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Silvia Risi

5 minuti 818 parole

Parte dalla ginnastica ritmica, passa per l’ufficio prodotto della Ferrari e ora disenga coprispalla origami. Intervista a Silvia Risi

Silvia, che cosa fai nella vita?
Al momento lavoro nell’ufficio prodotto della Ferrari a Maranello e mi occupo dello sviluppo degli accessori delle collezioni Lifestyle.

Quando hai iniziato ad appassionarti al mondo della moda?
Alla fine del liceo, non prima, e non per vera passione della moda, bensì per voglia di esprimere la mia creatività e la mia dedizione al disegno. La vocazione al mondo fashion è arrivata di conseguenza, una volta iniziati gli studi all’Istituto Marangoni di Milano. All’inizio è stato complicato perché non conoscevo tutti gli stilisti come i miei compagni, ma in fondo penso sia stata proprio questa la mia fortuna; affacciarmi al fashion system con la mente libera da qualsiasi influenza mi ha aiutato a costruire il mio vero stile.

Il tuo passato da ginnasta so che è molto importante per te e hai anche disegnato le tute della tua squadra qualche anno fa, raccontaci qualcosa di più.
Sì, ho dedicato la mia adolescenza alla ginnastica ritmica, uno sport meraviglioso che tutt’ora rappresenta la mia passione più grande. Ho iniziato così, disegnando i costumi per le mie compagne di squadra. Amavo disegnare, creare intrecci di stoffe, colori e paillettes. Avendo sempre avuto una vita particolarmente impegnata, tra scuola, allenamenti e lezioni di pianoforte, ogni momento era quello giusto per disegnare e completare il mio book, soprattutto a scuola. Quanti intervalli spesi sul banco a colorare e a cucire..

Hai vinto il concorso Marangoni for Ferrari, con cui il brand del cavallino rampante cercava nuovi talenti per rinnovare lo stile delle collezioni, qual era il concept scelto per il tuo progetto?
Nel corso dell’ultimo anno di studi mi selezionarono, insieme a un gruppo ristretto di studenti, per prendere parte a questo contest decisamente anomalo per il mondo della moda. Ricordo di non essere mai stata veramente convinta di voler partecipare; per me la Ferrari era solo la più famosa azienda di macchine al mondo, non ci vedevo il mio futuro! Il contest prevedeva la realizzazione, dal disegno alla ricerca dei tessuti e dei materiali, di una collezione Ferrari Racing o Lifestyle, con l’obbiettivo di rinfrescare lo stile molto classico del brand. Io scelsi il concept racing, forte di uno stile sportivo a aggressivo molto più simile al mio, ispirandomi ai dettagli delle macchine e dell’abbigliamento dei piloti di Formula 1. Con grandissima sorpresa vinsi e solo adesso, dopo quasi tre anni nella “terra delle Rosse”, comprendo quanto è stato importante lo sforzo che ho fatto per entrare in questo universo.

Hai disegnato una tua collezione, gli abiti sono eterei, i materiali vari e inediti gli accostamenti. Tu come la descriveresti?
Esattamente come la definisci tu. In verità si tratta di due collezioni differenti; una romantica e seducente, ispirata alle donne del burlesque e adatta ad esaltare la sinuosità del corpo femminile. E poi il pezzo forte sul quale spero di costruire un futuro: una collezione di capispalla origami, dove protagonisti sono il colore e la geometria.

A chi ti ispiri mentre disegni e che tipo di donna può indossare le tue creazioni?
Spesso trovo una fonte di ispirazione nel dialogo fra gli stili di ogni epoca storica e fra le diverse forme della geometria. Mi soffermo a ricercare lavorazioni elaborate per non appiattire i capi e per renderli davvero unici, fin nei particolari. Prima musa della mia vita è mia madre; da piccola mi incantavo a guardare le foto delle sue sfilate; lei mi ha trasmesso la passione del cucito e ancora oggi mi capita di aver bisogno del suo tocco magico. Il mio è uno stile sinfoniale, amo accostare suggestioni e forme di vario genere e sperimentare nuove strade, così che, da sempre, mi è spontaneo interpretare il mondo femminile con una donna coraggiosa, forte, ma allo stesso tempo una donna che sa essere seducente e affascinante.

Che cosa ti piace di questo lavoro?
Mi piace che sia soprattutto un lavoro di introspezione. Lo stilista deve trasmette agli altri un suo pensiero un suo sogno, e lo fa passando attraverso la scelta di un tessuto, di una forma, di un’immagine. Disegnare è molto più che mettere un’idea su carta. Richiede determinazione e sacrifici. Mi sono sempre spesa sino a notte fonda per cercare di liberare le mia creatività oltre i confini del giorno: la notte è come il lavoro dello stilista; vasta, lascia spazio a tutte le emozioni, viaggia di atmosfera in atmosfera, di sogno in sogno… e sa anche concedere quei brevi istanti in cui ogni artista recupera se stesso.

Un progetto realizzato a cui sei molto affezionata?
Il primo in assoluto, le tre uscite per la sfilata di diploma. È stato un percorso che mi ha regalato visibilità e soddisfazione e ha segnato l’inizio di tutto.

Parlami dei tuoi progetti per il futuro.
Per il futuro spero di collezionare esperienze in importanti brand di moda e trovare le risorse per lanciare le mie collezioni.

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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