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Shortology

6 minuti 1097 parole

Raccontare la vita di Giulio Cesare in una riga? La risposta è nell’infografica. Intervista a Matteo Civaschi di Shortology.

Parole: 1119 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Matteo, qual è il tuo lavoro?
Faccio il direttore creativo di un piccolo studio di design chiamato H-57, un laboratorio di idee, grafica, illustrazioni, tipografia e molte altre cose. Il mio lavoro consiste nel trovare sempre la chiave giusta per i nostri clienti che vogliono comunicare qualcosa attraverso i media conosciuti, da Facebook fino alla TV. Il difficile sta nel proporre un punto di vista sempre interessante e attuale. Spesso con il mio gruppo di designer e creativi ogni giorno facciamo ricerche su libri e web per individuare le nuove tendenze, per non attenerci soltanto a quello che già sappiamo e cercare di non ripeterci mai.

Cosa è Shortology?
Shortology è un metodo, oltre che un libro edito da Rizzoli, un sistema semplicissimo che con l’ausilio dell’infografica è capace di raccontare storie di personaggi famosi, film, episodi storici, guerre, religioni, etc. nel modo più sintetico possibile, senza fronzoli, senza dilungarsi su nulla, solo la cruda realtà. L’esempio principe rimane la prima storia nata e cioè la vita di Michael Jackson, del quale abbiamo preso solo un aspetto, sicuramente il più ingrato nei suoi confronti, ma quello che si prestava meglio per una rappresentazione grafica che facesse ridere e, perché no, anche discutere. La stesura di questo metodo è semplicissima: partendo dall’esempio del grande Michael e dalla sua ossessione di diventare bianco abbiamo rappresentato una striscia grafica con un uomo stilizzato marrone scuro, alla sua destra una freccia che indica il passaggio di un certo lasso di tempo, poi ancora un uomo stilizzato, di un marrone più chiaro, ancora una freccia e relativo uomo stilizzato, questa volta rosa, poi la freccia finale per l’ultimo passaggio di tempo, ad indicare la fine della storia, visualizzata con un uomo bianco in posizione orizzontale, che si riferisce chiaramente alla sua morte. Questo è Shortology, meno elementi ci sono per raccontare una storia, anche infinita e più è spiazzante il risultato. Per capirci andatevi a cercare “Il signore degli Anelli” by Shortology.

Come’è nata l’idea?
L’idea è nata come risposta a un invito ricevuto da una casa editrice digitale chiamata First Floor Under che è anche un blog creativo veramente interessante. Il loro progetto si basava sul fatto di non postare lavori già esistenti e catturati nel web, come fanno un po’ tutti, ma bensì di creare contenuti ad hoc. Creatività nuove di zecca su brief liberi, che sostanzialmente fossero interessanti dal punto di vista visivo e di contenuto. Insomma idee per creare puro entertainment. Non potendo contare su budget di produzione abbiamo fatto di necessità virtù, e ci siamo affidati alla semplicità. Volevamo creare qualcosa di divertente, un po’ nazional popolare, ed ecco la storia del nostro re del pop.

