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Tamano Nagashima

3 minuti 521 parole

Una passione scoperta un po’ per caso dall’incontro con un professionista d’eccezione. La storia di Tamano Nagashima e della sua piccola boutique di scarpe. Entra in contatto con Tamano

Parole: 529 | Tempo di Lettura: 2 minuti e mezzo

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In Giappone era assistente stilista. Con una passione per le scarpe: un contatto (favorito dal suo capo francese) le permette di incontrare, al suo arrivo a Parigi, Maurice Arnous, calzolaio centenario, che le insegnerà i segreti del mestiere.
In questa piccola boutique nascosta nel passaggio Molière, a due passi dal centro Pompidou, Tamano prosegue oggi l’avventura. 40 anni, le dita veloci, ancora si sorprende di come sono andate le cose.

Tamano, quanti anni avevi?

Ventotto. È da allora che ho iniziato la mia carriera di creatrice di scarpe : era il 2002. In Giappone ero assistente per capi di abbigliamento, non avevo mai pensato di fare altro. Poi, quando sono arrivata in Francia, ho avuto la fortuna di conoscere il signor Arnous : mi ha preso a bottega, insegnato le regole del mestiere, e alla fine ha deciso di lasciarmi fisicamente questo piccolo negozio, che porto avanti dal 2008. Sono molto felice del lavoro che faccio.

Riesci a viverci?

Abbastanza, sì. Rimane un lavoro di nicchia e portarlo avanti tutti i giorni è difficile, ma il passage è in una posizione utile. È un’arma a doppio taglio, a dirla tutta: se non ci passi non saprai mai che esisto, e chi mi trova lo fa un po’ per caso, ma la sorpresa aumenta il valore delle mie produzioni.
E poi, ho voglia di fare scarpe per tutti, che non siano fuori prezzo : la lavorazione ha un suo costo, certo, posso salire fino a 250-300 euro. Ma vorrei restassero prodotti accessibili.

Quanto tempo serve per realizzare una scarpa?

Dipende dal materiale, e nel mio caso dalla disponibilità di forme in negozio: non ne ho molte, quindi il cliente deve aspettare che io abbia terminato il paio precedente per sfruttare la forma per il suo capo. Per fare una media, servono circa 3 settimane di lavorazione.
Lavoro spesso intrecciando tessuti che sarebbero destinati ad altre funzioni, come la passamaneria, utilizzata di solito per rifinire i capi e da me sfruttata come materiale di base. Piace molto, soprattutto in estate, sui sandali femminili. Per il cuoio, mi rifornisco nella maggior parte in Italia.

Quanto ti senti imprenditrice e quanto credi che il tuo lavoro di oggi sia stato un caso?

(Sorride). Credo sia stato una fortuna. Senza l’incontro con il signor Maurice farei probabilmente tutt’altro. Per me è davvero importante proporre scarpe accessibili, sul prezzo non contabilizzo le ore di lavoro che trascorro per realizzare il prodotto finale: non credo di essere l’esempio di un’imprenditrice, non mi sento così.
Mi piace però organizzare degli atelier di taglio e piccole lavorazioni per i bambini. Si divertono moltissimo, e in qualche modo passa il messaggio della voglia di fare, com’è successo a me al mio arrivo.
Ho partecipato a un salone di confezionamento di espadrillas, è stato divertente. Non potrei farlo per le scarpe: come per i miei clienti qui, non sarei in grado di rispondere ad un centinaio di ordini per mancanza di manodopera. È una piccola produzione, mi piace così.

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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