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Stefano Torregrossa / Onice

3 minuti 500 parole

Parte dalla filosofia e arriva ai caratteri mobili passando per il design. Intervista a Stefano Torregrossa di Onice Design

[Info: questa intervista è regalata da Lino’s Type, letterpress in Verona, per l’evento Post to Self di Venerdi 24 Maggio 2013 presso The Fab, Vicoletto Valle 2, Verona]

Dalla filosofia al design. Come si collegano nel tuo percorso?
Dal punto di vista prettamente funzionale, gli studi di filosofia donano estrema apertura mentale, capacità di pensare lateralmente rispetto ai problemi ed elevate proprietà di linguaggio: tutti elementi che hanno un grande peso nella comunicazione. Se aggiungi una passione sempre presente per la creatività (disegno e musica, anzitutto), gli ingredienti sono già tutti sul tavolo. Certo: rispetto a chi ha fatto studi più specifici dei miei mi sono dovuto fare un bel culo sul campo: ho studiato, ascoltato e imparato molto – e ovviamente non ho mai smesso di farlo.

Onice! (Oh nice!) Com’è nata la tua passione per la tipografia?
Credo che in un modo o nell’altro io sia sempre stato attirato dai bei caratteri, ancora prima di fare questo lavoro. Ho sempre curato molto la mia calligrafia, ho sempre commentato i caratteri quando li vedevo in uso su prodotti di comunicazione e da quando mi occupo di design questa passione è diventata una vera mania ai limiti dell’ossessione. Con un paradosso: sono molto meno attento alla parte visuale, alle immagini, perché forse arrivo a ritenerle persino secondarie rispetto alla tipografia.

A chi ti sei ispirato, insomma che origini ha la tua visione?
Non avendo studi specifici di design, non mi sono mai posto questa domanda. Credo che il mio stile si sia un po’ sviluppato sul campo, senza seguire consapevolmente una corrente o l’altra – il che può essere un bene, aiuta ad adattarsi ai diversi progetti con più facilità, senza per forza imporre il proprio stile. Negli anni mi sono accorto di preferire i caratteri all’immagine, gli oggetti vettoriali a quelli raster, pochi colori ben studiati piuttosto che molti e disordinati, i caratteri lineari ai graziati. Adoro il design pulito, moderno, ordinato e il meno “caciarone” possibile. Stai a vedere che mi ispiro alla scuola svizzera e non me ne ero mai accorto?

Consigli ai posteri? Il tuo motto!
Il mio motto è: se ti piace quello che fai, sei disposto anche a grandi sacrifici pur di continuare a farlo. Questo periodo storico non è certo facile: ci sono pochi soldi, pochi clienti intelligenti, e i freelance hanno l’acqua perennemente alla gola. Ma si può tenere duro, con fatica. Se invece si smette di amare il proprio lavoro, beh, si possono anche guadagnare un sacco di soldi: ma non varrebbe comunque più la pena.

Cosa ti aspetti dal workshop di Venerdì in The Fab?
Dal workshop di venerdì mi aspetto di sporcarmi le mani. Passiamo la vita a leggere sui libri come funzionavano le letterpress e, per giunta, gran parte del lavoro oggi è digitale. Stiamo perdendo in qualche modo una certa dimensione artigianale e manuale, che invece devono essere fondamento e ispirazione continue per chi si occupa di design.

Ginevra Gadioli

Intervista a cura di Ginevra Gadioli

Laureata nel freddo Est Europa (Estonia) in scienze politiche e sociali, ama tutto ciò è umanamente pensabile e percepito. Cerca di essere stupita ogni giorno tramite qualche cosa d'inusuale, come l'eccezione di una vita rocambolescamente normale.

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