Canarin, uno spazio di sperimentazione del fare. Hanno sede qui diversi studi fotografici, di designer, studi di consulenza, di appassionati di pittura e modernariato. Sono tutte attività autonome e indipendenti, molto affini tra loro e che spesso hanno dato vita a progetti in collaborazione, magari imbastiti durante un pranzo. Qui si mangia sempre assieme!

Che mi dite invece dei laboratori e eventi che organizzate?
Organizziamo laboratori di autoproduzione nei quali anche chi non ha mai avuto a che fare con chiodi e martelli può progettare il proprio oggetto e realizzarlo, liberando creatività e manualità sopite. Ogni persona esce dal laboratorio con la propria lampada, seduta, piccolo tavolo, di cui ha scelto ogni particolare e capito ogni segreto. Il valore di ciò che è fatto a mano va compreso e diffuso. I laboratori sono organizzati al Canarin o presso associazioni e istituzioni che collaborano con noi.
Sempre al Canarin organizziamo, anche in collaborazione con altre realtà, degli eventi culturali nel periodo estivo, per dare spazio alle varie forme d’arte. Le serate vedono concerti, mostre o installazioni artistiche abbinate a degustazioni di birre artiginali o centrifughe slow. Con lo stesso spirito è stato organizzato Settembre corto, un festival di cortometraggi, arte poco seguita ma che a Verona ha degli ottimi autori ai quali abbiamo voluto dare uno spazio.

Progetti per il futuro?
I progetti in cantiere sono molti, ad aprile ad esempio partirà AUT, un progetto di collaborazione con il Carcere di Montorio. Con alcuni cicli di laboratori di autoproduzione ci trasferiamo dentro le mura della casa circondariale per seguire dei gruppi di detenuti che progetteranno e realizzeranno con i loro scarti degli arredi per la biblioteca del carcere. Partire dall’idea progettuale, indagare con i detenuti sui materiali e su tutto ciò che può essere utile e bello avere nello spazio della lettura, un luogo che può diventare davvero di supporto.
Fare rete, indagare il territorio e gli attori che si possono coinvolgere, valorizzare risorse e materiali già a disposizione, condividere con la comunità i risultati e viverli: sono questi i punti di forza dei progetti che ci piacciono di più.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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