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53. Tecnificio

4 minuti 768 parole

Dalle cuciture fatte con ago e filo, alla gestione di stampanti 3D, macchine per il taglio laser e pantografi a controllo numerico. Tradizione e tecnologia: Tecnificio.

TECNIFICIO. La scelta del vostro nome è portavoce del vostro modus operandi. Cosa fa Tecnificio?
Per fare quello che avevamo in mente non esisteva un nome preciso. Quindi abbiamo creato un neologismo che rappresentasse il non-luogo ideale (poliedrico) dove poter esprimere le nostre passioni. Oggi ci proponiamo come maker facility: una realtà multidisciplinare dove si coltivano progetti auto-prodotti e sperimentali, dalle piccole serie alle identità visive, anche attraverso collaborazioni speciali con protagonisti del mondo maker e artigiano. Offriamo anche, su richiesta, l’utilizzo di alcune macchine per la micro-produzione di propri oggetti: una stampante 3D, un laser e una fresa a controllo numerico.

Analogico e digitale quindi sono due termini chiave di Tecnificio. Come macchine e “cultura del saper fare” riescono a collaborare all’interno di Tecnificio?
Quando affrontiamo un nuovo progetto, cerchiamo sempre di coniugare questi due aspetti. A differenza di quanto possa sembrare, sono due realtà perfettamente complementari. Per noi progettare significa in primo luogo sperimentare. Stampare, avvitare, tagliare, incidere, scartavetrare, rifilare, montare o smontare sono tutte azioni che vanno di pari passo con il lavoro di preparazione e correzione dei file. La nostra formazione è ibrida: a partire da studi classici e artistici, ci siamo specializzati in Design al Politecnico di Milano. Attraverso varie esperienze, siamo passati dallo sviluppo prodotto alla grafica e all’illustrazione, fino all’auto-produzione. Con Tecnificio abbiamo creato le condizioni per fare convivere le mani, analogiche, con il pensiero digitale.

Tecnificio fa parte del progetto “Analogico/Digitale”, che vede la stretta collaborazione tra designer e artigiani. Quanto è importante questo tipo di contaminazione tra saper fare accademico e saper fare manuale?
Il progetto “Analogico/Digitale” voleva prima di tutto raccontare sette storie. Di lavoro, di vita e di scambio di conoscenze tra professioni diverse solo in apparenza. Avevamo di fronte un sistema di vasi comunicanti, in cui si miscelavano il saper fare artigiano e lo spessore concettuale di alcuni designer affermati. Insieme ai curatori Stefano Maffei e Stefano Micelli, nella cornice della galleria Subalterno1, abbiamo creato il contenitore in cui mixare questi ingredienti e legarli tra loro con un po’ di saper fare digitale, proprio grazie all’apporto di Tecnificio. E’ stato un progetto totale, decisivo, che ci ha dato moltissimo.

Il futuro è artigiano. Lo scrive Stefano Micelli nel suo libro “Futuro Artigiano”. Molte realtà artigianali lamentano tuttavia un disinteresse verso la loro attività sia da parte delle istituzioni sia da parte dei giovani. L’Italia non si è ancora resa conto che la carta che la differenzia dalle altre economie è proprio il bagaglio culturale legato al lavoro artigiano?
Il futuro è anche nelle mani di chi lo sa immaginare prima degli altri. E l’Italia, pur avendo strumenti analogici di altissima qualità, in molti casi ha perso la capacità di raccontarsi in modo fresco e contemporaneo. Sussiste una scarsa propensione alla comunicazione, e spesso si sottovaluta l’importanza di creare una storia intorno al proprio lavoro quotidiano. Senza nuovi stimoli, una storia artigiana lunga generazioni rischia di spegnersi. La sfida è aperta, e, nel nostro piccolo, vogliamo provare a dare delle risposte.

Tecnificio è uno spazio aperto alla sperimentazione e alla progettazione. Come è possibile entrare in contatto con Tecnificio per lo sviluppo di un progetto?
Naturalmente il primo luogo d’incontro è la rete. Tuttavia la nostra partecipazione a eventi e fiere-mercato è stata determinante per approfondire direttamente con le persone i temi della fabbricazione additiva e del progetto specifico su misura. Ad oggi la stampa 3D sta vivendo un picco di espansione e, grazie ai costi contenuti, è molto stimolante soprattutto per i giovani progettisti, da cui riceviamo richieste non solo di semplice produzione ma soprattutto di assistenza nella fase di ‘costruzione’ dei file. La tecnologia laser invece è più trasversale: possiamo infatti soddisfare necessità produttive di maggiore portata. Attualmente stiamo ampliando la nostra rete di collaboratori per creare un’offerta ampia e flessibile, che permetta di creare una sinergia tra le nuove tecnologie senza dimenticare un approccio umanistico ai prodotti e alle interazioni umane.

Dove troviamo Tecnificio durante il Salone del Mobile 2013? Quali sono i progetti in cantiere in questo momento?
Sicuramente ci troverete in Cascina Cuccagna, insieme a ReMida Varese e agli amici di Altrementi, per dare nuova vita agli scarti industriali grazie alla stampa 3D, all’interno di un’istallazione interattiva. Inoltre, proprio in questi giorni, stiamo ultimando i preparativi per il lancio di una nuova stampante 3D disegnata e prodotta in collaborazione con il team Kentstrapper di Firenze.

(Tecnificio è Patrizia Bolzan e Marcello Pirovano. La prima foto è di Federico Villa. La foto dell’appendino e dei diamanti sono di Yanai Menachem)

Lucrezia Pascale

Intervista a cura di Lucrezia Pascale

Vive di contaminazioni o almeno ci prova il più possibile. Laureata in Disegno Industriale cerca la sua strada come freelance occupandosi di progettazione, grafica e packaging dei suoi prodotti. Ha due passioni: la fotografia e la maglieria

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