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Stefano Mancini / Girocambiando

7 minuti 1251 parole

Ex informatico, ex produttore cinematografico, oggi a 52 anni si reinventa artigiano. Salvando cassette da frutta. Intervista a Stefano Mancini di Girocambiando

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Parola d’ordine? Cambiamento e riuso. Questi i concetti che guidano Stefano Mancini, milanese di 52 anni, ex informatico, ex produttore cinematografico e ora artigiano. Il cambiamento è al centro della sua attività, che punta al recupero di materiali e oggetti e a ridare loro nuova vita e nuovi scopi. Avreste mai pensato di poter riutilizzare le cassette della frutta, esattamente quelle che si trovano al mercato sotto casa? Girocambiando sì, le recupera e le trasforma in tavolini, sedie, comodini e altri oggetti d’arredamento.

Stefano, raccontaci, come nasce Girocambiando?
Tutto iniziò anni fa, quando mi capitava di attraversare un mercato cittadino al termine della sua attività. Gli ambulanti di vestiari e casalinghi se ne erano già andati, mentre quelli di frutta e verdura si accingevano a partire lasciando le cassette, ordinate e impilate per tipo, sia di legno che di plastica che di cartone, in belle colonne distinte tra loro. Peccato che da lì a poco i mezzi della nettezza urbana iniziassero a buttare tutto, indistintamente, nella stessa macchina tritarifiuti: legno, plastica, cartone, polistirolo, sacchi neri con prodotti marci. Tutto insieme! Vi sembrerà una frase fatta ma non credevo ai miei occhi! Ma com’è possibile che sia lo stesso Comune a non fare la raccolta differenziata?!

La spinta è stata quindi una sensibilità per il riciclo e la raccolta differenziata…
Sì, ho immaginato spesso quali cose si potessero fare con tutto quel materiale di scarto, neanche brutto. Girocambiando ha unito due grandi emozioni che si agitavano in me da anni: l’attenzione al rispetto dell’ambiente e il legno, materiale caldo e sempre vivo, che si può toccare a differenza del software, che mi permette di essere creativo a differenza dell’informatico, e che posso fare in autonomia a differenza del cinema.

In precedenza infatti hai lavorato come informatico e come produttore cinematografico. Due mestieri molto diversi tra loro e anche rispetto a quello di artigiano…
Mi sono diplomato in informatica nei primi anni ’80, quando anche solo il termine era oscuro ai più e non c’era alcuna difficoltà a trovare lavoro, che arrivava da solo, senza cercarlo. Dopo 25 anni da informatico, quando i giovani neolaureati hanno invaso il mondo del lavoro con le nuove tecnologie che esigevano per me continui aggiornamenti, ho deciso di dedicarmi al mio sogno nel cassetto: fare cinema. Insieme ad alcuni amici abbiamo fondato una casa di produzione e distribuzione cinematografica, la 50notturno, realizzando e auto distribuendo nelle sale italiane tre lungometraggi. Siamo diventati un caso nazionale per l’invenzione di prevendere i biglietti del cinema al fine di convincere gli esercenti a prendere i nostri film, riuscendo così a ritagliarci uno spazio tra le major. Siamo stati imitati da molti, sono stati scritti diversi articoli e tesi di laurea alla Bocconi di Milano sul nostro caso.

E dopo?
Poi la crisi ha reso tutto complicato ed è allora che ho dato vita a Girocambiando, a maggio 2012, che ora ha sede presso Made in Mage, l’open space dedicato a creativi, artigiani e designer nell’ex bulloneria della Falck a Sesto San Giovanni (Milano).

