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Tempochefù

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Una bottega in cui riprendono vita i giochi di una volta. Un’intera famiglia per la creatività e l’artigianato. Intervista a Rossana Riva

Parole: 616 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Dalla trottola allo shangai, passando per i trampoli di latta e la dama cinese. Tutti giochi di un tempo, anzi del TempoCheFù. Si tratta dell’attività ideata da una famiglia milanese, che dal 1970 si occupa di giocattoli. Ci siamo fatti raccontare da una di loro, Rossana Riva, programmatrice informatica di 38 anni, in cosa consiste la loro attività che profuma moltissimo di artigianato.

Rossana, come nasce Tempohefù?
Dal 1970 la mia famiglia ha un negozio dedicato ai giocattoli e al modellismo nel quartiere Affori di Milano. Da sempre il negozio ha un occhio di riguardo per i giochi classici, e ancor di più per quelli prodotti artigianalmente. Tuttora, dopo oltre 40 anni, la bottega è seguita dai miei genitori, Luigi e Cesarina, che sono giovani 80enni. Li affianca mio fratello, un ottimo modellista e artigiano, e insieme ideiamo e costruiamo giochi tradizionali, con una nostra linea dedicata.

Come mai quest’idea?
L’idea di creare una nostra linea di giochi tradizionali nasce lo scorso anno, nel 2013, proprio nel giorno della festa della donna. Trovandomi al parco con mia figlia, ho deciso di insegnarle a giocare alla campana e da lì mi sono tornati in mente tutti i giochi di un tempo: quando a scuola si giocava all’impiccato, in cortile si saltava con l’elastico, le sfide con lo zio a tris… E così mi sono detta: perché non riproporli?.

Come seguite la costruzione dei giocattoli?
Avendo una sorella che ha una falegnameria, un fratello artigiano e un papà custode di giochi di un tempo, sono nati i primi set Tempochefù. Facciamo tutto noi: lavoriamo il legno, scriviamo le istruzioni, le stampiamo su carta ecologica nel nostro laboratorio, confezioniamo i giochi in belle scatole di cartone. Io mi occupo dell’ideazione dei set, della preparazione delle istruzioni e seguo il sito internet.

Quali sono i giochi più richiesti?
Il classico solitario è stato in questi mesi il gioco più venduto, il gioco dell’impiccato è quello che ha riscosso più apprezzamenti per l’originalità e ai bambini è piaciuta molto l’idea del telefono con i barattoli e il geopiano.

Vi occupate anche di eventi: di che tipo?
Certo, questa è la parte più bella. Organizziamo dei pomeriggi dove si gioca come si faceva un tempo: tiro alla fune, corsa con i sacchi, gara di aeroplanini di carta, pista delle biglie, ed è stupendo vedere come i bimbi siano entusiasti di questo modo di giocare.

Come pensate di sviluppare nel tempo questa attività e la vostra linea di giocattoli artigianali?
Al momento si tratta di una piccola integrazione al nostro negozio di famiglia. Pian piano sto cercando di investire in questo progetto e spero che cresca nel tempo e – perché no? – un domani mi piacerebbe vivere di questo. Insieme alle mie nipoti adesso stiamo pensando di creare anche una piccola società di eventi dove portare avanti l’organizzazione di queste feste dedicate ai giochi di un tempo, per adesso abbiamo il nome e un campionario di belle proposte che speriamo di poter proporre nei prossimi mesi. Questa linea si chiamerà “CheFestaCheFù”.

Cosa rappresenta per te e per voi il vostro mestiere?
Sono nata e cresciuta in un negozio di giocattoli, i giochi sono stati il mio passato, sono il mio presente e spero siano il mio futuro. Mio padre all’età di 40 anni ha lasciato il suo lavoro di direttore di azienda di parquet per seguire la passione del modellismo. Io vorrei emularlo e lasciare il mio lavoro in ufficio quanto prima per dedicarmi con tutte le mie forze ai giochi Tempochefù.

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  • Elisa di Battista

    Intervista a cura di Elisa di Battista

    Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista