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Super Duper Hats

3 minuti 542 parole

Certo il fiuto, ma anche un po’ di incoscienza. Creare cappelli artigianali a Firenze e venderli in tutto il mondo. Intervista ai ragazzi di Super Duper Hats

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Abbiamo incontrato Veronica e Ilaria Cornacchini e Matteo Gioli (29, 31 e 27 anni rispettivamente), i giovanissimi ideatori del marchio Super Duper Hats, artigiani e designer che recuperano la tradizione dei cappellai fiorentini proponendo quello che definiscono “cappello a chilometro zero” . Un progetto professionale decisamente originale, ad alto tasso creativo e che che li ha visti tra i vincitori del concorso Who Is On Next, lo scorso giugno.

Come nasce Super Duper Hats?
Nasce semplicemente dalla curiosità personale, dalla passione che abbiamo da sempre per i cappelli, e da una forma di legno che serve per realizzare copricapi che un giorno, tre anni fa, abbiamo trovato per caso in un mercatino. Da qui, per hobby, abbiamo iniziato a informarci su come si realizzano i cappelli e siamo arrivati a ideare un brand e delle collezioni nostre.

Concretamente come avete imparato a realizzare cappelli?
Informandoci, procurandoci libri sull’arte del fare i cappelli, tra cui quello di un’anziana modista che vive a Firenze. Quindi abbiamo bussato alle botteghe di artigiani fiorentini che ci hanno dato consigli importanti e tramandato il loro sapere concreto.

Attualmente cucite tutto a mano da soli?
All’inizio, per le prime due collezioni, cucivano tutto a mano in autonomia. Ora che fortunatamente le richieste sono aumentate non riusciamo più a produrli tutti fisicamente noi: così ci occupiamo dell’ideazione, del disegno, della prototipazione e dei pezzi su misura, oltre alla ricerca dei materiali e alla spedizione delle scatole ai clienti. Mentre per la realizzazione manuale coinvolgiamo un laboratorio artigiano fiorentino. Per questo il nostro lo chiamiamo “cappello a chilometro zero”, perché facciamo tutto qui in zona.

Quanti pezzi riuscite a produrre all’anno?
Di anno in anno riusciamo a raddoppiare la nostra produzione, e i nostri cappelli sono apprezzati soprattutto all’estero.

Dove esportate maggiormente?
Moltissimo in Giappone ma anche negli Stati Uniti, in Cina, Corea, Francia, Germania. Naturalmente vendiamo anche in Italia anche se non ancora in molti punti vendita.

Quali materiali usate principalmente e quanto costano i vostri cappelli?
Per noi la qualità è fondamentale e crediamo che sia ciò che fa la differenza. Per le collezioni invernali usiamo solo feltri di pelo, lapin o castoro, mentre per i berretti spaziamo fino alla pelle e ai tessuti. Per le collezioni estive adoperiamo vari tipi di paglie, e usiamo materiali nuovi e pvc ad esempio per le visiere. I costi vanno dai 150 ai 180 euro, dipende dal materiale e dalla stagione.

Siete sostanzialmente autodidatti. Quanto avete speso per avviare la vostra attività?
Non avevamo un progetto, è sorto tutto casualmente, un po’ senza pensarci, senza strategia ma per curiosità e passione. Abbiamo avviato i lavori con 4000 euro, senza sostegno delle famiglie, che non sono artigiane, ma semplicemente per assecondare la nostra inclinazione.

Di sicuro avete avuto fiuto…
Fiuto? Pensiamo che oggi un pizzico di incoscienza serva, incrociando le dita. Oggi c’è tanto pessimismo nell’aria, tutti sono scoraggiati dall’ombra nera della crisi e pare che tutto debba andare male. Se inizi a pianificare un progetto, sembra che esistano solo difficoltà. Noi invece abbiamo avuto l’incoscienza di iniziare senza pensare alle difficoltà, e siamo andati avanti.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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