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Riccardo Orlandi / Tannen Records

7 minuti 1213 parole

La sua passione nasce con una chitarra e uno skate. Oggi stampa i vinili dei CSI. Intervista a Riccardo Orlandi.

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Riccardo, quando ti è venuta l’idea di creare la Tannen Records e perché?

La Tannen Records nasce nel 2009. Da molto tempo pensavo all’idea di aprire un’etichetta indipendente. In passato ho avuto modo di conoscerne molte e sono sempre rimasto affascinato dalla filosofia del do it yourself legata alle migliori etichette indipendenti soprattutto inglesi e americane.
Adoro i negozi di dischi e comprare vinili. Mi piace pubblicare dischi, è come se mi appropriassi dei titoli che seleziono, come se diventasse una mia collezione da condividere con tutti. Adoro inoltre “vestire” dei prodotti che di per sé hanno già un potente contenuto emotivo, impegnarmi e investire le mie risorse per dare la giusta consacrazione a dischi che reputo interessanti, dar loro una forma, presentarli con una tracklist, un titolo, una copertina. Credo che l’etichetta debba essere considerata come un selettore, una valida guida che fa luce in un contesto sempre più caotico. Questa passione unita a una dose di frustrazione lavorativa ha dato vita alla Tannen Records.

Come hai vissuto gli anni precedenti la creazione di Tannen?

Ricordo di avere convinto mia madre a comprarmi una chitarra e uno skate dopo aver visto fino allo sfinimento Ritorno Al Futuro. Da adolescente mi sono ubriacato di metal grazie a mio fratello e i suoi compagni di classe, successivamente però ho scoperto il punk, la sua filosofia e tutta la cultura DIY. Sono stato salvato, o distrutto, da questa invasione dei sensi.
Ho suonato in diversi gruppi con i quali sono riuscito a togliermi tantissime soddisfazioni: ho pubblicato dischi per diverse etichette, ho girato l’Italia suonando, un mio brano acustico è diventato la sigla di chiusura di una puntata di Blob. Ho suonato la batteria negli Hell Demonio, la chitarra nei The Rituals, la chitarra nell’ultimo disco dei bolognesi Forty Winks, attualmente la batteria con i De Curtis. E sono ancora aperto ad altre esperienze, anche se il tempo a disposizione è sempre troppo poco.
Non vivo di musica e la cosa, se da un lato mi dispiace, dall’altro mi da paradossalmente sollievo, in quanto conservo il privilegio di poter ragionare con la passione e non solo guidato da dinamiche commerciali e di sopravvivenza.




Come sei entrato in contatto con La Tempesta Dischi, di cui stampi il catalogo in vinile?

Ho conosciuto Enrico de La Tempesta Dischi a gennaio di 2 anni fa. Ci stavamo scrivendo varie email per alcuni noiosissimi dati SIAE, quando mi ha proposto di stampare in doppio vinile l’ultimo disco della sua band, i Tre Allegri Ragazzi Morti, e altri titoli del catalogo Tempesta. Con l’aiuto del mio distributore Audioglobe abbiamo riversato su vinile la maggior parte dei loro dischi. È nata anche una lunga collaborazione con i Calibro 35 e sta nascendo ora la serie di ristampe di dischi della storia della musica italiana inaugurata con il box vinili dei C.S.I.

Cosa pensi del crowdfunding?

Penso sia un’idea interessante e soprattutto utile. Idealmente dovrebbe essere un servizio offerto a band emergenti o a progetti veramente unici. L’idea di un sostegno comunitario è affascinante, la presentazione e il conseguente giudizio di idee da parte di privati è un meccanismo che può dar luce a realtà ben consolidate. Io stesso ho utilizzato in prima persona MusicRaiser, crowdfounding musicale: ho raccolto i fondi necessari alla pubblicazione del box vinili dei CSI. L’ho utilizzato con nomi di fama nazionale servendomi del sito più come piattaforma di preordini che come presentazione di un progetto originale o embrionale. Le mie “ricompense” erano di fatto dei preordini vantaggiosi. Paradossale, ma usato così perde tutto il suo potere e si rischia di insabbiarne il valore.