Siete stati supportati da qualcuno in questa “attività”?
No, da nessuno. Abbiamo creato tutto con le nostre forze, producendo 8 storie che sono finite nel blog che ti dicevo. Poi è avvenuto tutto attraverso la magia del web che, se incappa in qualcosa di diverso, riesce a trasformare un oggetto piccolo piccolo in una campagna virale worldwide. Attraverso vari blog di persone che hanno postato diverse volte le nostre storie e i nostri personaggi, quali Maria Antonietta, Napoleone, Hitler, Darth Vader, Giulio Cesare, Gesù e Bruce Lee, le nostre storie hanno fatto il giro del mondo diverse volte, ritrovandocele un po’ dappertutto. Fino a che, nel bel mezzo di una vacanza all’isola d’Elba, sotto l’ombrellone, sdraiato sull’asciugamano, ho ricevuto una mail sull’iphone. Da Londra ci hanno scritto degli agenti letterari, la loro missiva elettronica si poteva sintetizzare così: “Hei ragazzi, ci piacciono molto le vostre short stories, che ne dite di farci un libro?” Dopo un po’ di dubbi legati alla mail piuttosto sorprendente abbiamo verificato la loro realtà e in effetti, quando abbiamo scoperto che avevano prodotto libri del calibro di Stephen King, del Papa e di altri personaggi di fama mondiale, abbiamo risposto alla mail: “Perché no!”. Da lì è partita una collaborazione con loro, in poche parole sono diventati i nostri agenti e ci hanno fatto firmare un bel contratto. Hanno messo all’asta il progetto Shortology pescando editori del calibro di Quercus, Rizzoli, Fischer Verlag, De Bolsillo, Editions Prisma e altri ancora. Dal web siamo finiti sulla carta stampata, paradossale se ci si pensa un attimo. Ed ecco com’è cominciata la nostra storia nel mondo dei libri.

Avete incontrato ostacoli nella pubblicazione?
Nessuno in particolare, a parte il fatto che da 8 storie ne abbiamo dovute produrre 250! Questa immensa produzione è stato l’ostacolo più grande. Ovviamente gli editori, soprattutto Quercus (UK) e Rizzoli (Italia) hanno imposto una tempistica drammatica per la consegna del libro. Praticamente ci siamo ritrovati come a scuola, chini sulla scrivania ogni giorno a documentarci su una lista infinita di personaggi, di storie legate a città, leggende, film, e molto altro. Di molti non conoscevamo praticamente nulla, il grande lavoro è stato quello di ricercare in ogni storia gli aspetti più interessanti e rilevanti. In alcuni casi abbiamo dovuto inventare di sana pianta, esempio lampante la storia del Sahara, in cui abbiamo descritto com’è andata secondo noi. Alcune storie non hanno mai visto la luce perché ci siamo rifiutati di raccontarle, come ad esempio quella di Kennedy o sulle torri gemelle. E non abbiamo avuto il coraggio, lo ammetto, di fare nulla sulla storia dell’Islam o su Maometto. In altri casi siamo stati molto duri e cinici, perché comunque è ciò che comporta la freddezza di questo metodo e forse il bello sta proprio nella nuda cronaca di alcuni eventi anche drammatici. È stata un’esperienza estenuante perché abbiamo dovuto buttare il 90% dei dati raccolti, perché inutili o forvianti, e lasciare solo il necessario o la parte più interessante. La trasformazione in icone, invece, la parte più divertente perché ci si rende conto subito se la storia funziona o meno. È stata davvero dura, ma ce l’abbiamo fatta, almeno credo.

Progetti per il futuro?
Shortology è diventata una pagina Facebook piuttosto seguita, in poco tempo abbiamo coinvolto più di 14000 fan. Questo ci ha dato la spinta a pensare che ormai è diventato un brand, con la sua forza. Nel frattempo abbiamo incontrato Romana Caldarelli, che ci seguiva già da tempo, e che ci ha fatto scoprire il licensing. Non ne sapevamo molto e in effetti si è rivelato un campo piuttosto interessante. Abbiamo preso la palla al balzo e siamo entrati in questo mondo complesso e interessante. Da qui partono i nuovi progetti del futuro che comprendono già un contratto di licensing con Benetton, per i loro negozi Play Life. Stiamo stringendo altri accordi con realtà davvero interessanti e chissà quanto altro ancora arriverà.

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Elisabetta Barreca

Intervista a cura di Elisabetta Barreca

Fiorentita trasferitasi a Milano per studiare Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'Impresa presso l'università Iulm. Nel suo futuro si vede organizzatrice di eventi in ambito moda. Suona il violino, ama viaggiare e ridere, sempre.

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