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Silvia Bencivelli

3 minuti 590 parole

Dopo la laurea in Medicina e chirurugia decide di frequentare un master in comunicazione della scienza ed ora è giornalista scientifica freelance. Intervista a Silvia Bencivelli

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Silvia, che lavoro fai?
Faccio la giornalista scientifica freelance, cioè scrivo, parlo, produco idee che hanno a che fare con la scienza e le vendo. In pratica, collaboro con giornali, radio, tv, eventi culturali, festival, scuole, università, case editrici, agenzie di comunicazione e tutti coloro che hanno bisogno di qualcuno che conosca la scienza e ne sappia parlare. È un mestiere molto bello, ricco di stimoli: mi pagano per studiare, scrivere e viaggiare.

Cosa ti ha spinta a scegliere la professione giornalistica?
In realtà non lo so, mi sono laureata in Medicina ma non volevo fare il medico. Avrei voluto fare la scienziata, oppure la politica della scienza o della salute, invece dopo la laurea, mentre mi abilitavo e cercavo di capire se e quale specializzazione fare, sono entrata al master in Comunicazione della Scienza della Sissa, a Trieste. Ho cominciato subito a lavorare: erano anni un po’ più felici di questi e in edicola c’era un sacco di scienza. Ma per me all’inizio era soprattutto una cosa curiosa, nuova, anche un po’ trasgressiva. Poi ho capito che avrei potuto trasformarla in un mestiere tutto mio, fatto proprio come lo volevo io. Così ho deciso di fare il grande salto. Per adesso ha funzionato e continuo a divertirmi un sacco.

In che momento hai capito che questo lavoro era quello giusto per te?
Durante lo stage in un’agenzia di comunicazione della scienza. Era uno stage di quelli giusti: due mesi, poi si comincia a lavorare. All’inizio della mia esperienza mi capitò di fare un errore di quelli clamorosi: pubblicai una bufala che finì addirittura in prima pagina. Allora il mio capo mi disse: “sei in gioco, gioca”, e io l’ho fatto, anche se a modo mio: per espiare quella bufala mi sono messa a studiare, ed è così che è nato il mio primo libro “Perché ci piace la musica”. Un libro che è stato tradotto in tre lingue e che dopo sette anni e mezzo continua a vendere. Durante lo stage ho imparato anche a parlare alla radio, a correggere le bozze, a progettare libri scolastici, a lavorare con i grafici. Un’esperienza che mi ha segnata: adesso non riesco più a fare una cosa alla volta e a pensarmi soltanto giornalista, saggista, radiofonica, o science writer.

Parlaci del tuo ultimo libro “Cosa intendi per domenica?”
Nel libro parlo del lavoro da freelance, dell’importanza di imparare a svolgere questa professione con orgoglio perché è bella e utile, costruisce il dibattito sociale, dal momento che permette a tanti di accedere ai temi culturali e scientifici. È fondamentale dare valore a questo tipo di lavoro, facendosi pagare il giusto, altrimenti la qualità sarà la prima cosa a rimetterci.

I tuoi progetti per il futuro?
Per adesso ho un settembre e un ottobre molto intensi: sto per pubblicare altri due libri e sto chiudendo due documentari. In un futuro più lontano, invece, so che mi piacerebbe provare a costruirmi un’agenzia tutta mia, viaggiare e, in generale, so che mi piacerebbe passare meno tempo dietro alle questioni burocratiche e guadagnare di più. Ma ho imparato che il mondo cambia in fretta e che fare progetti per un futuro lontano, avendo a disposizione un orizzonte limitato al contesto del momento, non funziona. Non posso fare progetti su un futuro che non conosco: cambierà il mondo e io mi adatterò. Credo però che continuerò a lavorare con la scienza, perché la trovo l’espressione più affascinante dell’impresa umana.

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Sara Girardi

Intervista a cura di Sara Girardi

Appassionata di gatti, patatine fritte e Beyoncé è fortemente contraria a chi vive intrappolato nella propria comfort zone.

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