Ci puoi elencare gli artisti che fanno parte del roster di Tannen?

La Tannen Records nel corso degli anni è diventata più un’etichetta di formato che di genere. In quanto etichetta che pubblica vinili, non mi sento legato solo ad alcuni generi musicali. Il vinile gioca con regole molto singolari. È vero che è tornato con prepotenza, ma è anche vero che rispetta delle tirature comunque basse. L’esperienza mi ha insegnato che per stampare e commercializzare un vinile in Italia, la band deve avere sicuramente un’attività live molto viva, una forte promozione o essere inserita in un contesto di nicchia ben consolidato. Già queste esigenze fungono da filtro selettivo.
I nomi che fanno parte della Tannen Records sono molti: Calibro 35, Zeus! e In Zaire, tra gli altri. In questi giorni sto lavorando moltissimo con i C.S.I. e i Massimo Volume.

Con che criteri selezioni le tue collaborazioni?
Non ho criteri precisi, per ogni disco ho una scheda valutativa unica. Sono molto attento ai suoni con cui è stato registrato e mi piace anche capire il senso estetico della band: la musica unita all’idea visiva di ciò che vogliono comunicare. Lavoro spesso con realtà abbastanza sicure che necessitano della versione in vinile di un disco già pronto. Questo forse scredita il lavoro di talent scout di un’etichetta, ma valorizza la cura del prodotto e il privilegio di poter creare delle edizioni sofisticate e da collezione.

Ritieni che questa sia una fase di cambiamento che sfocerà in nuove opportunità?

Credo che un grosso cambiamento ci sia in parte già stato. I numeri di vendita sono completamente mutati.
Il mondo culturale ai tempi del web è spaventosamente bulimico, isterico e frenetico. La passione ne soffre, non abbiamo il tempo necessario ad appassionarci veramente alle cose. L’interesse delle persone è sulla collettività di input. Il live gode del festival, non del singolo concerto. Il piacere dell’ascolto è basato sulla totalità di uscite, una sorta di enorme compilation in continuo mutamento in relazione alle infinite pubblicazioni discografiche di ogni giorno. Viviamo l’era della cultura all you can eat. Non sto demonizzando la musica liquida di cui ammetto di farne largo uso, sia chiaro, ma credo che il futuro della discografia possa svilupparsi solo su fronti opposti: da un lato il digitale e soprattutto lo streaming, dall’altro i più appassionati, disposti a comprare l’edizione numerata in vinile pronti ad averlo in mano, annusarlo e metterlo sul giradischi.
Il CD morirà completamente. Ho solo qualche dubbio sul sistema di fruizione offerto da Spotify e applicazioni simili come Pandora o Deezer. Diventa sempre più urgente un contratto retributivo diverso per case discografiche e artisti. Se continuano a rendicontare pochi millesimi per ogni ascolto, c’è il rischio che anche questo servizio svanisca. Tuttavia, il pagare un fisso mensile per usufruire di un enorme catalogo dello scibile culturale credo rappresenti il futuro. Soprattutto per musica e cinema.

Recentemente stai facendo ristampare i vinili dei CSI. Li ritieni fondamentali per la musica italiana?
Indubbiamente. L’idea è quella di continuare a ristampare dei progetti che hanno segnato la nostra cultura. La frenesia musicale degli ultimi anni ha generato apatia verso le nuove realtà ma anche una rivalutazione e riscoperta delle band che un tempo hanno segnato la nostra cultura. Il tutto grazie anche a sistemi di consultazione d’archivio collettivo come Youtube e Wikipedia. I box da collezione sono una mossa commerciale già collaudata oltreoceano e in Inghilterra. Sugli scaffali è facile trovare box dei Joy Division, dei The Smiths, ho pensato potesse essere divertente provare ad importare l’idea.

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Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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