Come recuperi i materiali da riportare a nuova vita?
Ho acquistato un Apecar 50 usato, molto usato… Tre volte la settimana mi reco in tre mercati cittadini differenti, a Sesto San Giovanni, Monza e Milano, verso le 14, prima che arrivino i “mostri mangia tutto”, e diligentemente chiedo a ciascun ambulante: “Posso prendere qualche cassetta di legno?”, ee sistematicamente mi sento rispondere: “Prendi tutte quelle che vuoi”. E così scelgo quelle che più mi interessano, per esempio quelle dalle scritte più belle come “Miss dolcezza”, “Qualità garantita” o con il legno più interessante, più marcato nelle sue venature. Così carico l’Apecar e torno al mio laboratorio.
E così grazie alle tue mani conoscono nuovi usi e nuovi scopi…
Genericamente realizzo arredi e complementi di arredo, nello specifico ho costruito scatole di varie misure, dalle portacarte da gioco a scatole giganti; specchi; vassoi di vario tipo; librerie; tavoli e tavolini; sedie. Attualmente mi sto dedicando ai tavoli, mi piacciono molto e mi danno maggiori possibilità creative. Ho anche aperto ad altri materiali di recupero, per esempio utilizzo spesso anche legni di scarto dalle lavorazioni di strumenti musicali, un mancato violino diventa ornamento per un tavolo.

Come procedi nella lavorazione? Che tecniche usi?
La lavorazione delle cassette è tutta manuale: dopo averle recuperate tolgo le graffette che uniscono le stecche agli angolari, tutte e una a una. Separo gli angolari dalle stecche laterali, quelle più colorate da quello solo legno e così via. Poi affianco una stecca all’altra in verticale fino a formare un tappeto, vi pennello sopra la colla all’acqua e vi sovrappongo altre stecche in orizzontale e poi un altro strato in verticale e poi l’ultimo di nuovo orizzontale. Quest’ultimo sarà quello decorativo e quindi scelgo le stecche più colorate, più belle, più significative o espressive. Metto il tutto tra due assi di legno e stringo con dei morsetti per far incollare al meglio. Lascio riposare (come la pasta del pane) per tutta la notte. Il giorno dopo ho una tavola di legno spesso e resistente con tutte le stecche colorate sopra!

Come hai imparato l’attività manuale?
Sin da ragazzo avevo la passione per il legno, e via via negli anni mi sono costruito diverse cose: armadio, dispensa, madia, letti, culla per amici, oltre a cose più piccole e ornamentali. Già a 16 anni, terminata la scuola media, ho scoperto che l’istituto tecnico della mia città, l’Hensemberger di Monza, aveva la specializzazione in Xilotecnica, mi sono iscritto ma purtroppo non raggiunsero il numero sufficiente e chiusero definitivamente la specializzazione, mi sono iscritto allora a informatica, che allora suonava come il futuro…

Girocambiando attualmente è la tua attività principale o svolgi anche altri lavori?
Dopo un anno Girocambiando non è riuscita ancora ad essere la mia unica attività, purtroppo il periodo contingente non aiuta l’artigianato creativo. Quindi occasionalmente svolgo altre attività legate all’informatica (anche perché Stefano, oltre ad avere una compagnia, Marta, ha anche due bimbe piccole, Anita e Lucia, ndr.). Da giugno lavorerà con me Yuri Del Prete, ideatore del proprio marchio rYUse, ma insieme per Girocambiando svilupperemo nuove idee e progetti, magari con nuovi materiali da abbinare alle cassette.

In che modo di promuovi e ti fai conoscere?
Far parlare di sé, della propria attività, della propria idea. Credo che la lavorazione delle cassette della frutta e verdura come faccio io sia un’idea forte, perché non c’è nessun altro al mondo che la fa (o almeno così dice Google). Ho trovato molto interesse da parte dei media per l’originalità e altrettanto da parte della gente comune ma ho dovuto fare delle fiere, quelle grandi e costose, per farmi conoscere, e scrivere a tutti i media del settore design, arredamento, ecologia. Poi curo un sito e una pagina Facebook che aggiorno e promuovo anche a pagamento.

E il tuo cliente tipo qual è?
Il mio cliente tipo è una persona sensibile all’aspetto artistico e artigianale delle cose, che guarda e osserva un mio lavoro come si guarda un quadro, con attenzione, per scoprirne gli angoli più interessanti, per far viaggiare la mente attraverso l’Italia agricola. E’ certamente benestante perché, seppur non caro, devo farmi pagare il lavoro manuale, il tempo della scelta dei materiali da accostare. Sono tutti pezzi unici, che non si possono replicare esattamente, che hanno impiegato tempo per nascere, quasi quasi quando vendo un pezzo mi dispiace.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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